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Coronavirus: la situazione in Svizzera

In Svizzera è stato vaccinato quasi il 12 della popolazione. Keystone / Laurent Gillieron

Oltre un milione di persone sono state completamente vaccinate. In arrivo un test per la variante 'indiana'. Molti dei pazienti gravemente ammalati hanno un'età compresa tra i 40 e i 50 anni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 maggio 2021 - 15:21
swissinfo.ch con agenzie e RSI
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L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), in collaborazione con alcuni laboratori, sta sviluppando un nuovo test per rilevare rapidamente la variante cosiddetta 'indiana' del coronavirus. Il test sarà presto disponibile, ha detto Fosca Gattoni, responsabile del gruppo di lavoro sul test Covid-19 presso l'UFSP in un'intervista pubblicata venerdì dalla Neue Zürcher Zeitung.

"La Svizzera prende la questione molto seriamente". È uno dei Paesi che sequenziano il maggior numero di risultati di test positivi per scoprire nuove mutazioni, ha sottolineato. La Svizzera, che analizza il 10% dei campioni positivi, è al quinto posto nel mondo in questo ambito.

Dalla settimana scorsa, i Cantoni devono segnalare alle autorità federali i test di massa. I risultati devono essere pubblicati regolarmente entro due o tre settimane dai test. I costi per la strategia di test - test PCR, test di massa, test rapidi e autotest più i costi di realizzazione - dovrebbero raggiungere i due miliardi di franchi.

Contagi in calo

"Abbiamo buone ragioni per essere ottimisti", ha detto mercoledì Patrick Mathys, a capo della sezione Gestione delle crisi dell'UFSP. Il numero di casi di Covid-19 continua a diminuire in Svizzera e la vaccinazione sta procedendo come previsto.

Secondo Mathys, "ci sono buone possibilità che la tendenza continui nelle prossime settimane grazie alla campagna di vaccinazione". In tal senso, coloro che non possono ancora essere vaccinati sono invitati a registrarsi preventivamente per l’ottenimento della prima dose, al fine di facilitare la pianificazione futura dei Cantoni.

Leggi: I numeri del coronavirus in Svizzera

In Svizzera, rimane dominante la cosiddetta variante 'britannica' B.1.1.7, che provoca il 50% di morti in più rispetto alla versione precedente del virus. Sempre più persone ospedalizzate devono ricorrere alle cure intensive, ha riferito Urs Karrer, vicepresidente della task force scientifica federale Covid-19. "Partiamo dal presupposto che sia necessaria un’immunità dell’80% della popolazione per poter combattere questa variante del virus", ha detto.

Durante la prima ondata, il 5% dei ricoverati ha dovuto ricorrere alle terapie intensive. Allo stato attuale, invece, il dato è cresciuto fino al 30%. Attualmente, anche le persone tra i 50 e i 60 anni sono diventate un gruppo a rischio, ha spiegato Karrer, aggiungendo che molti pazienti gravemente ammalati hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni.

Per quel che concerne la variante 'indiana', essa è sotto osservazione ed è stata registrata una dozzina di volte. Si sa però "poco al riguardo, sia sulla sua contagiosità che sui suoi effetti sul sistema immunitario", ha affermato Patrick Mathys.

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Rilanciare i vaccini in Svizzera

Berna Biotech Pharma e Swiss Biotech Center hanno sottoscritto un accordo di collaborazione strategica per riprendere lo sviluppo e la produzione di vaccini in Svizzera, un comparto un tempo fiorente ma poi abbandonato, partendo da un prodotto anti-Covid di seconda generazione.

In un comunicato diffuso mercoledì, le due società - con sede rispettivamente a Berna e Monthey (Vallese) - hanno annunciato l'intenzione di collaborare per portare un potenziale vaccino già esistente alla fase clinica I nell'autunno 2021.

Al di là del coronavirus, "le parti vogliono estendere la loro cooperazione per rilanciare il settore dei vaccini in Svizzera", si legge nella nota. Per farlo, le due aziende puntano a creare un'unità di produzione all'altezza delle ultime novità in materia biotecnologica e in linea con i principi dell'industria 4.0. A medio termine è prevista la commercializzazione di oltre una quindicina di vaccini.

"Sebbene figuri fra i leader mondiali del ramo farmaceutico la Svizzera ha lasciato che le sue competenze scientifiche e industriali nel campo dei vaccini venissero erose e andassero perse", afferma Massimo Nobile, Ceo di Swiss Biotech Center, citato nel comunicato. "La nostra collaborazione con Berna Biotech Pharma non è altro che un ritorno alle origini", aggiunge.

Swiss Biotech Center è nata nel 2015, mentre Berna Biotech Pharma è stata creata sulle basi di Berna Biotech, che un tempo era l'Istituto sieroterapico e vaccinogeno svizzero Berna, fondato nel 1898. Berna Biotech era quotata in borsa e costituiva una delle cinque principali aziende al mondo nel campo dei vaccini. Nel 2006 è stata rilevata dall'azienda olandese Crucell, la quale è stata a sua volta acquisita dal colosso americano Johnson & Johnson nel 2011.

L'ultimo grande operatore elvetico nel settore dei vaccini è stata l'azienda Novartis, che nel 2015 ha però abbandonato il comparto nell'ambito di un vasto scambio del portafoglio di prodotti con la società inglese GlaxoSmithKline.

Un quarto degli Svizzeri in difficoltà finanziarie

Oltre un quarto della popolazione svizzera è alle prese con difficoltà economiche a causa della pandemia da coronavirus. È quanto emerge da uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

In media, nei 25 Paesi esaminati, la proporzione di persone con problemi finanziari è del 31%. La maggior parte degli intervistati auspica più aiuti statali. In cambio, molti sarebbero disposti a pagare più imposte, ha precisato l’OCSE.

Lo studio, il secondo del genere, è stato realizzato su un campione di 25’000 persone in 25 dei 37 Paesi membri dell’organizzazione. Il 44,3% degli intervistati ha indicato che lui stesso o un membro del suo nucleo famigliare ha subito un’interruzione dell’attività lavorativa durante la pandemia. In Svizzera tale quota ammontava al 46,7%.

Stando all’inchiesta, con il termine “interruzione” si intende la perdita del posto di lavoro, un licenziamento, l’ingresso in un programma occupazionale, il lavoro ridotto o un taglio dello stipendio. Nei 25 Paesi oggetto dell’indagine l’11,8% ha visto un membro della propria famiglia perdere il posto di lavoro (Svizzera: 11%).

Vaccinato oltre il 10% della popolazione

In totale, fino al 5 maggio sono state somministrate 3'014'858 dosi di vaccino. Le persone completamente vaccinate sono 1’007’496, circa il 12% della popolazione.

Leggi: Oltre metà degli svizzeri incline a farsi vaccinareLink esterno

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Finora la Confederazione ha firmato contratti con cinque produttori, anche se solo due farmaci (di Moderna e Pfizer/BioNTech) sono già stati autorizzati. AstraZeneca, Curevac e Novavax non hanno (ancora) ottenuto il via libera di Swissmedic, l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici.

Il governo svizzero ha ordinato quasi 36 milioni di dosi di vaccino. Il 6 maggio è stata comunicata la conclusione di un altro contratto con l’azienda biotecnologica Moderna, che prevede la fornitura di ulteriori 7 milioni di dosi nei primi mesi del 2022, con l’opzione per altri 7 milioni per il seguito del prossimo anno. "Con la firma del nuovo contratto, la Svizzera è ben equipaggiata contro le future mutazioni del virus. Moderna sta svolgendo ricerche su una vaccinazione di richiamo che consideri anche le varianti del virus", si legge in un comunicato.

Sufficiente una sola dose per i guariti dal coronavirus

Coloro che hanno già contratto il coronavirus potranno scegliere se effettuare una o due dosi del vaccino, ma una dose sarà sufficiente per essere considerati completamente vaccinati e ottenere l'attestazione di vaccinazione.

Sono le nuove raccomandazioni diffuse il 3 maggio dall'UFSP e già messe in pratica dal Canton Ticino, che darà ai propri cittadini guariti dalla Covid-19 la possibilità di scelta, previa presentazione di un documento che attesti la precedente positività, da mostrare al momento della prima somministrazione.

Vaccini, quasi 2'000 casi di effetti secondari

Su circa 2,8 milioni di dosi di vaccino inoculate, sono state 1'953 le notifiche di casi sospetti di effetti indesiderati dei preparati anti-Covid di Moderna e Pfizer/BioNTech usati in Svizzera, ha indicato il 7 maggio Swissmedic.

Nei due terzi dei casi si tratta di episodi catalogati come non gravi, mentre un terzo circa è stato registrato come grave. I sintomi più frequenti in questa seconda categoria sono febbre, cefalea/emicrania, dispnea, herpes zoster, affaticamento e dolori muscolari, ha puntualizzato l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici.

In 76 casi seri le persone sono decedute a differenti intervalli di tempo dalla vaccinazione. Le persone decedute avevano in media 82 anni e nella maggior parte dei casi gravi patologie pregresse, ha indicato Swissmedic. Inoltre, nonostante un’associazione temporale con la vaccinazione, non vi sono in nessun caso indizi concreti che la causa del decesso sia stata la vaccinazione.

Grandi eventi in estate

Il Consiglio federale è cosciente dell'importanza delle grandi manifestazioni per la società ed è così nuovamente pronto a consentire ai Cantoni lo svolgimento di partite, concerti e altre manifestazioni che riuniscono centinaia e migliaia di persone.

Il piano approvato il 28 aprile prevede allentamenti in tre fasi, già stabilite per dare qualche elemento di certezza a tutti anche se non è ancora nota quale sarà l’evoluzione della situazione:

  1. A giugno si svolgeranno dei test con manifestazioni selezionate di 300-600 persone (al massimo tre per Cantone).
  2. Dal 1° luglio potranno tenersi manifestazioni fino ad un massimo di 3’000 partecipanti.
  3. Dal 1° settembre la soglia sarà ulteriormente innalzata a 10’000 presenti.

La possibilità di partecipare ai grandi eventi sarà data solo a chi potrà dimostrare di non essere contagioso o perché vaccinato nei sei mesi precedenti, o perché guarito dalla Covid nei tre mesi precedenti o perché si è sottoposto a un test molecolare con esito negativo.

Il principio è chiaro, ma i dettagli da affinare sono ancora numerosi, come ammesso dal consigliere federale Alain Berset e da Virginie Masserey.

Tutto, ha garantito Alain Berset, si preciserà nel corso del mese di maggio anche nell’ambito del progetto riguardante la creazione del certificato Covid: “Non ci dovranno essere lacune e dovrà esserci uniformità”.

Oltre a ciò, le novità messe in consultazione fino al 10 maggio dal Consiglio federale prevedono che la Confederazione e i Cantoni garantiscano uno scudo protettivo finanziario agli organizzatori che intendono promuovere i propri grandi eventi di importanza sovracantonale con almeno 1’000 persone al giorno.

Tre fasi per uscire dalla pandemia

Un programma in tre fasi che tenga conto dei progressi nella campagna vaccinale. È questa la strategia del governo svizzero per uscire gradualmente dalla pandemia. La durata delle singole fasi di riapertura - poste in consultazione presso i Cantoni - dipenderà dalla volontà di farsi vaccinare dei relativi gruppi di protezione, e più in generale dall'andamento della campagna vaccinale. In pratica, più persone saranno vaccinate e meno saranno necessarie restrizioni per impedire il sovraccarico del sistema sanitario.

"Queste fasi sono le grandi linee che caratterizzeranno le nostra strategia non solo nei prossimi giorni, ma nei prossimi mesi", ha detto il ministro della salute Alain Berset.

Le tre fasi previste dal Consiglio federale sono:

  • Fase di protezione: vaccinazione delle persone particolarmente a rischio
  • Fase di stabilizzazione: accesso alla vaccinazione per l’intera popolazione adulta
  • Fase di normalizzazione: abrogazione dei provvedimenti

La fase di normalizzazione comincerà una volta che l'intera popolazione adulta avrà avuto accesso alla vaccinazione. Si revocheranno gradualmente tutte le chiusure, senza tuttavia mai dimenticare di controllare l'andamento dei contagi. Anche le misure di protezione di base, come la mascherina, verranno gradualmente abbandonate, sempre seguendo l'andamento della pandemia.

In caso di rischio di sovraccarico del sistema sanitario, le autorità prenderanno provvedimenti di limitazione solamente nei confronti di persone non vaccinate. "Se tutto procede come dovrebbe, in questa fase le misure restrittive non saranno più giustificabili", ha spiegato Alain Berset.

Il Consiglio federale è tuttavia consapevole che, anche al termine della campagna vaccinale, il virus continuerà a circolare tra i non vaccinati. Le probabilità di potenziali focolai e il numero di decorsi gravi e di decessi aumenteranno in relazione al numero di persone non coperte dal vaccino.

Se il quadro epidemiologico dovesse peggiorare e se si dovesse ventilare un sovraccarico del sistema sanitario, il Consiglio federale si riserva di reintrodurre o mantenere per un certo tempo alcuni provvedimenti, come l’obbligo della mascherina, i piani di protezione, le regole di distanziamento o le limitazioni della capienza. Questi provvedimenti, in ogni caso, saranno validi solo con le persone che non potranno esibire un certificato Covid-19.

Critiche al certificato Covid-19

La Confederazione svilupperà entro l’estate un certificato Covid-19. Il documento, che potrà essere usato per viaggiare e per accedere a determinate manifestazioni, dovrà essere non falsificabile e riconosciuto a livello nazionale, ha spiegato l'UFSP. Una decisione sulle varianti esistenti - ce ne sono due all’esame - verrà presa a metà maggio.

In virtù della legge Covid-19, tutte le persone vaccinate, guarite o con test negativo recente devono poter ricevere un certificato. Sarà garantita la memorizzazione decentralizzata dei dati e la compatibilità con il documento simile proposto dall’Unione europea.

Il tutto sarà disponibile sia in forma cartacea che digitale, si legge in un comunicato. Al momento si presta particolare attenzione alla sicurezza del sistema. Non appena tutto sarà pronto, verrà testato da specialisti interni ed esterni. Quando si esibirà il certificato, bisognerà identificarsi anche con un documento quale passaporto o carta d’identità.

L’idea di un certificato Covid-19 quale strumento per accedere a uno spettacolo o un evento irrita l’epidemiologo Marcel Salathé. "Mi inquieta il fatto che gli anticorpi presenti nel mio sangue determinino dove posso e non posso andare", ha affermato l'ex membro della task force della Confederazione in un'intervista ai giornali svizzerotedeschi del gruppo Tamedia.

Secondo l'esperto, il certificato “sarà inevitabile” per viaggiare all’estero, ma dovrà essere utilizzato all’interno dei confini svizzeri con la massima parsimonia per non creare disparità di trattamento ingiustificate. Salathé giudica delicato trattare in modo diverso i gruppi di popolazione sulla base di criteri sanitari.

In ogni caso, dal punto di vista epidemiologico non è ancora possibile dire se un certificato Covid-19 sia utile. Le varianti potrebbero in effetti rapidamente modificare il corso della pandemia. È quindi illusorio, ha avvertito Salathé, credere che tutti i rischi vengano eliminati attestando l'avvenuto test o immunizzazione.

Terrazze di bar e ristoranti di nuovo aperte

Sono entrati in vigore il 19 aprile i nuovi allentamenti decisi dal Consiglio federale. Le riaperture sono possibili per le terrazze di bar e ristoranti "a condizione che siano rispettate regole quali l’obbligo di consumare stando seduti e di indossare la mascherina finché non arrivano le consumazioni", si legge in un comunicato pubblicato sul sito del Consiglio federaleLink esterno.

Sono inoltre da rispettare regole quali un massimo di quattro ospiti per tavolo, l’obbligo di registrare i dati di contatto di tutti gli avventori e di mantenere una distanza di 1,5 metri fra i tavoli o di installare pareti divisorie. Discoteche e sale da ballo rimangono invece chiuse.

Con alcune restrizioni, il governo ha dato il via libera anche a manifestazioni in presenza di pubblico, per esempio negli stadi, nei cinema, nei teatri e nelle sale da concerto. Il numero di spettatori è limitato a 100 persone all’aperto (p. es. partite di calcio o concerti open air) e a 50 al chiuso (p. es. in cinema, teatri, sale per concerti). Sono nuovamente ammesse anche le attività sportive e culturali al chiuso e determinate competizioni. Hanno quindi riaperto piscine e palestre, ma non i centri balneari.

Pure l’insegnamento in presenza è di nuovo consentito anche al di fuori della scuola dell’obbligo e del livello secondario II, cioè in particolare nelle scuole universitarie e nei corsi per adulti. La partecipazione è però limitata a 50 persone e a un terzo della capienza dei locali e vanno rispettati l’obbligo della mascherina e del distanziamento.

Kai Reusser / swissinfo.ch

Regole per l'entrata in Svizzera

L'ingresso in Svizzera è possibile solo nel rispetto di nuove norme più severe atte a ridurre ulteriormente la propagazione della Covid-19 e delle sue varianti. Quasi tutte le persone che entrano in Svizzera, ad eccezione di chi proviene da regioni di confine o chi si reca in Svizzera per motivi di transito, devono compilare un modulo di entrata elettronicoLink esterno prima di entrare in Svizzera.

Chi arriva in aereo o da una zona a rischio, è inoltre tenuto a presentare un test PCR negativo, effettuato entro 72 ore precedenti all'entrata. Il test rapido non è ammesso per l'ingresso in Svizzera.

Resta l'obbligo di quarantena per chi ha soggiornato in uno Stato o regione a rischio anche in caso di test negativo. La quarantena può essere ridotta a partire dal settimo giorno in presenza di test PCR o antigenico rapido negativo.

QuiLink esterno trovate la lista degli Stati e delle regioni con elevato rischio di contagio e per i quali vige l'obbligo di quarantena in Svizzera.

Ufsp

Situazione economica e mercato del lavoro

La crisi sanitaria si sta facendo sentire anche a livello finanziario: dopo un 2019 molto positivo, a causa della pandemia le finanze delle amministrazioni pubbliche hanno dovuto e dovranno far fronte alla più importante crisi economica degli ultimi decenni, con un debito che rischia di aumentare sensibilmente.

Lo ha reso noto l'Amministrazione federale delle finanze (AFF) attraverso un comunicato che illustra come le ingenti perdite fiscali della Confederazione registrate nel 2020 e una forte crescita delle uscite nella maggior parte dei settori determinino un deficit pari al 2,6% del PIL. Le misure intraprese hanno provocato un costo di circa 17 miliardi di franchi.

Tuttavia, nonostante la crisi economica, la Svizzera è stata finora risparmiata da licenziamenti in massa, ha comunicato Boris Zürcher, direttore della divisione lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia, sottolineando l'importanza del lavoro ridottoLink esterno nell'attenuare l'impatto negativo della pandemia sul mercato del lavoro.

>> Leggi: Il lavoro ridotto permette non solo di salvare degli impieghi, ma anche di abbassare i costi dell’assicurazione contro la disoccupazione

Aiuti a imprese, lavoratori e disoccupati

Durante la sessione primaverile delle camere federali, il parlamento ha approvato un pacchetto di aiuti del valore di circa 12 miliardi di franchi, due in più di quanto chiesto dal Consiglio federale.

Il progetto prevede di quadruplicare il sostegno per i casi di rigore a 10 miliardi di franchi. Il Parlamento ha anche allargato la cerchia dei beneficiari. Nessun cambiamento invece per quel che concerne la definizione di caso di rigore: ristoranti, negozi e cinema chiusi dalle autorità devono giustificare un calo del 40% del fatturato.

Misure sono state adottate anche per i lavoratori indipendenti e i disoccupati. I primi dovranno giustificare una perdita del 30% del fatturato, invece del 40%. In caso di disoccupazione parziale, le indennità giornaliere vengono estese a 66 giorni. I disoccupati che hanno esaurito le indennità riceveranno una rendita transitoria prima del previsto.

Da parte loro, le società sportive professionistiche otterranno più facilmente un contributo a fondo perso. E anche gli intermittenti del settore culturale potranno richiedere un risarcimento per la perdita finanziaria.

Dall'inizio della pandemia di coronavirus il governo federale ha deciso una serie di provvedimenti per attenuare le conseguenze economiche. Ad esempio, l'indennità per lavoro ridotto e l'indennità di perdita di guadagno coprono, a seconda del settore, tra la metà e i due terzi delle perdite della giro d'affari, detratte le prestazioni preliminari.

Le aziende che a partire dal 1° novembre 2020 hanno dovuto chiudere la loro attività per almeno 40 giorni su ordine delle autorità possono da parte loro disporre di un limite massimo di contributi a fondo perduto aumentato del 20%, pari a 750'000 franchi per impresa.

Dove trovare informazioni sul coronavirus in Svizzera e nel mondo?

Tutte le informazioni e gli approfondimenti sono disponibili nel dossier specialeLink esterno di SWI swissinfo.ch, sulla pagina FacebookLink esterno e su TwitterLink esterno.

Di seguito una lista di link utili sull'epidemia di coronavirus in Svizzera e nel mondo.

Ufficio federale della salute pubblicaLink esterno

Organizzazione mondiale della sanitàLink esterno

Numero di contagi e decessi a livello mondialeLink esterno

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