Nelle aule il mondo intero
Scuola e tecnologie dell'informazione: a questo tema è dedicata la settimana d'azione "netdays", organizzata dal Centro svizzero per la tecnologia dell'informazione nell'insegnamento (CTII). All'evento sono collegati 90 progetti didattici online.
I Netdays Europe sono stati lanciati nel 1997 dalla Commissione europea nel quadro del programma “Apprendere nella società dell’informazione”. Attualmente vi partecipano una trentina di paesi. In Svizzera i Netdays si svolgono per la quarta volta, organizzati dal CTII, un ramo del Film Insitut (oggi: educa.ch), associazione pioniere nell’utilizzo didattico dei nuovi media (nel 1921, l’anno di fondazione del Film Institut, il nuovo media era il cinema). I Netdays sono sostenuti dalla Confederazione e da diverse aziende private.
Ma concretamente, cosa si propone il progetto? La Svizzera è un paese relativamente all’avanguardia per quel che riguarda le nuove tecnologie, anche a livello scolastico. 1500 scuole, più del doppio rispetto allo scorso anno, dispongono di un sito internet. Per non perdere il treno dell’innovazione, anche il nostro paese non può però stare a guardare. Molto rimane da fare, soprattutto per garantire a tutti, indipendentemente dall’estrazione sociale, l’accesso ai nuovi media.
I Netdays si chinano in questo senso su una questione centrale per un passaggio possibilmente democratico alla società dell’informazione: l’introduzione delle nuove tecnologie nel mondo della scuola. Il problema è non solo e non tanto quello di portare i computer nelle aule, quanto quello di portare gli allievi – tutti gli allievi – al computer.
“Cosa intendo con successo? Il fatto che la scuola pubblica sappia dare a tutti l’accesso alla tecnologia dell’informazione”, ha detto, sintetizzando la questione, il segretario centrale della Conferenza dei direttori cantonali dell’educazione (CDE) Hans Ambühl durante una conferenza stampa di presentazione dei Netdays martedì a Berna.
Accesso alle nuove tecnologie non significa solo l’introduzione di corsi di informatica nei programmi scolastici, ma anche la capacità di utilizzare il computer in tutte le sue potenzialità didattiche, al di là delle discipline specifiche. La tecnologia dell’informazione sta trasformando i modi della conoscenza ed è quindi naturale che influisca anche sulla didattica.
Un esempio dell’utilizzo didattico delle nuove tecnologie è stato presentato durante la conferenza stampa dall’insegnante Laurent Dubois. Con la sua classe, Dubois partecipa ad un progetto internet collegato ad una spedizione nell’Antartico, uno dei progetti nell’ambito di Netdays.
Seguendo la spedizione, gli allievi sono stimolati a raccogliere informazioni sulla regione, elaborandoli poi per la presentazione multimediale. Significativo il fatto, come indica Dubois, che il momento propriamente didattico avvenga della ricerca d’informazioni, non solo su internet, ma anche in buona misura attraverso i media tradizionale, la carta stampata soprattutto.
L’approccio alle nuove tecnologie non è però automatico. Vi sono fattori culturali e sociali che possono favorirlo o ostacolarlo. Sia Renato Maag, della Businnes School di Zurigo, che ha presentato un progetto di e-learning, di formazione a distanza via computer, sia Ursula Huber, direttrice del programma dedicato alla ricerca di posti d’apprendista “16 ” hanno posto il dito nella piaga: le donne in particolare, nonostante dimostrino di saper sfruttare spesso meglio dei maschi le potenzialità didattiche del computer, hanno difficoltà ben maggiori nell’accedere alle nuove tecnologie. Nella vita quotidiana delle ragazze il computer è molto meno presente che in quella dei ragazzi.
Il problema si rispecchia anche in un altro dato: fra gli addetti al settore informatico in Svizzera, solo il 4 per cento è composto da donne. Negli USA sono il 20 per cento. È evidente che la scuola da sola non può fornire tutte le risposte a problemi che sono ancorati nella società, ma è pure evidente che la scuola pubblica deve compiere ogni sforzo possibile perché una latente discriminazione non trovi spazio al suo interno, ad esempio attraverso una didattica non mirata alle specifiche esigenze femminili.
La volontà di avviare la scuola svizzera sulla strada di una vera e propria rivoluzione informatica esiste. Da parte del corpo insegnanti vi è la disponibilità ad affrontare una riqualificazione professionale. E, come è emerso nella conferenza stampa dagli interventi di rappresentanti della Confederazione (Marc Furrer, direttore dell’Ufficio federale delle comunicazioni e Heinrich Summermatter, dell’Ufficio federale per la formazione professionale ), dei cantoni (Hans Ambühl) e dell’economia privata (Fritz Sutter, direttore del settore Regulatory Affaire della Swisscom) vi è anche un’ampia disponibilità alla collaborazione fra settore pubblico e privato.
Resta da vedere quanto la scuola saprà adattarsi all’innovazione senza gravare troppo sui già voluminosi programmi d’apprendimento e quanto saprà veramente creare pari condizioni di partenza per tutti. Perché, si sa, anche nel settore delle nuove tecnologie le differenze sociali pesano.
Andrea Tognina
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