Danni in Libano anche per le aziende svizzere
Numerose aziende elvetiche stanno scontando gli effetti delle operazioni militari israeliane in Libano, che hanno interrotto o gravemente danneggiato le attività economiche nel Paese.
I canali di approvvigionamento sono stati colpiti dalla chiusura dell’aeroporto di Beirut e dal blocco del porto. L’economia soffre anche della distruzione di strade, ponti e altre infrastrutture.
Le esportazioni svizzere in Libano ammontavano a circa 300 milioni di franchi lo scorso anno, mentre le importazioni si aggiravano attorno ai 241 milioni. Numerose aziende elvetiche, tra cui Credit Suisse, Roche, Holcim, Nestlé, Schindler, Mövenpick e Sika hanno interessi nel Paese dei cedri.
Nessuna di loro lamenta morti o feriti fra il personale, ma molte attività hanno dovuto essere interrotte o limitate.
Attività sospese
L’azienda farmaceutica Roche ha chiuso il suo piccolo laboratorio a Beirut dopo aver constatato che la situazione stava diventando pericolosa per il personale.
Invece di svolgere il solito lavoro, i dipendenti di Roche danno una mano nella fornitura di medicinali salva-vita e assumono attività di consulenza per il personale medico, ha fatto sapere a swissinfo il portavoce di Roche Daniel Piller.
La multinazionale alimentare Nestlé ha evacuato circa 180 dei 500 lavoratori di due filiali a Beirut e nelle vicinanze della città– tra cui il più grande stabilimento del paese per l’imbottigliamento d’acqua.
«I nostri autocarri non stanno viaggiando perché è troppo pericoloso. Possiamo solo attendere e sperare», dice il portavoce François-Xavier Perroud.
Anche la Holcim (cemento), la Sika (materiali adesivi) e la Société Générale de Surveillance (ispezioni industriali) hanno fatto sapere di aver interrotto le proprie attività a Beirut.
In attesa della ricostruzione
Holcim, presente in Libano fin dagli anni Venti del secolo scorso, manterrà in funzione le linee di produzione nel nord del paese, finché i silos saranno pieni. Ma la compagnia non è più in grado di distribuire cemento o di esportarlo verso Siria e Cipro, i suoi maggiori acquirenti.
Il portavoce Roland Walker ritiene però che l’impatto sul gruppo Holcim sarà limitato, perché l’attività in Libano è solo una delle tante del gruppo nel mondo.
«Al momento vendiamo meno perché i lavori nell’edilizia in Libano sono fermi, ma prima o poi ci sarà la ricostruzione e questo avrà ovviamente un impatto sulla vendita di cemento».
«Saremo sempre in grado di vendere cemento in Libano», osserva Walker. «La questione è solo sapere quando si tornerà alla normalità».
Anche la seconda banca svizzera, Credit Suisse, ha chiuso il suo ufficio di Beirut e ha evacuato il personale dalla città. Ma la portavoce Monika Sasse spera che le attività in Libano ricominceranno quanto prima.
Garanzia contro i rischi d’esportazione
Alcune aziende potranno recuperare le perdite dovute al conflitto nel Paese dei cedri grazie alla Garanzia contro i rischi d’esportazione (GRE), l’agenzia statale di assicurazione delle aziende svizzere attive in regioni instabili, nata nel 1934.
La GRE assicura attività svizzere in Libano per un valore di 44,8 milioni di franchi. Il direttore Christoph Sievers è tuttavia fiducioso che l’attuale conflitto non metterà in difficoltà l’agenzia.
«Non siamo particolarmente preoccupati, perché quelli in Libano sono solo una piccola parte dei nostri impegni, che ammontano a 8,5 miliardi di franchi».
«I nostri premi dipendono dalla valutazione di ogni paese fatta dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Il profilo di rischio del Libano non è cambiato molto con la guerra».
swissinfo e agenzie
Fino a due settimane fa, il Libano stava lentamente ricostruendo la sua economia dopo la fine, nel 1989, di 14 anni di guerra civile.
La maggior parte delle esportazioni svizzere in Libano riguardano i settori della chimica, dell’orologeria e delle macchine di precisione.
Svizzera e Libano hanno siglato un accordo commerciale nel 2001. Tra Libano e Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui la Svizzera fa parte, vige dal 2004 un accordo di libero scambio.
Il Libano ha firmato un accordo preliminare in tal senso anche con l’Unione europea.
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