UBS: ancora problemi negli Stati Uniti
Una nuova accusa pende sull'UBS: le autorità del New Hampshire ritengono che la banca abbia ingannato la «New Hampshire Higher Education Loan Corporation» (NHHELC), un'istituzione finanziaria che si occupa di prestiti agli studenti.
In marzo, quest’ultima è stata costretta a chiudere due programmi di finanziamento dopo il crollo del mercato delle ARS («auction rate securities»), ossia obbligazioni a lungo termine il cui tasso viene stabilito in brevi intervalli nell’ambito di aste.
Le autorità accusano l’UBS – per lungo tempo «advisor» e sottoscrittore della NHHELC – di essere essersi comportata scorrettamente: la banca elvetica avrebbe infatti omesso di informare tempestivamente e adeguatamente l’istituzione in merito all’imminenza della crisi.
Venerdì scorso, UBS ha raggiunto un’intesa con le autorità americane nel contenzioso sui titoli ARS, impegnandosi a riacquistarne per 18,6 miliardi di dollari. L’istituto bancario dovrà inoltre pagare una multa di 150 milioni di dollari.
Rientro in patria
Nel contempo, Martin Liechti – responsabile della gestione patrimoniale di UBS negli Stati Uniti – è stato autorizzato a lasciare gli Stati Uniti. «Ha potuto chiarire la sua posizione con le autorità americane ed è tornato in Svizzera», ha affermato il portavoce della banca Serge Steiner.
Da fine aprile, all’alto funzionario era stato vietato di lasciare il paese. Egli avrebbe dovuto rispondere a domande – in veste di testimone – nell’ambito del processo intentato negli Stati Uniti contro il suo ex collaboratore Bradley Birkenfeld, accusato di aver favorito l’evasione fiscale.
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