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Votazioni federali del 18 giugno 2023

La Svizzera dice “sì” per la terza volta alla legge Covid-19

schermata di smartphone con certificato covid scannerizzata da un altro smartphone
Buona (anche) la terza: il popolo elvetico ha detto "sì" alla legge Covid-19. Keystone / Michael Buholzer

Il popolo svizzero, chiamato per la terza volta alle urne per esprimersi sulla legge Covid-19, rinnova la fiducia nella gestione della crisi sanitaria da parte del Governo. Il 61,9% delle elettrici e degli elettori ha votato "sì".

Lo spettro del coronavirus sta diventando un ricordo sempre più lontano, ma in Svizzera il popolo ha deciso di accettare per la terza volta la legge Covid-19. Buona la prima, buona la seconda e buona anche la terza. Nessuna sorpresa, quindi, rispetto ai sondaggi effettuati a inizio giugno: il 67% di chi vi aveva partecipato diceva che avrebbe votato “sì” questo 18 giugno.

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Non solo le cittadine e i cittadini confederati sono stati gli unici (oltre al Lichtenstein) a esprimersi (la prima volta nel 2021 la seconda nel 2021, in entrambi i casi il sì ha ottenuto oltre il 60% delle schede) sulla gestione della crisi sanitaria da parte del Governo, ma continuano a sostenere la politica del Consiglio federale.

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Una chiamata alle urne che sorprende: risale a un anno fa, infatti, la decisione dell’Esecutivo di revocare le ultime misure sanitarie. A dicembre, però, il Parlamento ha deciso di prorogare la legge fino a giugno 2024. Una proroga che non è piaciuta al comitato referendario “Misure no”, composto principalmente dalle associazioni Mass-Voll e Amici della Costituzione – movimenti di cittadini e cittadine senza una chiara affiliazione politica che si sono distinti durante la pandemia per la loro opposizione alla politica del Consiglio federale e in particolare al certificato Covid-19 – e che ha raccolto le firme necessarie per lanciare il referendum su cui si è votato oggi.

Quali sono i vantaggi di una terza votazione sul certificato Covid?

Questa conferma significa che, come ha fatto sin dallo scoppio della pandemia, il Governo “potrà importare e mettere in commercio nuovi medicamenti anti-COVID-19 benché non ancora omologati in Svizzera” (dall’opuscolo informativo sul voto del 18 giugno). Permette inoltre di continuare a finanziare la ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di combattere il virus. Un “sì” che prolungherà anche la vita del certificato Covid: “Molti Stati prevedono tuttora la possibilità di tornare a richiederlo per l’ingresso nel Paese.La proroga della legge fa sì che potranno ancora essere rilasciati i certificati eventualmente necessari per i viaggi all’estero. È invece improbabile che il certificato venga di nuovo utilizzato all’interno” della Confederazione.

Luce verde anche per l’app SwissCovid (attualmente non operativa), che potrà essere riattivata in caso di necessità.

La proroga prevede inoltre la possibilità per la Confederazione di intervenire per obbligare i datori di lavoro a proteggere maggiormente impiegate e impiegati (ricorrendo al telelavoro oppure offrendo impieghi alternativi) e garantisce, nel caso di una nuova crisi pandemica, l’entrata in Svizzera di lavoratrici e lavoratori frontalieri. Questo anche qualora venissero reintrodotte restrizioni di entrata nella Confederazione.

Nessuna proroga, invece, di numerose misure già decadute alla fine del 2022. Tra queste, i provvedimenti di sostegno economico a imprese culturali, associazioni sportive e grandi eventi, i provvedimenti per i casi di rigore, le indennità per perdita di guadagno, le indennità straordinarie per lavoro ridotto e l’assunzione dei costi dei test da parte della Confederazione.

Referendum Covid, il Governo difende le attuali norme

Un “sì” che alimenta il malcontento di chi si oppone sin dall’inizio alla Legge Covid-19. Per il comitato referendario “prorogare la legge COVID è inutile e dannoso”, come si legge nell’opuscolo. Inutile anche il certificato, scrivono: “Nell’ultima votazione sulla legge COVID i cittadini sono stati ingannati a questo riguardo: al telegiornale della SRF del 27 ottobre 2021 il consigliere federale Alain Berset aveva infatti dichiarato che con il certificato si poteva dimostrare di non essere contagiosi. In realtà i vaccinati possono tuttavia trasmettere il virus quanto i non vaccinati”.

Secondo i contrari, un “no” alle urne avrebbe permesso un ritorno alla democrazia diretta: “Grazie alla proroga della legge, il Consiglio federale conserva poteri incompatibili con una democrazia. Mentre le leggi COVID vengono abrogate praticamente ovunque nel mondo, la Svizzera mantiene in vigore la sua, continuando così a mettere in pericolo il tessuto democratico del Paese”.

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Sostenitori soddisfatti

Il chiaro “sì” emerso alle urne soddisfa i sostenitori della legge Covid-19. “Ora si tratta  di andare avanti con la legge sulle epidemieCollegamento esterno” ha dichiarato all’agenzia di stampa Keytone-ATS il consigliere nazionale bernese Lorenz Hess (Centro). “A posteriori è chiaro che la Svizzera ha superato abbastanza bene la pandemia nel confronto internazionale. La popolazione si è anche resa conto che questa proposta serviva solo per essere pronti in caso di nuova ondata, in modo da non dover agire con una legge d’emergenza”, ha aggiunto. 

Soddisfatta anche la Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS), che considera il “sì” come un voto di fiducia per la politica pandemica della Confederazione e dei Cantoni. Anche se il Covid-19 non spaventa più, il coronavirus continua a causare gravi forme di malattia, soprattutto nelle persone particolarmente a rischio. Ed è proprio pensando a loro che è stata decisa la proroga di alcune misure della legge sul Covid-19 fino alla metà del 2024.

Oppositori: la sfiducia della popolazione si fa sentire

Una parte della popolazione non ha ancora fiducia nelle misure della Confederazione per combattere il coronavirus, secondo il consigliere nazionale vallesano dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Jean-Luc Addor. Confrontando i risultati delle tre votazioni sulla legge Covid-19 emerge che “il 40% della popolazione rimane mobilitato”, ha detto. “Il messaggio lanciato oggi è che il Consiglio federale può mantenere l’opzione di resuscitare le applicazioni di tracciamento e lo strumento discriminatorio del Covid Pass”, ha detto il deputato vallesano alla Radiotelevisione della Svizzera romanda RTS.

Deluso anche il presidente dell’Unione Democratica Federale (UDF, destra evangelica) Daniel Frischknecht: “Al popolo è stato inoculato per due anni non solo il vaccino, ma anche un’opinione da parte dei media”, ha detto a Keystone-ATS. “A quanto pare la maggioranza della popolazione non è interessata al necessario riesame degli effetti dei vaccini, del calo delle nascite nel 2022 e dell’eccesso di mortalità”. Ha poi aggiunto che “il mondo non crollerà” a causa di questo risultato, che significa solo che “il libero accesso al controverso vaccino sarà prolungato di mezzo anno”.

Roland Bühlmann, copresidente degli Amici della Costituzione, promotori del referendum, sperava che la gente fosse diventata più saggia, ha detto a Keystone-ATS. L’allarmismo sul fatto di non essere preparati ad affrontare una nuova ondata pandemica ha ovviamente avuto un influsso sul risultato, ha detto. Gli oppositori “sono stati diffamati durante la campagna di votazione” e definiti “persone prive di solidarietà”. “I media e quasi tutta la politica hanno parlato della proposta in modo unilaterale e l’hanno sostenuta. “Eravamo estranei, ma siamo orgogliosi di ciò che abbiamo ottenuto”, ha dichiarato Bühlmann.

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