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Ex vicepresidente Exit Romandia assolto in processo aiuto suicidio

L'ex presidente di Exit Svizzera romanda aveva prescritto pentobarbital a una donna sana di 86 anni che voleva morire insieme al marito gravemente malato. KEYSTONE/ALESSANDRO DELLA BELLA sda-ats

(Keystone-ATS) L’ex vicepresidente dell’organizzazione di aiuto al suicidio Exit Svizzera romanda, Pierre Beck, è stato assolto dalla giustizia ginevrina in un ennesimo processo a suo carico.

Aveva prescritto pentobarbital a una donna sana di 86 anni che voleva morire insieme al marito gravemente malato.

La Camera penale d’appello e di revisione di Ginevra, chiamata ad esprimersi su ingiunzione del Tribunale federale (TF), considera che il medico, oggi in pensione, non abbia violato la Legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (LStup).

I giudici sono giunti alla conclusione che “il solo fatto che un medico prescriva il pentobarbital a una persona in buona salute, capace di discernimento e desiderosa di morire, non costituisce un comportamento punibile” ai sensi della LStup.

La sentenza, che risale al 6 febbraio, è stata resa pubblica ieri dalla radiotelevisione della Svizzera romanda (RTS). Keystone-ATS ne ha ottenuto una copia. Non è ancora passata in giudicato. A meno che il ministero pubblico non ricorra in appello, il verdetto metterà fine a un procedimento penale annoso.

Nel dicembre 2021, il TF aveva annullato la condanna di Beck per violazione della Legge federale sui medicamenti e i dispositivi medici (LATer), ma ha chiesto al tribunale d’appello ginevrino di riesaminare il caso sulla base della LStup.

Pronunciando l’assoluzione, i giudici del Cantone lemanico indicano che il medico deve rispettare le regole della sua professione, nella fattispecie nell’ambito del suicidio assistito. Quest’ultimo è “riservato ai pazienti malati la cui fine della vita è vicina, secondo le vecchie direttive dell’Accademia svizzera delle scienze mediche (SAMW/ASSM) o, attualmente, a coloro la cui malattia o le cui limitazioni funzionali causano sofferenze giudicate insopportabili”, ricorda la sentenza. Il mancato rispetto di queste regole può comportare sanzioni disciplinari.

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