Le ricette per contrastare la crisi in Svizzera

Il risanamento degli edifici, in particolare dal profilo energetico, è una delle piste per sostenere l'economia

Il Partito socialista svizzero e i Verdi hanno presentato giovedì le loro proposte per cercare di superare con i minori danni possibili la crisi economica. Il Consiglio federale (governo) ha dal canto suo già adottato un piano di rilancio e anche gli altri partiti non sono rimasti con le mani in mano.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 dicembre 2008 - 07:13

«La situazione si aggrava di giorno in giorno [...]. Solo prendendo misure adeguate, ad esempio rafforzando il potere d'acquisto o investendo nell'ecologia, potremo salvare decine di migliaia di posti di lavoro nel nostro paese». Durante la riunione dei gruppi socialista ed ecologista, tenutasi mercoledì a Berna, la deputata socialista Ursula Wyss non ha di certo usato termini ottimistici per illustrare la crisi che si staglia all'orizzonte. «Senza azioni incisive, la crisi potrebbe durare più a lungo del previsto», le ha fatto eco il consigliere agli Stati verde Luc Recordon.

Per questa ragione, i due gruppi hanno chiesto che il parlamento organizzi una sessione straordinaria dedicata al tema. Date ancora non ce ne sono, ma giovedì il Partito socialista (PS) e i Verdi hanno comunque indicato quali direzioni dovrebbero, a loro avviso, essere seguite.

Il piano del governo

Per il PS e per i Verdi, le misure elaborate dal governo sono «misere e insufficienti», soprattutto se paragonate a quelle degli altri paesi industrializzati. Il Consiglio federale ha varato finora una serie di interventi che si articolano in tre tappe, per un importo che si aggira attorno ai 3 miliardi di franchi.

Nella prima fase saranno anticipate spese già previste per una somma complessiva di circa 340 milioni di franchi, da destinare a progetti nell'ambito dei trasporti, della formazione, della protezione contro le inondazioni e per la promozione dell'alloggio. Inoltre il 1° gennaio 2009 saranno liberate tutte le riserve di crisi, che ammontano a poco più di 550 milioni. Potranno beneficiarne circa 650 aziende che hanno contribuito a costituire queste riserve nei periodi di congiuntura favorevoli, bloccando parte dei loro utili presso la Confederazione.

In un secondo tempo, un gruppo interdipartimentale di lavoro dovrà presentare entro fine febbraio altre misure di sostegno all'economia, per le quali vi sono a disposizione 650 milioni di franchi. «Pensiamo – ha dichiarato la consigliera federale Doris Leuthard – a progetti nelle infrastrutture, nella costruzione e nell'industria delle forniture».

Infine, il governo intende procedere a riforme di politica fiscale, come le agevolazioni per le famiglie (circa 600 milioni di franchi) e le misure destinate a compensare la cosiddetta progressione a freddo (altri 600 milioni di franchi). Questi provvedimenti dovrebbero produrre degli effetti di sostegno al consumo al più presto a partire dal 2010.

Almeno sei miliardi

I socialisti auspicano invece una spesa di almeno sei miliardi di franchi.

Nel suo programma in 12 punti, il PS chiede investimenti immediati nei trasporti pubblici, nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle telecomunicazioni. Per risanare dal profilo energetico gli edifici, ad esempio, il partito domanda che vengano messi a disposizione nel 2009 altri 200 milioni di franchi supplementari oltre ai 100 già concessi dal parlamento.

Per migliorare il potere d'acquisto, i socialisti vogliono in particolare ridurre i premi dell'assicurazione malattia per le famiglie con bambini.

Gli ecologisti, dal canto loro, sono ancora più ambiziosi: il piano di rilancio dovrebbe prevedere investimenti compresi tra 8 e 15 miliardi di fnrachi. I Verdi basano le loro stime su quanto affermato dal Premio Nobel per l'economia Paul Krugman, secondo cui per essere efficace un simile piano deve ammontare al 2-4% del prodotto interno lordo. Naturalmente, per gli ecologisti l'accento deve essere posto sull'innovazione, in particolare nell'ambito delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica.

E gli altri partiti?

Gli altri principali partiti svizzeri non hanno finora avanzato cifre. Una cosa è però certa: le somme proposte da PS e Verdi sono fuori discussione. Tuttavia le proposte sono fioccate anche dai ranghi del Partito liberale radicale (PLR), del Partito popolare democratico (PPD) e dell'Unione democratica di centro (UDC).

Il PLR si è detto favorevole alla compensazione della progressione a freddo, che significherebbe ridurre le imposte per tre milioni di contribuenti e quindi stimolare il consumo.

Inoltre, il PLR auspica un'applicazione rapida del principio del Cassis de Dijon, la semplificazione e l'introduzione di un tasso unico dell'IVA, nonché misure per il risanamento energetico degli edifici.

Il Partito popolare democratico, che in sostanza appoggia il piano proposto dalla sua ministra Doris Leuthard, ha promesso di presentare in parlamento interventi volti a migliorare la situazione sul mercato del lavoro, a sostegno delle piccole e medie imprese, del commercio estero e del potere d'acquisto dei cittadini.

L'Unione democratica di centro, da parte sua, si oppone a un programma congiunturale e preferisce mettere l'accento sui provvedimenti destinati a sostenere il potere d'acquisto, come ad esempio la riduzione di un punto percentuale dell'IVA e propone di rimborsare integralmente al popolo gli utili del 2008 della Confederazione, pari a circa 500 franchi per abitante.

swissinfo, Daniele Mariani

I programmi congiunturali nel mondo

Durante il recente vertice di Bruxelles, i dirigenti dell'Unione Europea hanno raggiunto un accordo per varare un piano di rilancio da 200 miliardi di euro, pari a circa l'1,5% del prodotto interno lordo dell'UE, che va ad aggiungersi ai provvedimenti già decisi o a venire dei singoli Stati.

Il piano prevede in particolare un aumento della somma a disposizione della Banca europea d'investimenti per i suoi interventi, nonché una semplificazione e un'accelerazione dei programmi finanziati dal Fondo di coesione, da quello strutturale e da quello agricolo.

La nuova amministrazione statunitense sta dal canto suo esaminando un vasto piano di rilancio, che secondo quanto affermato da Barack Obama dovrebbe portare alla creazione di 2,5 milioni di posti di lavoro. Cifre precise non sono ancora state articolate, ma secondo alcuni economisti, Washington potrebbe iniettare nell'economia non meno di 500 miliardi di dollari.

In Giappone, il premier Taro Aso ha invece annunciato il 12 dicembre di voler consacrare altri 192 miliardi di euro (oltre ai 224 già concessi in ottobre, parte dei quali per ricapitalizzare le banche) per rilanciare l'economia dell'arcipelago.

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