L’amaro miraggio dei Tango Bonds
Migliaia di risparmiatori sono colpiti anche in Svizzera dal rifiuto dell’Argentina di onorare le obbligazioni emesse prima della crisi.
Grandi e piccoli investitori hanno rischiato e perso, ma l’offerta argentina appare particolarmente avara e getta ombre inquietanti sul sistema finanziario internazionale.
Nelle principali piazze finanziarie è in corso un doppio “road show” dalla posta in gioco miliardaria. A Londra, Francoforte, Zurigo o Milano il governo argentino dapprima, seguito a ruota dai rappresentanti di un forte gruppo di creditori, difendono versioni inconciliabili per il rimborso dei cosiddetti “Tango Bonds”. Le centinaia di migliaia di creditori sparsi nel mondo devono decidere entro il 25 febbraio se accettare l’offerta del paese latinoamericano.
L’Argentina spera di rifarsi una “verginità” per potere tornare ad attingere ai capitali internazionali, dopo che nel 2001, vittima di una devastante crisi economica, aveva sospeso tutti i suoi pagamenti.
La proposta argentina
Buenos Aires prevede un taglio medio del 65% al valore nominale delle obbligazioni in circolazione: una perdita di valore fra le più alte in assoluto decise da uno Stato sovrano per operazioni del genere. Una decisione che l’Argentina non vuole discutere – all’Ambasciata in Svizzera vige il silenzio stampa – e che getta un’ombra sull’affidabilità del sistema finanziario internazionale, su cui molti paesi emergenti contano per finanziare il loro sviluppo.
È questo un boccone amarissimo per molti creditori, tra cui figurano anche migliaia di piccoli risparmiatori, che cercavano rendite interessanti scommettendo su paesi emergenti come l’Argentina.
Oggi, i creditori non si spiegano però l’intransigenza del paese sudamericano, perché, dopo il crollo del prodotto interno lordo nel 2002 (-10,9%), l’Argentina ha fatto segnare tassi di crescita sopra l’8% nel 2003 e nel 2004. Le previsioni sono buone anche per quest’anno e per il 2006.
La Svizzera in prima fila
L’Associazione svizzera dei banchieri ci conferma che in Svizzera i fondi in circolazione si aggirano attorno ai 10 miliardi di franchi. Il portavoce Thomas Sutter precisa però che l’associazione non si occupa di consigliare i detentori di queste obbligazioni. “Ci limitiamo ad informare sulla questione”, rileva Sutter. Un compito apprezzato soprattutto dalle piccole banche, che non dispongono dell’infrastruttura dei grossi istituti di credito.
L’UBS, tra i pesi massimi del settore, svolge invece un ruolo molto attivo. Il principale istituto bancario svizzero, insieme alla Barclays Bank e alla Merryll Lynch, assiste infatti il governo argentino nelle tappe della conversione del debito.
UBS bifronte
L’UBS è addirittura impegnata su due fronti: la “Divisione Investimenti” rappresenta le autorità argentine, mentre la “Divisione Gestione di patrimoni” consiglia i clienti detentori di obbligazioni argentine.
“Un ruolo per nulla eccezionale, tranquillizza il portavoce Serge Steiner. Le nostre due sezioni lavorano separatamente; i consigli ai clienti si basano su perizie esterne”.
L’UBS consiglia agli investitori di non lasciarsi mettere sotto pressione dal governo argentino. “Non si tratta di una buona offerta”, precisa Oussama Himani, capo della sezione gestione di patrimoni dell’UBS per i paesi emergenti. “Inoltre, restano ancora numerosi aspetti giuridici da chiarire sulle possibili conseguenze per i risparmiatori che intendono rifiutare l’offerta argentina.“
500.000 investitori riuniti
Un ruolo attivo nell’assistenza dei clienti lo svolge il Global Committee of Argentina Bondholders (GCAB), costituito un anno fa. Il GCAB, molto attivo in Italia, afferma di rappresentare 500.000 investitori privati e oltre 100 istituzioni, banche e comitati, per un totale di quasi 40 miliardi di dollari, pari al 46% delle obbligazioni argentine emesse all’estero.
Nell’ambito del suo “road show”, il co-fondatore del GCAB Nicola Stock ha appena visitato le piazze finanziarie di Zurigo, Ginevra e Lugano.
“L’offerta argentina non garantisce ai risparmiatori la certezza di conseguire un giorno il titolo proposto, martella Stock.“. Per lui, “non è vero che chi non accetta l’offerta argentina si ritroverà fra le mani un pezzo di carta straccia, perché i possessori continueranno a disporre di un titolo di credito con valore giuridico.“
Il GCAB esige almeno il 55% del valore dei fondi, quasi il doppio di quello che l’Argentina offre. “Una cifra che Buenos Aires è in grado di pagare, visti i suoi buoni risultati economici”, ritiene Stock. Il GCAB vuole che il governo argentino avvii un negoziato con i maggiori gruppi creditori, come, d’altronde, voleva il Fondo monetario internazionale. Una richiesta rimasta fin qui lettera morta.
Mariano Masserini, swissinfo.
104 miliardi di dollari, il debito di Buenos Aires in “Tango Bonds” e interessi.
Oltre il 10% di questo debito si trova in mani svizzere.
Gli altri paesi più toccati sono Italia, Stati Uniti, Germania e Giappone.
Il GCAB raggruppa 500.000 creditori, con il 46% delle obbligazioni emesse all’estero.
Alla fine degli anni ’90, centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori e istituti di credito avevano acquistato obbligazioni dell’Argentina. Lo Stato sudamericano era poi stato messo in ginocchio da una terribile crisi economica e nel 2001 aveva interrotto i pagamenti.
Per potere tornare sul mercato internazionale dei capitali, Buenos Aires propone un’offerta di scambio dei fondi emessi in passato.
Ma l’offerta è ritenuta tutt’altro che generosa, ora che l’economia argentina è tornata nelle cifre nere. Gli investitori si trovano di fronte a un dilemma: incassare una minima parte del capitale investito o rischiare di perdere tutto?
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