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Gottardo: viabilità incerta

Il servizio navetta delle FFS ha contribuito a garantire il passaggio fra sud e nord del paese Keystone

Dopo il tragico incendio nel tunnel del Gottardo, il traffico ha bisogno di nuovi canali. Alternative e problemi in vista dell'esodo di Natale.

Ad oltre un mese dalla tragedia la situazione del transito nord-sud rimane difficile, anche se fin ora è stata evitata la temuta paralisi. Mentre l’unica arteria agibile per i trasporti pesanti è ormai quella del San Bernardino, gli autoveicoli possono attraversare il San Gottardo grazie ai treni navetta o, neve permettendo, sullo storico passo.

Il primo assaggio dell’inverno si è già avuto fra il 23 e il 24 novembre: Gottardo e San Bernardino sono rimasti subito bloccati per diverse ore. In caso di nuove nevicate lo stesso scenario potrebbe ripetersi nelle prossime settimane fino alla riapertura della galleria, la cui data rimane ancora incerta.

Malgrado gli spazzaneve siano pronti a lavorare a pieno regime, risulta ormai chiaro che non si può assicurare costantemente l’accessibilità del passo, sottolinea il portavoce dell’Ufficio federale delle strade, Michael Gehrken.

Da parte sua, per garantire la sicurezza, la polizia cantonale ticinese ha deciso di intensificare i controlli dell’equipaggiamento invernale. “Anche gli automobilisti più sprovveduti verranno identificati e invitati a caricare la propria macchina sul treno, nel caso non disponessero dell’equipaggiamento necessario”.

La situazione sul San Bernardino

Intanto a pagare per la chiusura sono soprattutto le vallate che portano al San Bernardino. L’aumento del traffico è stato enorme, soprattutto per quel che riguarda gli automezzi pesanti: dai 500 camion al giorno si è passati a oltre 3000. “Una situazione insostenibile – sottolinea il portavoce dell’Ufficio federale delle strade, Michael Gehrken – anche perché i sistemi di sicurezza del traforo del San Bernardino sono molto al di sotto di quelli del Gottardo”.

Sulla tratta, dopo la serie di incidenti avvenuti nei giorni seguenti la chiusura dell’autostrada A2, sono state introdotte alcune misure di sicurezza supplementari. In particolare gli automezzi pesanti devono mantenere una distanza di sicurezza di 150 metri e il passaggio è alternato ogni mezz’ora nelle due direzioni. Inoltre esiste il divieto di sorpasso per i mezzi pesanti. Le misure hanno avuto successo, precisa la polizia cantonale grigionese.

In caso di condizioni meteorologiche difficili, sono previste delle misure straordinarie tra cui il blocco del traffico pesante alla dogana di Chiasso, per evitare le code sulle rampe d’accesso.

Il servizio navetta

Subito dopo la tragedia nel tunnel, le Ferrovie federali hanno messo in servizio dei treni navetta che collegano i due versanti. “Quotidianamente sono oltre 3000 i veicoli che utilizzano il servizio, con attese normali sotto i 40 minuti”, comunicano le FFS.

Il prezzo del trasbordo è vantaggioso, 25 franchi per automezzo, ma il servizio ferroviario non riesce a trasportare che la metà delle automobili che quotidianamente valicano il passo.

Le Ferrovie hanno cercato di dare una risposta anche alle richieste dell’economia ticinese, attraverso il potenziamento dell’ “autostrada viaggiante” tra Brunnen e Lugano. “Grazie all’ottimizzazione dei servizi – afferma Roland Binz – riusciamo già ora a trasportare 56 camion supplementari al giorno e disponiamo ora anche di un efficiente servizio per le spedizioni urgenti”.

Per far fronte ai nuovi impegni le FFS hanno dovuto chiamare in servizio personale supplementare. “Questa situazione non è però sostenibile oltre l’emergenza – si precisa alla direzione delle Ferrovie – speriamo nella riapertura del traforo stradale in tempi brevi”. I 500 impiegati in più, reclutati negli scorsi mesi, sono ancora in formazione e servono a garantire il servizio richiesto dal nuovo orario.

L’alternativa difficile

Inaugurata nell’estate scorsa, l'”autostrada viaggiante” del Lötschberg-Sempione dovrebbe offrire ai camion fino a quaranta tonnellate, un’alternativa alla strada sbarrata del Gottardo. Con un investimento miliardario, la tratta è stata infatti adeguata ai nuovi convogli.

Eppure il canale ferroviario non funziona come dovrebbe. In territorio italiano due convogli sono deragliati negli scorsi mesi, perché gli scambi non sono conformi alle nuove necessità. Questo non ha provocato danni alle merci, ma ha causato ritardi e rallentamenti fino a undici ore. In via precauzionale l’orario è stato alleggerito, e dunque le capacità di trasporto sono calate, ma almeno è possibile garantire la puntualità.

La precarietà ha portato molti autotrasportatori a rinunciare all’offerta. Ma con la chiusura del Gottardo la richiesta è tornata ad aumentare e le Ferrovie italiane hanno iniziato i lavori di adeguamento. Attualmente, scrive il Tages Anzeiger, il 70 per cento del posto disponibile sui dodici convogli giornalieri è occupato.

Per permettere un salto di qualità, il consorzio RAlpin, che gestisce il traffico combinato sulla tratta, auspica un proprio terminal a Domodossola, ma la costruzione richiederà ancora anni. Per rispondere alle necessità dell’inverno si tenta quindi di migliorare la qualità del servizio esistente.

Crisi per Natale?

Per garantire la sicurezza del traffico privato che percorre la strada del passo del Gottardo, l’Ufficio federale delle strade ha incaricato l’Istituto federale per lo studio della neve e delle valanghe di Davos, di redigere un rapporto. L’apertura invernale è infatti una prima, dopo la costruzione della galleria stradale.

È in base a questa analisi che si sta pianificando l’intervento, per tenere eventualmente aperto il collegamento nord-sud anche nei prossimi mesi. “Ma per il momento la coltre nevosa è limitata e – assicura Michael Gehrken – non ci sono rischi per il traffico”.

La situazione potrebbe cambiare totalmente in caso di abbondanti nevicate. A differenza di altri passi alpini minori, il tracciato del Gottardo è più esposto a valanghe e vento. Neanche con l’ausilio delle mine vi è poi la certezza di sventare il pericolo valanghe.

Nel caso che sotto Natale il passo del Gottardo dovesse essere chiuso, le FFS consigliano di non prendere d’assalto il servizio navetta: “Più di così non possiamo fare. Abbiamo raggiunto i limiti di capacità”, afferma Roland Binz. Si rischiano snervanti ore d’attesa.

Le Ferrovie invitano piuttosto a lasciare la macchina a casa. “Dalla metà di ottobre i nostri treni registrano un aumento di un terzo della frequenza di passeggeri, ma possiamo ancora offrire dei posti liberi”.

Soluzioni solo a lungo termine

Anche con la riapertura del tunnel, forse già alla fine dell’anno, i problemi della viabilità non si dissolveranno. Il traffico pesante rimane un’ipoteca. “Questo tragico incidente non ha fatto che confermare la precarietà del sistema dei trasporti. Anche i partner europei – conferma Michael Gehrken – hanno riconosciuto la necessità del trasferimento del traffico sulla ferrovia”.

“Anche la prevista riapertura del Monte Bianco – continua Gehrken – non farà che travasare i problemi su un altro passaggio, ma non ci aspettiamo dei miglioramenti sul fronte della sicurezza e della qualità di vita della popolazione delle regioni di montagna”.

La scelta strategica elvetica si conferma dunque giusta, ma le infrastrutture della nuova trasversale alpina non saranno pronte che in un decennio. “Le capacità ferroviarie attuali non possono offrire di più di quanto è già in campo – conclude Roland Binz delle FFS – ma siamo già soddisfatti di aver dato un contributo importante alla gestione della crisi”.

Daniele Papacella

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