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OMC: quattro giorni per trovare un compromesso

Il ministro dell'economia Joseph Deiss ha illustrato la posizione svizzera durante una conferenza stampa organizzata dal G10 a Ginevra Keystone

Una sessantina di ministri si riuniscono da giovedì a Ginevra per tentare di sbloccare i negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio, ostacolati dalle vertenze sul dossier agricolo.

Il ministro elvetico dell’economia Joseph Deiss, che intende presentare una soluzione di compromesso, ha affermato di voler affrontare questo round negoziale con uno spirito aperto.

Il gruppo dei paesi importatori di prodotti agricoli (G10), di cui fa parte anche la Svizzera, è disposto a fare avanzare una soluzione nell’ambito dei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

Lo ha affermato il consigliere federale Joseph Deiss nel corso di una conferenza stampa tenuta giovedì a Ginevra. Secondo il capo del Dipartimento federale dell’economia (DFE), la Svizzera e i suoi partner del G10 sono disposti ad affrontare le discussioni “con uno spirito aperto”.

Joseph Deiss non ha escluso un accordo, a determinate condizioni, in questo nuovo round negoziale dell’OMC in corso a Ginevra, dove sono giunti una sessantina di ministri per cercare il modo di sbloccare, entro domenica, le trattative del ciclo di Doha.

Vertenze sull’agricoltura

Il “round di Doha”, dal nome della capitale del Qatar dove hanno preso avvio nel 2001 i nuovi negoziati dell’OMC, mira alla liberalizzazione degli scambi commerciali nei settori dei servizi, dell’industria e dell’agricoltura.

La conclusione di un accordo finale è stata finora ostacolata soprattutto dal braccio di ferro in corso tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo sull’apertura dei mercati nel settore agricolo, ma anche dalle divergenze tra Unione europea e Stati uniti sui tagli ai dazi doganali.

Nel dicembre scorso, ad Hong Kong, le delegazioni avevano concordato di abolire le sovvenzioni alle esportazioni, come pure l’esenzione dei dazi per il 97% delle importazioni di prodotti agricoli provenienti dai paesi meno avanzati economicamente.

Controversie sussistono invece sulla riduzione dei dazi sulle importazioni di prodotti agricoli provenienti dagli altri paesi. La proposta del G20, gruppo guidato dal Brasile e dall’India, di ridurre in media del 54% i dazi va troppo lontana, ha rilevato Joseph Deiss.

“Siamo giunti a un momento cruciale. Il compito è considerevole”, ha affermato il ministro elvetico, aggiungendo che il G10 è disposto a dare un contributo, ma è anche determinato a difendere la propria posizione.

Eccezioni per prodotti “sensibili”

La Svizzera e i suoi alleati riuniti nel G10 continuano a opporsi alla fissazione di un tetto massimo per i dazi sui prodotti agricoli e chiedono eccezioni per un determinato numero di prodotti “sensibili”, ha osservato Deiss.

Attualmente fanno parte del G10 nove paesi, ossia, oltre alla Svizzera, Islanda, Israele, Giappone, Corea del sud, Liechtenstein, Maurizio, Norvegia e Taiwan. La Bulgaria si è ritirata in vista dell’adesione all’Unione europea.

Il ministro elvetico dell’economia ha inoltre spiegato che sussiste “uno stretto legame” tra la formula di riduzione media dei dazi sui prodotti agricoli e la lista dei prodotti sensibili che dovrebbero beneficiare di prelievi più alti.

Il G10 e l’Unione europea stanno mettendo a punto un elenco comune di prodotti, ha annunciato il capo del DFE.

Appello dei contadini

Mercoledì rappresentanti dell’Unione svizzera dei contadini (USC) e delle associazioni agricole di Norvegia, Canada, Giappone, Corea del Sud e Francia, si sono riuniti nei pressi di Ginevra per lanciare un nuovo avvertimento contro una radicale liberalizzazione del settore agricolo.

Le proposte dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) si tradurrebbero in minori entrate per 3,6 miliardi di franchi per l’agricoltura elvetica, afferma l’USC.

“L’agricoltura svizzera è in pericolo”, ha affermato Jacques Bourgeois, direttore dell’USC. A suo avviso, se dovesse essere approvato un compromesso sulla base della proposta del G20, ossia una riduzione media del 54% dei dazi sui prodotti agricoli, i contadini svizzeri perderebbero oltre un terzo delle loro entrate.

“I costi di produzione non sarebbero più coperti e la produzione si fermerebbe”, ha avvertito Burgeois. Per le 65’000 aziende contadine, un’intesa sulla proposta del G20 comporterebbe la riduzione di 3,6 miliardi di franchi su un totale di entrate pari a 10 miliardi.

swissinfo e agenzie

I 149 membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) stanno negoziando una maggiore liberalizzazione degli scambi commerciali nel quadro del «ciclo di Doha», lanciato nel 2001.

Le trattative, che dovrebbero portare alla firma di un accordo nella prima metà del 2007, sono state finora ostacolate soprattutto dalle divergenze relative al dossier agricolo.

Nel dicembre scorso, ad Hong Kong, i ministri dei paesi membri dell’OMC avevano concordato la soppressione dal 2013 delle sovvenzioni accordate alle esportazioni di prodotti agricoli.

I paesi più sviluppati si erano impegnati inoltre a esentare da dazi e contingenti il 97% delle importazioni di prodotti provenienti dai paesi meno avanzati economicamente.

La Svizzera assume una posizione difensiva sul dossier agricolo, spingendo invece per una liberalizzazione dei servizi e per una diminuzione dei dazi doganali per i prodotti industriali.

I contadini svizzeri si battono contro una liberalizzazione troppo rapida del settore agricolo, considerata un’ulteriore minaccia alla sopravvivenza delle loro aziende.
Negli ultimi 15 anni, 30’000 aziende agricole hanno cessato la loro attività.
Oggi, 120’000 persone lavorano nell’agricoltura, mentre negli anni ’60 vi erano ancora 420’000 contadini.
Secondo uno studio dell’OCSE, pubblicato mercoledì scorso, i contadini svizzeri ricevono le sovvenzioni statali più elevate di tutti i paesi membri dell’OMC.

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