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180 mila franchi per mobili e oggetti appartenuti a Mobutu

C'era un po' di tutto tra gli oggetti dell'ex dittatore messi all'asta a Savigny Keystone

A Savigny, nel canton Vaud, è stato messo all'asta mercoledì parte del mobilio e delle suppellettili della villa dell'ex dittatore dello Zaire, morto in esilio in Marocco nel 1997. Dallo scrittoio alle bottiglie della cantina, molti degli oggetti messi in vendita hanno trovato compratori tra il folto pubblico accorso.

Così distribuiti, sul palcoscenico e su parte della platea del locale teatro, i mobili di Mobutu sembrano costituire la scenografia per uno spettacolo. Si apre il sipario alle 10:00 di mattina e chi lancia battute, strappa risate e applausi è il battitore; loro, i protagonisti: mobili, quadri, lampade, tappeti, servizi da tavola e cucina e oggetti personali del dittatore sono destinati a un’apparizione effimera.

Compaiono per un attimo: mostrati, descritti e poi subito, velocissimamente trattati. A seconda dell’articolo si va da 100 a 2’000 o 3’000 franchi; oppure da 2’000 su, su, fino a 10’000 franchi. La sala è affollatissima. Centinaia di persone sono confluite per tentare il colpaccio o per cercare l’affare. A richiesta specifica, tutte affermano di non essere interessate al cimelio dell’ex presidente-dittatore, ma di valutare i singoli oggetti per quello che sono.

L’impressione è che i professionisti antiquari non siano molti. A prevalere sono i negozianti di anticaglie, i robivecchi, ma soprattutto i privati e i curiosi. La gente del posto è accorsa perlomeno a dare un’occhiata a ciò che conteneva l’abitazione più famosa del paese, con il pensiero ad accaparrare qualcosina.

Circa la metà della platea è convenuta con l’idea di comperare per arredare. Sono soprattutto coppie, dai 35-40 in su, che assieme valutano l’oggetto, discutono forse il possibile uso e poi si consultano febbrilmente al momento delle offerte. Talvolta non c’è tempo di intendersi e si vede lui desistere perché valuta il prezzo fuori portata e lei continuare a rilanciare.

I pezzi pregiati non hanno deluso le aspettative e anzi hanno fatto incassare più di quanto era stato preventivato. Un bastone da passeggio, che per quanto abbia il pomo d’argento non è di grande valore, è stato battuto a 2’000 franchi. Aveva attirato l’attenzione di tutti, già dall’inizio, perché quello che forse un tempo era lo scettro del potere del dittatore era tenuto in mano dal direttore dell’asta, Jean-Pierre Allaz. Forse il delegato incaricato dall’Ufficio esecuzioni e fallimenti di Lavaux temeva che nel corso della visita che ha preceduto l’asta qualcuno potesse accaparrarselo e dissimularlo nel pantalone o sotto un vestito.

Tra gli altri oggetti che hanno attirato l’attenzione degli astanti un orologio a pendolo Patek Philippe, riccamente decorato, battuto a 16’000 franchi. Un quaderno con copertina dorata, donato dal presidente statunitense Richard Nixon, è andato a 900 franchi. Il tavolo da lavoro di Mobutu è stato oggetto di rilanci continui e alla fine è stato aggiudicato a 8’000 franchi, completo di penne, cartella e accessori da scrivania.

Dulcis in fundo, sono state battute le bottiglie di vino. Il dittatore aveva in cantina quasi solo vino francese. C’erano etichette abbastanza convenzionali come Beaujolais, Cotes-du-Rhone o Gewürtzraminer, ma anche cosiddetti grands crus come Petrus o Chateau Gazin. Vendute in scatole da 6 a 10 bottiglie o singolarmente, hanno fatto la gioia dei loro acquirenti.

Chi poi non ha potuto permettersi pezzi pregiati di bianco, rosso o champagne si è rifatto con i liquori e superalcolici. Vermuth di vario tipo, whisky, cognac, gin, distillato di mele di Savigny: vendute a gruppi di quattro per 60-70 franchi e assegnate dal battitore con l’idea di accontentare tutti, hanno costituito una sorta di premio di consolazione prima della chiusura.

Alla fine, il più contento è proprio Jean-Pierre Allaz. “È andata molto bene – ci dice il delegato dell’Ufficio esecuzioni e fallimenti – i beni erano stati stimati a 70’000 franchi, speravamo di incassarne 100’000 e invece il totale è attorno ai 180’000 franchi, siamo quindi molto soddisfatti”. Cosa ne farete di questi soldi, chiediamo ancora: “Li useremo in parte per pagare spese di realizzazione che abbiamo dovuto sostenere finora, il resto sarà versato su un conto a disposizione della Confederazione”.

Il Consiglio federale infatti ha dato disposizione di liquidare i beni di Mobutu, sui quali, dopo la sua morte, ha avanzato pretese il governo della Repubblica democratica del Congo, dapprima Laurent-Desiré Kabila e ora suo figlio succedutogli alla presidenza. Troppo alte sono infatti le spese per mantenere la villa di Savigny. Tanto vale realizzare tutto in attesa che si definisca la battaglia legale.

Il prossimo appuntamento è per il 13 giugno, nei giardini della villa, dove saranno battute le automobili, gli attrezzi del giardiniere e utensili vari. Poi l’atto finale dovrebbe essere per il 13 settembre, con la vendita all’asta di tutta la proprietà, valutata a circa 4 milioni e mezzo di franchi. Ma si vocifera che siano in corso trattative tra i figli di Mobutu e il governo congolese. Forse per quella data si saranno messi d’accordo.

Flavio Fornari

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