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Per economiesuisse “commercio mondiale da liberalizzare”

Senza aprire i mercati ai prodotti agricoli dei paesi del sud, questi ultimi difficilmente faranno concessioni in altri settori Keystone

Economiesuisse è favorevole al lancio di un nuovo ciclo di trattative per la liberalizzazione del commercio mondiale. Ma pensa si debbano aprire i mercati nel settore agricolo.

L’organizzazione padronale, favorevole ad un nuovo round negoziale, è convinta che in mancanza di un’ulteriore apertura dei mercati nel settore agricolo nella prossima riunione ministeriale di Doha, in programma dal 9 al 13 novembre, non si giungerà a un nuovo round negoziale.

«Senza un’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) forte, il rischio è grande di veder risorgere il regionalismo e il protezionismo», ha affermato Ueli Forster, vicepresidente di economiesuisse (ex Vorort), in una conferenza stampa tenuta martedì a Berna.

Per Forster, «ulteriori aperture dei mercati e regole affidabili rappresentano i presupposti per la crescita, l’occupazione e il benessere dell’economia mondiale. Un rafforzamento dell’ordine commerciale non serve solo alla Svizzera, bensì a tutte le economie».

La Svizzera è interessata a un miglioramento dell’accesso ai mercati nello scambio di merci (GATT), ma anche all’abbattimento di ostacoli al commercio nel settore dei servizi transfrontalieri (GATS) e alla protezione giuridica della proprietà intellettuale (TRIPS).

L’organizzazione degli imprenditori spera che in occasione della prossima riunione di Doha (Qatar) emerga un quadro multilaterale liberale per gli investimenti diretti transfrontalieri. Secondo economiesuisse, quest’ultimi rappresentano un fattore di crescita capitale per l’economia mondiale.

Il nuovo ciclo di negoziati dovrà superare numerosi ostacoli legati all’ambiente, ai diritti dei lavoratori, agli investimenti diretti, all’accesso ai medicinali e all’agricoltura, ha ricordato Forster.

Andreas W. Keller, presidente della commissione «Politica economica estera» dell’ex Vorort, prevede aspri confronti tra il Gruppo di Cairns, favorevole a una rapida apertura dei mercati e comprendente i paesi esportatori di prodotti agricoli capeggiati dagli Stati Uniti, e i cosiddetti «multifunzionalisti», gruppo che riunisce l’Unione europea, il Giappone e la Svizzera.

Economiesuisse si dice a favore della multifunzionalità dell’agricoltura, come praticata in Svizzera (vale a dire ad una concezione dell’agricoltura che non si limita ai suoi aspetti puramente mercantili) ma reputa anche necessario non frenare la liberalizzazione del settore. «Non possiamo continuare semplicemente sulla via del protezionismo agricolo ed esigere dai nostri partner estese aperture dei mercati in altri settori», ha detto Keller.

«Occorre raggiungere un equilibrio tra gli interessi dell’economia e quelli dell’agricoltura», ha aggiunto Keller. Secondo l’OCSE, la Svizzera figura fra i paesi con i maggiori sussidi nel campo agricolo. Per Keller, senza una soluzione equa nel campo dell’agricoltura vari paesi, in particolare del Terzo mondo, difficilmente saranno disposti a fare concessioni in altri campi.

La protezione della proprietà intellettuale è un altro dossier centrale, secondo economiesuisse. Una rinegoziazione degli accordi TRIPS sulla proprietà intellettuale per ora non si impone. Il trattato in vigore è sufficientemente flessibile. La protezione dei brevetti può essere infatti già allentata puntualmente, in caso di situazioni di emergenza come nella lotta contro l’aids nei paesi poveri, ha affermato Keller.

swissinfo e agenzie

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