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“La produzione vinicola è l’opposto di una produzione industriale”

Alexandra Post Quillet, presidente del consiglio di amministrazione di Schenk holding. François Wavre

Schenk holding, primo gruppo vinicolo in Svizzera, ha intenzione di disfarsi della sua immagine industriale puntando su un approccio più sostenibile. Alexandra Post Quillet, prima donna alla guida del gruppo, è incaricata di portare a buon fine la missione. Intervista.

Dallo scorso anno, alla presidenza del consiglio di amministrazione del gruppo Schenk c’è Alexandra Post Quillet. È la prima volta che questa società internazionale con 650 dipendenti, fondata 130 anni fa e specializzata nel vino, è guidata da una donna.

Nella sua lunga storia, l’impresa famigliare con sede a Rolle, nel Canton Vaud, è uscita diverse volte dai sentieri battuti. Per esempio, creando una struttura paneuropea con 44 tenute e 3’500 ettari viticoli in Svizzera, Italia, Francia e Spagna. Incontriamo Post Quillet al Château Châtagneréaz, una delle sue tenute preferite.

Dopo un master in gestione aziendale all’Università di Losanna, Alexandra Post Quillet ha ricoperto numerose cariche dirigenziali in Europa e in Asia, inizialmente per Nestlé poi per Unilever.

Nel 2005, di ritorno in Svizzera, ha fondato una società di consulenza in strategie di marketing. Dal 2013, è entrata nei consigli di amministrazione di diverse imprese, per esempio le Ferrovie federali svizzere FFS, Emmi, HUG e Schenk Holding (gruppo Schenk). Dal giugno 2022, è presidente del consiglio di amministrazione di quest’ultima.

SWI swissinfo.ch: Cosa la affascina nel mondo del vino?

Alexandra Post Quillet: Le belle storie, la passione delle persone per il mestiere e la loro umiltà davanti alla natura.

Qual è il suo vino preferito?

Ne ho molti! Ma se dovessi sceglierne uno solo, sarebbe il chasselas de garde del Château Châtagneréaz, prodotto qui a Mont-sur-Rolle.

Cosa è cambiato tra il vino che si beve oggi e quello che si beveva cent’anni fa?

Ai giorni nostri, c’è molta più diversità: penso in particolare ai rosé, al bio o ai vini a basso tenore alcolico. Per quel che riguarda la vinificazione, dopo un periodo più “interventista”, i processi più naturali – come cent’anni fa – stanno ritornando in auge.

Moltissimi vini svizzeri sono d’eccellente qualità ma, a causa delle ridotte dimensioni delle tenute, sono poco conosciuti al di fuori della Svizzera. Come rimediare?

In effetti, si tratta di una sfida. In più, la maggior parte della produzione vinicola svizzera è consumata localmente e non resta un granché per l’esportazione. Naturalmente noi, in quanto azienda di origine svizzera, sosteniamo la promozione dei vini elvetici; per esempio, abbiamo selezionato qualche perla, come i vini della tenuta del Mont d’Or, e le facciamo risplendere all’estero, nei saloni o presso gli incontri di critica enologica.

Inoltre, produciamo anche in Italia e Spagna, dove le tenute sono molto più grandi. Abbiamo appena acquisito cento ettari di coltivazioni biologiche in Puglia; questo ci permetterà di garantire l’approvvigionamento per il nostro marchio Masso Antico. Le nostre acquisizioni sono mirate e hanno lo scopo di rafforzare la nostra posizione principalmente nel settore dei vini bio, rosé e bollicine.

“La maggior parte della produzione vinicola svizzera è consumata localmente e non resta un granché per l’esportazione.”

Quali sono i traguardi a cui punta il gruppo Schenk?

L’obiettivo principale è il mantenimento della nostra capacità di autofinanziamento, una condizione fondamentale per assicurare la nostra indipendenza. Di conseguenza, il nostro livello di debito deve restare in proporzioni ragionevoli.

Il nostro gruppo vuole anche valorizzare la filiera vinicola, impegnandosi a favore della sostenibilità. È per questo che abbiamo deciso di costruire a Rolle una cantina eco-responsabile, priva di qualsiasi energia di origine fossile.

Sostenibilità vuol dire anche profitti più bassi?

A dire il vero, data la nostra convinzione dell’importanza della sostenibilità, non abbiamo mai fatto questo tipo di calcolo. In ogni caso, dei confronti precisi non sono possibili a causa di numerose incognite, a cominciare dal prezzo futuro delle energie fossili. In più, le soluzioni sostenibili contribuiranno alla nostra autonomia energetica, sinonimo di una migliore prevedibilità dei costi.

Quali sono le principali sfide attuali?

La sfida più grande è il mantenimento di finanze sane. Siamo però confrontati con i costi crescenti del materiale e dell’energia. Inoltre, la domanda per i nostri prodotti evolve ed è sempre più frammentata. Per esempio, consumatori e consumatrici tendono a bere meno, ma meglio. In altre parole, vini di migliore qualità. I giovani vogliono vini meno alcolici, vini “puliti”, idealmente bio. Per rispondere alle nuove tendenze del mercato, incoraggiamo e aiutiamo i nostri enologi – così come i nostri viticoltori – a reinventarsi.

Il rafforzamento dei vostri marchi è uno degli obiettivi strategici del gruppo. Come agisce Schenk in questo ambito?

Attualmente, abbiamo 25 marchi, ognuno dei quali ha le sue perle, talvolta premiate e recensite dalla critica. Puntiamo su questi vini per rinforzare la notorietà dei nostri marchi. Per farlo, ne raccontiamo l’interessante storia e invitiamo alla scoperta del loro territorio. Le nostre tenute sono generalmente delle destinazioni enoturistiche molto belle.

“Rinforziamo la notorietà dei nostri marchi raccontando la loro interessante storia.”

Schenk prevede di aggiungere altre bevande alla sua offerta, come hanno fatto Coca-Cola o Rivella?

Non si possono paragonare i nostri settori di attività! La produzione vinicola è, dalla notte dei tempi, rispettosa delle leggi della natura. Siamo e saremo sempre dipendenti dalla meteorologia e dalle caratteristiche dei territori. Ciò che facciamo è esattamente l’opposto delle produzioni industriali che ha citato. Estendere la nostra copertura geografica o modificare i canali di distribuzione sono evoluzioni concepibili; però, aggiungere nuove bevande non è decisamente all’ordine del giorno. Amiamo troppo la cultura del vino, da 130 anni!

Quali sono i vantaggi della struttura paneuropea del gruppo, un caso unico nel mondo del vino?

Grazie alla nostra produzione paneuropea in quattro Paesi, i rischi naturali che corriamo sono meglio ripartiti. In più, organizziamo numerosi scambi di esperienze e di buone pratiche tra le nostre filiali. Infine, il fatto di disporre di un’ampia gamma di prodotti ci dà un accesso privilegiato ai grandi attori della distribuzione.

Il gruppo Schenk è attivo nella produzione e, in quanto grossista, anche nel commercio del vino. Che ne è della vendita al dettaglio?

La vendita al dettaglio è in pieno sviluppo tramite tre canali: le esperienze enoturistiche nelle nostre tenute, i nostri punti vendita (a Morges e a Aigle) e un sito di e-commerce gestito dalla nostra filiale, Obrist.

In quali Paesi vendete di più?

Abbiamo otto filiali di distribuzione, non solo nei nostri Paesi produttori ma anche nel Regno Unito, in Germania, nel Benelux, negli Stati Uniti e in Asia. Attualmente, la maggior parte delle vendite è in Svizzera e nell’Unione Europea. Ma i mercati americani e asiatici – soprattutto Cina e Giappone – sono in piena crescita.

In Francia, alcune tenute prestigiose sono state acquistate da società straniere, ad esempio cinesi. Il suo gruppo riceve offerte d’acquisto?

No, perché la famiglia proprietaria ha chiaramente evidenziato la sua volontà d’indipendenza.

A proposito, lei ha assunto la presidenza del consiglio d’amministrazione di Schenk Holding pur non facendo parte della famiglia proprietaria e senza avere precedenti legami con il mondo vinicolo. È complicato?

Data la situazione da lei descritta, delle regole chiare di gestione sono essenziali, in particolare riguardo al coinvolgimento della famiglia proprietaria. Nel caso specifico, gli statuti di Schenk Holding descrivono in dettaglio in quale caso – e in che modo – la famiglia deve essere coinvolta. Concretamente, i quattro membri della famiglia Schenk attivi nell’impresa si riuniscono regolarmente in un consiglio di famiglia; due di loro sono nel consiglio di amministrazione, formato in tutto da sei persone.

A cura di Samuel Jaberg

Traduzione: Zeno Zoccatelli

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