Anche gli insegnanti devono diventare imprenditori
Contabilità e pianificazione sono i due punti centrali della conferenza dei presidenti e dei direttori delle 16 scuole svizzere all'estero.
Una valutazione che scaturisce dal taglio del 12% alle sovvenzioni della Confederazione per il periodo 2004-2007.
Nella conferenza annuale dei circa 30 direttori scolastici “all’estero”, che si tiene quest’anno da martedì a giovedì a Zurigo, le discussioni vertono più su aspetti finanziari che didattici: dall’analisi, alla gestione, alla pianificazione pluriennale delle finanze.
“I direttori scolastici devono essere anche imprenditori”, spiega a swissinfo il presidente del Comitato per le Scuole Svizzere all’estero (CSSE): “A livello pedagogico tutte le scuole svizzere sono molto buone, ma nella gestione imprenditoriale esistono grosse differenze.”
Non demordere
Se l’eccellenza didattica non manca quasi mai, le competenze gestionali sono in alcuni casi pressoché inesistenti. Per questo il presidente insiste affinché non si parli solo di materie d’insegnamento: “L’Ufficio federale della cultura, che decide dei finanziamenti, esige una contabilità trasparente”, sottolinea Widmer.
Le scuole svizzere all’estero hanno in realtà reagito “sorprendentemente bene” ai tagli: razionalizzando, fondendo alcune classi e rafforzando lo sponsoring. “Ma non bisogna demordere. I progressi devono proseguire”, avverte Widmer.
Salari da supermercato
Toni Wunderlin, che dirige la scuola svizzera di Barcellona, non condivide completamente l’ottimismo di Widmer: “Dalla fine degli anni ’90 i salari degli insegnanti sono scesi fino al 50%. Siamo al livello di un salario da cassiera della Migros”. Eppure il costo della vita in alcuni paesi è analogo a quello della Svizzera.
Wunderlin riesce comunque a trovare insegnanti qualificati per le sue scuole. “Vivono modestamente, senza famiglia e senza auto”. Alcuni dividono l’appartamento tra di loro, per risparmiare.
E se finisse il boom?
Accanto alle misure di razionalizzazione dei costi non resta molto altro da fare, se non aumentare il prezzo delle rette. In Spagna i genitori non si sono lamentati finora visto che l’economia marcia bene. Ma se il trend dovesse cambiare, l’opposizione si farebbe sentire.
Wunderlin si mostra più prudente per quanto riguarda lo sponsoring: “Ce lo possiamo proprio scordare”, è il suo commento lapidario. “Se si tratta della restaurazione di un edificio si può arrivare a somme di 200’000, 300’000 franchi, per la gestione dell’esercizio: zero”.
Una forte presenza
Nonostante i tagli parziali della Confederazione le scuole all’estero continuano ad avere un ruolo significativo per Rudolf Wyder, che in qualità di presidente dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), fa anche parte del Comitato per le Scuole Svizzere all’estero (CSSE): “Le scuole svizzere sono fattori di una forte e durevole presenza svizzera all’estero”.
È dell’alta qualità svizzera che si fanno ambasciatori gli istituti, come sottolinea il direttore dell’OSE: “Le scuole sono molto apprezzate nei paesi ospitanti. I figli di famiglie che contano nell’economia mandano volentieri i propri figli nelle scuole svizzere”.
swissinfo e agenzie
Le 16 scuole svizzere all’estero (dall’asilo al liceo) si trovano su 4 continenti.
Alcune scuole offrono diplomi validi per la maturità cantonale o internazionale.
Sono istituti privati, sovvenzionati dalla Confederazione.
Le sovvenzioni sono state ridotte.
Nonostante i problemi recenti, nuove scuole stanno per aprire a Shanghai (Cina), Mumbai (India), Mosca (Russia).
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