Costruzioni: tra fusioni e internazionalizzazione
Rilevando la ditta Marazzi per mezzo della sua filiale elvetica Losinger, il gruppo francese Bouygues, numero due mondiale, vuole potenziare la sua presenza sul mercato svizzero delle costruzioni.
Pochi mesi fa veniva realizzata un’altra fusione, quella fra la ditta ginevrina Zschokke e quella basilese Batigroup. Secondo gli osservatori, queste operazioni avrebbero però ciascuna una propria logica.
Il settore delle costruzioni è costituito da migliaia di imprese. Ma le dieci più grandi del paese pagano un quinto della massa salariale totale. La concentrazione è quindi un dato di fatto.
Basti pensare alla fusione avvenuta lo scorso mese di gennaio fra il gruppo ginevrino Zschokke e quello basilese Batigroup. Da questo raggruppamento d’attività è nata Implenia, la numero uno del settore in Svizzera (quota di mercato del 5%).
Martedì, è toccato alla francese Bouygues annunciare il rilevamento della ditta bernese Marazzi, tramite la sua filiale elvetica Losinger, la terza a livello svizzero in ordine d’importanza.
Bouygues, numero due mondiale, vuole così rafforzare la propria attività sul territorio elvetico. Losinger è infatti presente soprattutto in Romandia e nella regione di Berna, mentre Marazzi è attiva in tutta la Svizzera tedesca.
«Questa acquisizione si iscrive nella nostra strategia di sviluppo in Europa, che consiste nel basare le nostre forze su imprese già ben presenti a livello locale per accrescere la nostra attività», indica Bouygues Construction.
Una propria logica
Rilevando Marazzi, il gruppo francese si offre un’importante ditta, che si è distinta negli ultimi anni per la costruzione dei due nuovi stadi di Berna e di Basilea. Marazzi è però attiva anche al di fuori delle frontiere nazionali, ad esempio in Serbia e in Austria.
In ambito di costruzioni non sono tuttavia previste altre importanti concentrazioni. La società svizzera degli impresari-costruttori (SSIC) non constata infatti alcun indice di capacità in eccesso nel settore che potrebbe giustificare unioni future.
Inoltre, la SSIC osserva nuovi tipi di collaborazione – ad esempio i mandati di subappalto, sempre più numerosi – che creano dei dubbi quanto alla volontà di nuove fusioni.
Secondo il membro della direzione della SSIC, Serge Oesch, la creazione di Implenia e il rilevamento di Marazzi vanno quindi viste come singole decisioni dettate dagli interessi specifici delle ditte implicate, e non come una tendenza alla concentrazione.
Imprese famigliari
Per quanto riguarda Implenia, si trattava di ottenere delle economie di scala, di razionalizzare le attività e di raggiungere una taglia critica che le permettesse di lanciarsi sui mercati stranieri, perché «se la ditta è grande sul piano elvetico, rimane piccola a un livello più globale», spiega Oesch.
Grazie a Bouygues, Marazzi avrà la possibilità di meglio conoscere i mercati stranieri. Sarà così più facile allargare la propria attività, soprattutto ad est del continente.
Anche Martin Hüsler, analista presso la Banca cantonale di Zurigo, non ritiene vi sia una tendenza alle concentrazioni nel settore delle costruzioni elvetico.
Una ragione fra tutte: le imprese sono spesso famigliari. In seno a questo tipo di società, è difficile che in caso di fusione i differenti dirigenti riescano a mettersi d’accordo su colui che dovrà essere a capo dell’azienda. «Molti casi di unione fra ditte famigliari sono falliti proprio per questa ragione», spiega l’analista.
Mercati stranieri
Gli attori più importanti del settore delle costruzioni hanno la possibilità di scegliere fra due tipi di strategia: rimanere entro un determinato mercato di nicchia oppure ingrandire le proprie capacità in modo da ottenere delle economie di scala che permettano di essere più efficaci, spiega Martin Hüsler.
Dietro l’idea d’ingrandirsi, si cela anche la «volontà di posizionarsi su altri mercati perché, per i grandi gruppi elvetici, quello svizzero è troppo piccolo», afferma l’analista zurighese, il quale constata anche che «più una ditta è grande più può permettersi di correre dei rischi».
Oggi, il mercato svizzero è aperto anche agli imprenditori stranieri (legge sugli acquisti pubblici). Ma questi ultimi non sembrano volere prenderlo d’assalto.
Tranne la costruzione delle nuove trasversali ferroviarie alpine (NTFA) e alcuni cantieri aperti ad ovest del paese, i mandati ottenuti dalle ditte estere sono piuttosto rari.
«Per chi non è localmente integrato non è semplice rimanere concorrenziali». In altre parole: «A parte per quanto riguarda la costruzione di tunnel o i progetti da almeno 50 milioni di franchi, la situazione non dovrebbe cambiare».
Bouygues potrebbe così rimanere per molto tempo uno dei soli attori del settore attivi in modo duraturo in Svizzera, afferma Serge Oesch. In ambito di costruzioni infatti, l’Eldorado si situa nell’est del continente.
swissinfo, Pierre-François Besson
(traduzione, Anna Passera)
1990: Bouygues rileva il gruppo Losinger.
2006: Losinger, filiale di Bouygues, rileva Marazzi Holding SA.
Losinger impiega 920 persone, Marazzi 400.
Dopo la fusione dovrebbero essere assunti 150 ingegneri supplementari.
Cumulando il fatturato delle due imprese, si va oltre il miliardo di franchi.
In Svizzera, il settore delle grandi opere ha registrato un volume d’affari di 15,8 miliardi di franchi nel 2005 (+5,3%). Dà lavoro a 83’900 collaboratori.
In totale, in Svizzera il settore delle costruzioni realizza annualmente un fatturato di 45 miliardi di franchi e impiega 300’000 persone.
Dopo avere conosciuto un periodo buio negli anni Novanta, il settore delle costruzioni ha registrato una ripresa dopo avere subito una profonda modifica strutturale (60% di lavoratori in meno in 15 anni).
Bouygues è il numero due mondiale delle costruzioni. Il gruppo francese ha in organico 40’000 persone in 60 paesi. nel 2005 ha registrato un volume d’affari di 6 miliardi di euro.
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