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Erhard Oberli: il re Mida della Svizzera

La chiave del "tesoro" di Erhard Oberli, direttore della Argor-Heraeus swissinfo.ch

L'oro che annualmente passa per Mendrisio, 400 tonnellate, rappresenta un settimo della produzione primaria mondiale. Questa consistente fetta di metalli preziosi in circolazione sul globo viene raffinata dalla Argor-Heraeus. La chiave dorata ne simboleggia la leadership. Una vita a contatto con l'oro per Erhard Oberli, ticinese d'adozione, direttore della società.

L’oro non è mio, mi passa sotto agli occhi a tonnellate: sarebbe un po’ troppo per una persona sola. Nato a Zurigo e giunto qui con la famiglia nel 1988, non sono più ripartito.

Ingegnere civile e con una ulteriore specializzazione in economia, mi trovavo alla UBS di Zurigo – allora proprietaria della Argor – nel momento in cui si decideva la sorte del vecchio stabilimento di Chiasso. Ho seguito la costruzione della nuova fabbrica a Mendrisio e in seguito sono rimasto in questa raffineria tecnologicamente all’avanguardia e attentissima all’ambiente.

La Argor-Heraeus gode della posizione frontaliera: l’Italia è il maggior consumatore d’oro a livello mondiale con oltre 500 tonnellate di materiale all’anno.

Per i clienti, la Argor-Heraeus significa qualità e sicurezza. Solo quando il proprietario dell’oro che ci arriva è stato correttamente identificato e il materiale corrisponde alle regole, noi verifichiamo per il cliente cosa c’è nella barra, ossia quanto oro contiene, quanto argento, rame e così via. Poi lo raffiniamo e lo prepariamo per le successive fasi di lavorazione.

Tra i nostri prodotti – lingotti bancari, monete e semi-lavorati per l’orologeria e la gioielleria – spicca il kinebar, il lingotto coniato con un dispositivo ottico iridescente. La tecnica è quella usata originariamente sulle banconote per impedirne la contraffazione. Abbiamo l’esclusiva mondiale per applicare questa tecnica sui metalli preziosi.

L’oro … professionalmente credo che quando bisogna spostare fisicamente tre volte al giorno due tonnellate d’oro, alla fine si pensa alla fatica fatta e non al valore del metallo. Personalmente, mi sono sempre piaciuti i gioielli, quelli per la donna. Ovviamente mi piacciono soprattutto i gioielli veri, non le imitazioni.

Non rimpiango Zurigo, anche se vi ho lasciato compagni di studio e di sport. I miei figli hanno fatto le scuole qui e si sentono ticinesi. Quando sono arrivato, ho trovato un Cantone all’avanguardia per tante cose e ora vorrei dire che il Ticino è una realtà forte, produttiva, ben organizzata, e fiera delle proprie capacità.

Erhard Oberli

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