L’espatrio, tra perdita di punti di riferimento e rinascita
Stabilirsi in un altro Paese può destabilizzare, ma anche essere benefico. In questo episodio del podcast di Swissinfo “Adieu, merci la Suisse”, la psicologa Caroline Jost e la svizzera all’estero Meriam Mastour raccontano cosa si guadagna – e a cosa talvolta bisogna rinunciare – quando si cerca un nuovo equilibrio altrove.
“Paragono spesso l’espatrio al matrimonio”, afferma Caroline Jost, psicologa con più passaporti, specializzata nell’accompagnamento delle persone espatriate in Svizzera.
Come dopo una festa, quando l’adrenalina svanisce, queste persone si ritrovano a fare i conti con una sorta di vuoto – lontano dalle amicizie, dai punti di riferimento e dalle abitudini. Questo smarrimento può portare a “una tristezza profonda” difficile da prevedere.
Questo sconforto non è però segno di fallimento. Corrisponde a una forma di lutto e fa parte delle fasi che è normale attraversare quando si va a vivere in un’altra nazione.
>> Ascolta l’episodio in francese:
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>> Ascolta l’episodio in tedesco, a cui partecipano lo svizzero all’estero Adani Abutto e il terapeuta Rodrigo Carrillo:
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Caroline Jost relativizza e ricorda che si può “essere molto felici della propria decisione e allo stesso tempo attraversati dalla nostalgia”. Un’ambivalenza perfettamente normale, secondo la psicologa.
>> Per saperne di più sulle fasi dell’espatrio, leggi il nostro articolo:
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Andare a vivere all’estero: lo shock culturale in quattro fasi
Trovare il benessere altrove
Se è vero che lo sradicamento può destabilizzare, può anche essere benefico. È l’esperienza vissuta da Meriam Mastour quando nel 2022 si è trasferita in Senegal con il marito e i due figli.
“In Svizzera eravamo sempre di corsa”, racconta la consulente, formatrice e giurista di 33 anni, esperta di diversità e inclusione. A Dakar ha trovato un nuovo equilibrio, grazie a “un ritmo di vita molto più equilibrato”. Può dedicare del tempo ai figli, alla coppia e al lavoro.
“Questa partenza ci ha permesso di evitare che qualcosa si rompesse”, dice l’espatriata svizzera. Essendo lei e il marito imprenditori indipendenti, la donna parla anche di un contesto “favorevole alla creatività e all’innovazione”.
Per Caroline Jost, percorsi positivi come quello di Meriam Mastour ricordano una verità essenziale: l’espatrio non è solo una sfida. È anche “un’occasione per rivalutare il proprio stile di vita, rivedere le priorità e costruire un equilibrio più giusto”.
Qual è l’impatto psicologico del trasferimento all’estero? Come si gestiscono le sfide personali e professionali quotidiane in una nuova lingua e cultura? Come ci si integra? E quali sono gli aspetti a cui bisogna prestare particolare attenzione quando si emigra con i propri figli?
Immergetevi nel nostro podcast audio e video ed esplorate con noi le tante sfaccettature dell’espatrio e della vita all’estero. Disponibile anche in svizzero tedesco.
Mollare tutto
Nonostante il desiderio di avere successo nel Paese di accoglienza, capita di non riuscire ad ambientarsi e che il disagio persista.
“Si prova per un anno e si osserva come va”, consiglia Caroline Jost. Il tempo spesso aiuta a superare la fase di adattamento. Ma la psicologa ricorda che nessuna scelta è irreversibile. Se l’ambiente non corrisponde, se l’isolamento pesa troppo, tornare non è un fallimento. L’importante è distinguere le difficoltà temporanee – quelle dello shock culturale, della mancanza di riferimenti – da un malessere duraturo.
Uno degli errori più comuni è interpretare in modo incorretto i comportamenti nel nuovo Paese. Caroline Jost osserva che molte persone espatriate da poco tempo percepiscono come un rifiuto personale le interazioni che considerano distanti. Oppure si irritano per una cultura troppo invadente, quando si tratta semplicemente di codici sociali diversi.
Trovare la propria nuova identità
Per integrarsi e comprendere meglio la nuova cultura, è importante “ancorarsi a un’identità”, spiega la psicologa. Spesso questa è di tipo professionale. Ma quando si parte all’estero per seguire il o la partner, può anche essere associativa. Questo aiuta a creare contatti e sentirsi più accolti.
L’età in cui si espatria incide profondamente sull’esperienza nel nuovo Paese. Un bambino non sceglie, segue la famiglia. Una persona adulta, invece, vive una realtà molto più destabilizzante, anche quando il trasferimento è frutto di una scelta.
“A quell’età si ha già un’identità ben radicata, legata alla nostra cultura e società”, precisa Caroline Jost. Lasciare il proprio Paese significa abbandonare un fondamento invisibile, creando un senso di sradicamento molto più forte.
>> Il podcast “Adieu, merci la Suisse” è disponibile anche come video. Guarda l’episodio:
L’impatto sulle famiglie
L’espatrio può rappresentare uno shock anche per la parte della propria famiglia che è rimasta in patria, che subisce un cambiamento di vita importante.
Alcuni genitori o nonni hanno la sensazione di perdere figli e nipoti. È per questo che Meriam Mastour e il marito hanno annunciato la partenza alle loro persone care solo dopo aver acquistato il biglietto di sola andata e disdetto il contratto d’affitto.
“Partire è una decisione che richiede molto coraggio, e questo coraggio può essere minato dalle paure di chi ci ama”. Dopo tre anni in Senegal, le preoccupazioni si sono attenuate. “Ci vediamo ovviamente meno spesso, ma il tempo che passiamo insieme è diventato più piacevole”, afferma.
>> Quali canzoni associate alla Svizzera? Abbiamo posto questa domanda ai nostri ospiti e abbiamo creato una playlist di canzoni “nostalgiche”. Buon ascolto!
A cura di Samuel Jaberg
Tradotto con il supporto dell’IA/lj
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