Niente oro nero per la Banca nazionale svizzera

La Banca nazionale svizzera investe nelle compagnie petrolifere più grandi del pianeta, tra cui la statunitense ExxonMobil. Keystone / Matt Slocum
Questo contenuto è stato pubblicato il 15 gennaio 2020 - 12:08

Gli attivisti per il clima hanno vinto un primo set contro gli istituti finanziari che investono nelle energie fossili. Tra gli avversari degli ecologisti non ci sono solo le banche private quali il Credit Suisse, ma anche la Banca nazionale svizzera.

La Banca nazionale svizzera (BNS) ha accumulato riserve valutarie per oltre 800 miliardi di franchi ed è oggi tra i principali investitori istituzionali del mondo. L'istituto di emissione contribuisce al benessere del Paese alpino e dei suoi abitanti grazie non solo alla sua politica monetaria, ma anche ai suoi utili miliardari, di cui una parte viene riversata ogni anno a Confederazione e Cantoni. Non tutti però condividono il modo in cui l'istituto centrale genera benefici.

Oltre 100'000 persone in Svizzera hanno ad esempio sottoscritto un'iniziativa popolare che vuole vietare alla BNS, e alle casse pensioni, di investire in aziende che producono materiale bellico. Per gli attivisti per il clima, è invece la sua partecipazione al mercato delle energie fossili a essere problematica. Il settimanale economico Handelszeitung rammenta che la BNS investe nelle compagnie petrolifere più grandi del pianeta. Soltanto nella statunitense ExxonMobil ha investito oltre un miliardo di franchi.

La BNS è in un qualche modo "responsabile dei danni causati dal riscaldamento globale", sostiene l'Alleanza Clima Svizzera. Da uno studio pubblicato nel 2018 risulta che le emissioni generate dagli investimenti in azioni della BNS superano quelle prodotte annualmente dalla Svizzera.

Contenuto esterno


"La politica climatica non è compito nostro"

La priorità della BNS è di garantire la stabilità dei prezzi e "la politica climatica non è tra i nostri compiti", reagisce Andréa Maechler, membro della direzione della BNS, intervistata dalla Televisione svizzera di lingua tedesca SRF. Ex presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB), anche Patrick Odier sostiene che la BNS non ha la missione di dare l'esempio in materia di sostenibilità.

Odier rammenta che la BNS ha aderito lo scorso anno al Network for Greening the Finance Sector, una rete di banche centrali e autorità di vigilanza per la promozione della sostenibilità ambientale della finanza e il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima. Ma come precisa un portavoce della BNS, l'adesione ha lo scopo di facilitare lo scambio di esperienze tra banche centrali e non implica alcun cambiamento nella politica di investimento.

Un'inversione di rotta che gli attivisti per il clima e i politici ecologisti nel parlamento federale intendono invece assolutamente ottenere.


Lista nera per le banche 'sporche'

"Le emissioni dirette e indirette di gas a effetto serra della piazza finanziaria svizzera devono essere ridotte a zero entro il 2030. I finanziamenti, gli investimenti e le attività assicurative che concernono le energie fossili vanno interrotti", chiede il movimento degli scioperanti per il clima (Climatestrike). Gli istituti finanziari che non adempieranno questa richiesta saranno inseriti in una lista nera.

Nella loro battaglia contro i giganti della finanza che investono nell'oro nero, gli attivisti hanno ottenuto questa settimana una prima significativa vittoria. Lunedì, un tribunale ha assolto le dodici persone che nel 2018 avevano occupato una filiale di Credit Suisse a Losanna. Gli attivisti avevano inscenato una partita a tennis per denunciare il fatto che la banca approfitta dell'immagine di Roger Federer, di cui è uno dei principali sponsor, ma al contempo investe in aziende che danneggiano il clima.

Disinvestire dal petrolio? Uno sbaglio

Anche secondo Jörg Gasser, direttore dell'ASB, a lungo termine le banche non dovrebbero più finanziare le aziende che emettono molto CO2. In un'intervista a nau.ch, avverte però che una svolta improvvisa non è realistica, in quanto avrebbe conseguenze negative sull'insieme dell'economia.

Da parte sua, Jean-Pierre Danthine, ex vicepresidente della BNS, indica alla Radio svizzera di lingua francese RTS che il settore bancario sta portando avanti una "conversione incredibile" verso degli investimenti verdi. Ritirare gli investimenti dalle azioni petrolifere è uno sbaglio, afferma, sostenendo che è più efficace rimanere proprietari di un'azienda petrolifera e intervenire nelle assemblee generali per chiedere, ad esempio, di non sfruttare nuovi pozzi o miniere di carbone.

Una strategia seguita da un gruppo di azionisti della banca inglese Barclays, che come riferisce il quotidiano romando Le Temps ha presentato una risoluzione che chiede all'istituto di rinunciare a finanziare le aziende energetiche che non rispettano l'Accordo di Parigi.

Ecologisti affinano le armi in parlamento

Dai locali di Credit Suisse a Losanna, la lotta contro le banche accusate di intensificare il riscaldamento globale si è spostata nelle sale del parlamento.

Quattro nuovi deputati ecologisti alla Camera del popolo hanno depositato dei postulati in favore di una finanza sostenibile. Adèle Thorens Goumaz, esponente dei Verdi alla Camera dei Cantoni, ci comunica che presenterà a breve due altri postulati, in cui si fa riferimento specifico agli investimenti della BNS.

Poco più di un anno fa, il parlamento aveva respinto un'iniziativa parlamentare di Thorens Goumaz che chiedeva alla BNS di agire non solo in nome degli interessi economici della Svizzera, ma pure dello sviluppo sostenibile. Anche il governo è dell'avviso che non sia opportuno adeguare le basi legali della politica degli investimenti della BNS agli obiettivi di politica climatica dell'Accordo di Parigi.


Illegale investire nelle energie fossili?

La legge attuale prevede implicitamente che gli operatori dei mercati finanziari debbano considerare i pericoli legati ai cambiamenti climatici. I fornitori di servizi finanziari hanno l'obbligo di vagliare tali minacce nell'ambito del chiarimento dei rischi e dell'informazione ai clienti. Non sono però forzati a includere gli effetti delle decisioni sull'ambiente nel loro processo d'investimento. È la conclusione a cui giunge una perizia legale commissionata dalla Confederazione e pubblicata sul sito dell'Ufficio federale dell'ambiente (Ufam).

Basandosi sul documento, l'Alleanza Clima Svizzera sostiene che gli investimenti nell'economia fossile sono illegali. Ciò non è però corretto, sostiene l'Ufam, precisando che il fatto che gli operatori debbano tener conto dei rischi non significa che non debbano correrne del tutto.

La situazione potrebbe però cambiare. Il governo svizzero ha incaricato l'amministrazione di esaminare la necessità di adottare misure regolatorie in materia di trasparenza e di analisi dei rischi. In primavera verrà presentato un nuovo rapporto con alcune proposte.

Fonte: ATS

End of insertion


Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo