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Crisi in Yemen "Una popolazione sta morendo di fame e non facciamo nulla"

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Nonostante una situazione che descrive come catastrofica, Elham Manea ritiene ancora possibile una soluzione nel conflitto che insanguina il suo paese, attraverso negoziati a livello locale e regionale. La politologa svizzera di origine yemenita invita la Confederazione a svolgere un ruolo di mediazione, in occasione della conferenza dei paesi donatori che ha luogo martedì a Ginevra. 

swissinfo.ch: Qual è la situazione sul terreno della popolazione yemenita? 

L'ONU cerca 2,1 miliardi di dollari 

La Conferenza dei donatori per lo Yemen, in programma il 25 aprile a Ginevra, è organizzata congiuntamente da Svizzera e Svezia. I due paesi hanno risposto a una richiesta del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Alla conferenza prendono parte il ministro degli esteri svizzero Didier Burkhalter e il suo omologo svedese, così come i rappresentanti di decine di altri Stati e organizzazioni non governative. 

L'ONU ha chiesto 2,1 miliardi in aiuti internazionali per far fronte ai bisogni umanitari più urgenti nel 2017. Poco prima dell'inizio della conferenza, erano stati garantiti 313 milioni. La Svizzera ha aumentato da 9 a 14 milioni di franchi all’anno gli aiuti finanziari versati nel prossimo quadriennio allo Yemen. 

Nel 2014, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione ha chiuso il suo ufficio nello Yemen per motivi di sicurezza. La Confederazione continua a sostenere le attività umanitarie dall'esterno, in particolare attraverso il Comitato Internazionale della Croce Rossa.

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Elham Manea: Ogni dieci minuti, un bambino yemenita al di sotto dei cinque anni perde la vita in seguito a malnutrizione. Stiamo letteralmente guardando una popolazione che muore di fame, senza fare nulla. 

Tutti soffrono ma, come al solito, sono le donne e i bambini ad essere più colpiti dalla crisi. Le donne sono vittime di violenze sessuali, utilizzate come arma di guerra. Questa è una delle peggiori crisi umanitarie del mondo, come lo costatano le stesse Nazioni Unite e l'Unione Europea. La situazione è catastrofica, la comunità internazionale ne ha finalmente preso coscienza. 

swissinfo.ch: Vi è una speranza di pace? 

E.M:. Penso che la situazione non sia senza speranza. Tuttavia, dobbiamo agire su due livelli, regionale e locale, per trovare una soluzione. A livello regionale, bisogna spingere l'Arabia Saudita e l'Iran a sedersi al tavolo delle trattative, perché non c'è via d'uscita senza il sostegno di queste due potenze. 

Tuttavia, è importante capire che il conflitto non è stato causato da questi due paesi. Abbiamo problemi locali con attori locali che si affrontano e che dovrebbero a loro volta dare inizio a dei negoziati. 

Questi due livelli di conflitto rendono difficile raggiungere una soluzione senza pressione internazionale. Se si interviene solo a livello regionale, il conflitto proseguirà. 

swissinfo.ch: Che cosa si aspetta dalla comunità internazionale, in particolare da parte della Svizzera?

E.M:. La Svizzera si trova in una posizione eccezionale, dato che viene considerata affidabile da tutte le parti in conflitto. Ha quindi un ruolo diplomatico fondamentale da giocare quale mediatore. Mi aspetto anche che la comunità internazionale faccia pressione sui belligeranti per trovare una soluzione destinata a porre fine al conflitto. 

Inoltre, mi auguro che gli attori internazionali non distolgano lo sguardo di fronte a questa popolazione che sta morendo di fame. Devono rispondere al grido di allarme delle organizzazioni umanitarie, che sollecitano un’azione.

60% della popolazione minacciata 

Nel 2015, una coalizione guidata dall’Arabia Saudita è intervenuta militarmente contro ribelli sciiti Houthi, sostenuti a loro volta dall'Iran. 

Dopo due anni di guerra, l'ONU fornisce un quadro catastrofico: 7’500 persone sono state uccise, 40’000 ferite e vi sono tre milioni di sfollati. 

Inoltre 19 milioni di persone, ossia il 60% della popolazione, vivono in una situazione d’insicurezza alimentare, tra cui tre milioni di donne e bambini che soffrono di malnutrizione acuta.

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Traduzione di Armando Mombelli

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