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La mecca della gestione patrimoniale

Confort e discrezione: tra i segreti del successo del private banking svizzero Keystone

Grazie al segreto bancario la Svizzera è diventata una piazza finanziaria di riferimento per la gestione patrimoniale. Ma gli attacchi della concorrenza non mancano.

Oggi le banche svizzere hanno in gestione più di un terzo dei patrimoni privati mondiali. Si sono inoltre adattate ai nuovi quadri legislativi aprendo filiali all’estero.

Le banche private svizzere sono nate alla fine del XVIII secolo. In un primo tempo orientate alle transazioni commerciali, si specializzano in seguito nella gestione patrimoniale.

Questa attività si sviluppa a partire dalla fine della Prima guerra mondiale. Non consiste unicamente nell’investire gli averi di un cliente e nel gestire il suo portafoglio di titoli, bensì anche nel consigliarlo sulla pianificazione patrimoniale e fiscale.

Con il passare degli anni la Svizzera diventa un centro di prima importanza nel settore. Ciò avviene soprattutto dopo l’inserimento del segreto bancario nella legge sulle banche, nel 1934.

La neutralità, l’assenza di controllo sui cambi, la stabilità politica del paese, la forza della sua moneta e la sua leggendaria discrezione attirano progressivamente sempre più capitali stranieri.

Cultura nelle relazioni

I banchieri svizzeri acquisiscono delle competenze che non hanno eguali. Nella gestione patrimoniale, la relazione con il cliente è una componente primordiale. La qualità del servizio, la solvibilità delle società e l’onestà dei gerenti svizzeri godono di una reputazione mondiale.

Oggi gli istituti svizzeri amministrano, secondo delle stime, circa 4’000 miliardi di franchi, ossia più di un terzo dei patrimoni mondiali privati “offshore” (i fondi depositati al di fuori dal loro paese di origine). La torta è davvero appetitosa. E suscita quindi la bramosia della concorrenza.

A partire dagli anni Novanta, gli attacchi contro la Svizzera e le sue banche si sprecano. L’Unione europea (UE), l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Europa (OCSE) e gli Stati Uniti tentano di piegare Berna sul segreto bancario, accusato di permettere ai delinquenti del pianeta di riciclare impunemente il loro denaro.

Le critiche internazionali riguardano anche le pratiche fiscali della Svizzera. Contrariamente alla maggior parte dei paesi, Berna considera infatti che l’evasione fiscale non sia un crimine e pertanto le banche non sono tenute a fornire al fisco informazioni sui conti dei loro clienti.

Caccia al denaro sporco

Di fronte a molteplici e ripetute pressioni, nel corso degli anni il governo svizzero ha dovuto assumere, volente o nolente, diverse misure.

Nel 1998 la Svizzera si è così dotata di una delle leggi più severe al mondo contro il riciclaggio di denaro sporco. I fondi derivanti da attività criminali o terroriste sono braccati tanto dalle banche, quanto dalla giustizia.

Certo, ci saranno sempre delle pecore nere. Ma i diversi casi venuti alla luce hanno avuto come immediata conseguenza il blocco dei conti incriminati. Una forma di diligenza che non si riscontra in nessun paese dell’UE, specialmente in Gran Bretagna.

Nonostante queste misure, gli attacchi contro la piazza finanziaria svizzera non si sono placati. Hanno in sostanza mutato tenore, facendo capo ad argomenti etici e morali o puntando sulla lotta al terrorismo.

“Si tratta di una strategia – commenta l’avvocato ginevrino Carlo Lombardini – per rendere vulnerabile la posizione delle banche svizzere, giacché la lotta si manifesta sul terreno degli interessi economici”.

In vista dell’armonizzazione della fiscalità degli interessi sui capitali in seno all’UE, Bruxelles ha instaurato un sistema di scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali.

Dopo un lungo braccio di ferro con l’UE, Berna ha introdotto un’imposta alla fonte sugli interessi dei capitali dei cittadini europei depositati in Svizzera.

Questo sistema garantisce l’anonimato dei clienti e preserva il segreto bancario. “Questa generosa soluzione – sottolinea Ivan Pictet, socio della Banca Pictet & Cie – è una prima mondiale. In nessun altro paese si preleva un’imposta per conto di uno Stato terzo”.

Mettere radici all’estero

Le amnistie fiscali promosse a partire dal 2002 prima dall’Italia e poi dal Belgio, hanno del resto provocato il rimpatrio in questi due paesi di decine di miliardi di euro, depositati principalmente in Svizzera.

Per recuperare questi fondi, numerosi istituti di credito svizzeri si sono adattati alla situazione praticando una gestione “on shore”, ovvero nel paese di origine del cliente. Grazie all’amnistia fiscale italiana, l’UBS è così diventata una delle più grandi banche della Penisola.

L’UBS, leader mondiale nella gestione dei capitali, e il Credito Svizzero hanno già ampiamente internazionalizzato le loro attività. In questi ultimi anni anche diverse banche private hanno adottato la medesima strategia, aprendo delle sedi nelle grandi capitali estere.

Risultato: l’anno scorso tutte le banche svizzere hanno registrato una chiara progressione dei loro averi in gestione.

swissinfo, Luigino Canal
(traduzione e adattamento: Françoise Gehring)

Il segreto bancario si definisce come l’obbligo di discrezione che i dipendenti devono garantire sui conti dei loro clienti. Non protegge, dunque, la banca, bensì il suo cliente, l’unico a poter rinunciare al segreto.

Si tratta di un obbligo professionale, la cui violazione è perseguibile d’ufficio. È sanzionabile con una multa e punibile con la prigione.

Nel corso degli anni si è tuttavia adattato e non è assoluto. Disposizioni di diritto civile e di assistenza giudiziaria in materia penale contemplano infatti delle deroghe.

Nel caso di un’inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco, per esempio, il giudice incaricato del dossier può domandarne la sospensione.

Confort e discrezione: tra i segreti del successo del private banking svizzero Keystone

Nel 1932 la polizia francese perquisisce i locali parigini della Banca commerciale di Basilea e confisca l’elenco di migliaia di clienti.
In risposta il governo svizzero decide, nel 1934, di rafforzare il segreto bancario.
Il settore finanziario svizzero genera il 14% del Prodotto interno lordo, il 5% degli impieghi e il 18% degli introiti fiscali del paese.
L’UBS rivendica 1’700 dei circa 4’000 miliardi di franchi che le banche svizzere gestiscono per conto di clienti privati.

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