Vicenda Mabetex-Mercata: denunciati due magistrati ginevrini
Pavel Borodin ha sporto denuncia penale contro due magistrati ginevrini: il procuratore generale Bernard Bertossa e il giudice istruttore Daniel Devaud. L'ex intendente del Cremlino li accusa di violazione del segreto istruttorio e rivelazioni ai media.
Pubblicata mercoledì dalla stampa russa, la notizia è stata confermata dal procuratore generale ginevrino Bernard Bertossa, il quale si è però rifiutato di commentare la strategia di Borodin. «Questo tipo di azione ha precisamente l’obiettivo di farci reagire», ha osservato Bertossa. «L’unica cosa che posso dire è che tutto ciò non è molto serio».
Nell’ambito delle vicende che vede coinvolte le società luganesi Mabetex e Mercata, la giustizia ginevrina ha spiccato un mandato internazionale di comparizione nei confronti di Borodin, sospettato di riciclaggio di denaro.
L’ex capo del servizio presidenziale del Cremlino e collaboratore personale dell’allora presidente russo Boris Ieltsin è attualmente segretario esecutivo dell’Unione Russia-Bielorussia.
La vicenda giudiziaria Mercata Mabetex rientra nell’ambito del cosiddetto Russiagate. Il giudice istruttore ginevrino, Daniel Devaud ha individuato le tracce e i beneficiari degli oltre 62 milioni di dollari di tangenti riciclate dalla società ticinese Mercata. Al centro delle transazioni gli appalti per i lavori di restauro del Cremlino
Nella richiesta di rogatoria inviata il 10 luglio scorso alla Procura generale russa, il giudice Devaud ha rivelato i nomi delle persone che avrebbero incassato le tangenti versate dalla Mercata di Lugano: 25,6 milioni di dollari per l’ex-capo dell’Amministazione presidenziale del Cremlino Pavel Borodin e la sua famiglia, 11 milioni per l’imprenditore Victor Bondarenko e sua moglie, 7 milioni per il finanziere Vitali Machitsky. Altri 11 milioni sarebbero finiti nuovamente nelle tasche di Victor Stolpovskikh, il proprietario della Mercata.
È dal 27 aprile del 1999 che il giudice Devaud sta indagando sulle transazioni finanziarie svolte dalla Mercata. La società di Lugano avrebbe versato le tangenti per ottenere gli appalti dei lavori di ristrutturazione del Cremlino e della Corte dei conti a Mosca.
Nella sua rogatoria Devaud descrive in 12 pagine il tortuoso cammino percorso da questi fondi. Al centro delle operazioni figura la società Lightstar, controllata da Victor Stolpovskikh e la cui sede si trova sull’isola di Man. Grazie ai legami intrecciati in Russia, la Lightstar avrebbe procurato alla Mercata i contratti di appalto. In cambio, quest’ultima avrebbe versato alla Lightstar una parte delle somme riscosse per i lavori di ristrutturazione.
Complessivamente, tra i 1997 e il 1998, Mercata avrebbe versato 62,5 milioni di dollari su un conto della Lightstar presso la Midlandbank sull’isola di Man. In seguito questa somma sarebbe stata distrubuita a diverse aziende situate a Cipro, Bahamas, Liechtenstein, Panama o sulle Isole Vergini. Società che fanno capo a vari alti funzionari dell’Amministrazione presidenziale russa.
Una buona parte di queste transazioni sarebbero state compiute attraverso banche svizzere, tra cui la ex SBS e la banca Camondo a Ginevra, la banca del Gottardo e la banca Adams a Lugano, nonché l’UBS a Zurigo. La United Overseas Bank di Nassau e la banca Hofmann a Guernsey avrebbero inoltre partecipato alle operazioni.
L’inchiesta sul riciclaggio dei fondi e la collaborazione ad un’organizzazione criminale concerne almeno 14 persone, tra cui due gestori di patrimoni domiciliati in Svizzera e un avvocato di Ginevra. Queste persone, che negano di aver commesso qualsiasi irregolarità, sono sospettate di aver partecipato, utilizzando la piazza finanziaria svizzera, alle operazioni destinate a mascherare l’origine dei fondi.
swissinfo e agenzie
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