La visione di un futuro senza morti e feriti sulle strade
«Vision Zero» è un progetto, nato in Svezia, che vuole ridurre gradualmente gli incidenti stradali con conseguenze gravi. Ora le misure tecniche e giuridiche atte a raggiungere questo obiettivo dovrebbero essere applicate anche in Svizzera. È quanto prospetta l''Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni (UPI).
L’idea è stata lanciata martedì a Berna Raphael D. Huguenin, vicedirettore dell’UPI, in un convegno pubblico nell’ambito della 15/esima edizione della fiera «Gemeinde 2001/Suisse Public».
«Vision Zero» è un’idea lanciata in Svezia e adottata dal parlamento svedese nel 1997 come obiettivo di politica di sicurezza stradale. «Nemmeno il miglior sistema di circolazione sarà ineccepibile», ha però relativizzato Huguenin. «Non si potranno evitare incidenti, ma si deve ridurne la gravità». Per la politica dei trasporti significa portare il rischio di morire per incidente stradale al disotto del rischio naturale.
I 600 morti annuali sulle strade elvetiche dovrebbero diventare 350 entro il 2015 e zero da quella data. Per raggiungere questo obiettivo il sistema «circolazione stradale», che comprende l’essere umano, la strada, il veicolo e la legge, deve venir modificato, ha spiegato il vice direttore dell’UPI. Le misure tecniche permettono di eliminare comportamenti sbagliati, ma per Huguenin è necessario adattare il sistema «circolazione stradale» all’utente, e non viceversa.
Influenzare il comportamento
Il comportamento ha infatti un ruolo capitale nella prevenzione degli incidenti. Stefan Siegrist, dell’UPI, ha evidenziato l’importanza che le conseguenze del comportamento possono avere sulle condizioni che favoriscono l’insorgere d’incidenti: velocità, alcool e manovre pericolose.
Secondo lo specialista si può intervenire sui diversi comportamenti con la tecnica (misure architettoniche per ridurre la velocità), la legislazione (diminuire il limite dell’alcolemia del sangue) o attraverso l’educazione (formazione alla guida). «Ma queste misure saranno efficaci solo se tengono conto delle particolarità umane – ha sottolineato Siegrist – come le emozioni, la percezione delle proprie debolezze o la capacità di apprendimento».
Telematica stradale
Il comportamento all’interno del veicolo è inoltre influenzato dall’uso della telematica stradale, ossia delle telecomunicazioni e dell’informatica. «L’offerta d’informazioni all’interno dei veicoli è sempre maggiore: guidare diventa più complesso», rileva Siegrist. Ma mentre ci sono sistemi che permettono di aumentare la sicurezza come la sorveglianza delle condizioni del conducente (Driver Alertness Monitoring Systemy) o la gestione automatica di assi stradali molto trafficati, altri possono diventare pericolosi (sistema di videonavigazione) perché influenzano negativamente il comportamento nei confronti di velocità e distanza di sicurezza.
Piano indicativo per la sicurezza
Un altro importante strumento per «Vision Zero» è il cosiddetto «Piano indicativo per la sicurezza stradale». Christian Huber, dell’UPI, ha mostrato l’importanza dell’analisi di un incidente dal punto di vista geografico (cartografia elettronica della localizzazione degli incidenti) e della dinamica prima di proporre modifiche concrete. Per i comuni questo procedimento può essere importante in particolare per aumentare la sicurezza del percorso casa-scuola.
Rimane da determinare in che modo «Vision Zero» può essere realizzata nei comuni. «Nessuno Stato è legittimato ad accettare dei morti nella circolazione stradale. E l’UPI farà tutto il possibile per sostenere i comuni nella realizzazione dell’obiettivo Vision Zero, in particolare per ottenere i finanziamenti necessari», ha assicurato Huguenin agli oltre 600 partecipanti al convegno.
swissinfo e agenzie
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