Le FFS inserite nel conflitto europeo sulle riforme ferroviarie
Benedikt Weibel, direttore delle FFS, è il protagonista di grandi inserzioni sulla stampa tedesca contro il progetto dell'Unione Europea di separare completamente la gestione dell'infrastruttura ferroviaria dall'esercizio vero e proprio. La Deutsche Bahn AG (DB), timoniera di questa contestazione, punta sul modello svizzero per convincere l'opinione pubblica della bontà di un sistema integrato.
Nell’UE è in corso un aspro dibattito sul tema. L’autorità europea pretende una divisione completa tra infrastruttura e servizi di trasporto. In sostanza Bruxelles esige che ogni Stato disponga di una società che gestisca le installazioni ferroviarie e di altre aziende giuridicamente indipendenti che diano vita ad una concorrenza per ottenere il diritto di esercitare l’attività di trasporto. Il tutto con lo scopo di incentivare la produzione di servizi ferroviari a costi sempre più contenuti.
I paesi membri non sembrano però particolarmente impressionati dalla volontà comunitaria. Infatti, la maggior parte dei quindici ignora o combatte tale misura che, di fatto, è entrata in vigore soltanto in Gran Bretagna, generando inoltre parecchi problemi a livello di sicurezza e di fluidità dell’esercizio.
Quando, tre mesi fa, il Ministro dei trasporti tedesco, Kurt Bodewig, ha dichiarato di voler realizzare il progetto elaborato a Bruxelles, in Germania si sono accesi i toni dello scontro ideologico al proposito della riforma ferroviaria. Per ottenere trasparenza ed incremento di produttività sulle rotaie è necessario smembrare le società integrate (che si occupano dell’infrastruttura, del trasporto, della manutenzione, degli orari,…) oggi esistenti?
“Non siamo contro la riforma ferroviaria, meglio evitare fraintesi” – precisa Martin Walden, portavoce della DB contattato da swissinfo – “ma siamo contrari a questa idea di frazionare un insieme che, dal punto di vista tecnico è indissociabile. Riteniamo che questa strada sia quella sbagliata”.
La questione è interessante, ma cosa ha a che fare con la Svizzera? Semplice. Prima di tutto il tema è attuale anche da noi. La prima tappa della riforma ferroviaria elvetica, tra le altre cose, ha costretto le FFS ad effettuare una separazione contabile ed organizzativa tra le divisioni infrastruttura e esercizio. Tuttavia, anche se i contenuti della seconda tappa non sono ancora stati definiti con chiarezza, il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e della comunicazione (DATEC) ha lasciato intendere che la separazione giuridica tra i due rami d’attività non figura più sull’agenda politica. Le due divisioni continueranno presumibilmente a trovarsi sotto lo stesso tetto (le FFS), con la chiara ripartizione delle responsabilità e le sinergie che ne conseguono.
Secondariamente, la DB hanno optato per le FFS ed il loro direttore Benedikt Weibel come testimonial contro il progetto di Bruxelles. Ad esempio, il diffuso settimanale Stern ospita nella sua ultima edizione un’inserzione pubblicitaria a doppia pagina a carico della DB. Il soggetto ? Un’intervista a Weibel, definito nel testo “il responsabile delle qualitativamente ineccepibili ferrovie svizzere”, il quale spiega i motivi alla base del suo rifiuto dell’eventualità di tagliare i ponti tra i due settori.
“Le ferrovie svizzere sono un esempio di gestione efficiente ben conosciuto ed apprezzato nel nostro paese. Questo è il motivo principale per il quale vogliamo che l’opinione pubblica tedesca possa conoscere il punto di vista di Weibel” sottolinea Martin Walden.
Nonostante le assicurazioni del DATEC, lunedì il Sindacato del personale dei Trasporti (SEV) ha lanciato un monito contro chi, anche in Svizzera, vorrebbe riformare le FFS sull’esempio del modello inglese. E se il tema dovesse ritornare in auge anche presso le autorità elvetiche, tenendo conto della reciprocità, sarà la volta di Benedikt Weibel a chiedere il sostegno del direttore della DB?
Marzio Pescia
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