Svizzera ed Europa seguono con attenzione la congiuntura negli Stati Uniti
Hard o soft landing? Il dilemma genera timori in Europa dove, dopo un decennio recessivo ed una ripresa giovane, non si auspicano coinvolgimenti nel rallentamento americano. Quali le possibili conseguenze sulla crescita della piazza economica elvetica?
Il sorprendente ribasso dei tassi d’interesse operato dalla Federal Reserve, ha dimostrato come i responsabili della politica monetaria USA fossero preoccupati dall’indebolimento della crescita della congiuntura che, negli Stati Uniti, aveva ormai sorpreso tutti per il suo vigore. Il portavoce della Banca Nazionale svizzera (BNS), Werner Abegg, rileva comunque come “non bisogna sopravvalutare il rallentamento negli Stati Uniti”. Ciò che è certo è che gli USA stanno riducendo la velocità di crocierà che era, e, nonostante tutto, è ancora, piuttosto sostenuta, indica Werner Abegg. “Al momento, non ci sono indicazioni di una recessione negli USA” conclude.
Da anni gli Stati Uniti importano molto più di quello che esportano. Ciò significa che offrono a molti produttori stranieri uno sbocco per i loro prodotti. In Svizzera la quota di esportazioni in direzione degli Stati Uniti supera il 10 per cento del totale. La domanda interna americana sembra però in calo: una contrazione del mercato del lavoro e una diminuzione dei guadagni di borsa (che nel 1998 e nel 1999 erano divenuti di massa) significano meno redditi, che si traducono rapidamente in una riduzione dei consumi. Meno consumi implicano, tra le altre cose, meno importazioni, considerato oltretutto come il dollaro ha ripreso la sua tendenza alla diminuzione nei confronti dell’euro e del franco svizzero.
Quali conseguenze potrà avere la presumibile riduzione delle importazioni americane per un paese esportatore come la Svizzera? Solo qualche parziale problema locale, indicano Werner Abegg e Michele Malingamba, responsabile degli investimenti azionari per la BSI di Lugano. Il dato principale è che la Svizzera esporta il 60 per cento dei suoi beni in Europa. Ciò che è quindi davvero importante per l’industria esportatrice elvetica è l’evoluzione economica dell’Unione europea ed il rapporto franco/euro.
Gli Stati Uniti restano tuttavia il secondo maggior cliente estero per i prodotti svizzeri. A livello elvetico, le previsioni per il 2001 parlano di una domanda interna molto forte, sostenuta da un potere d’acquisto in crescita (l’aumento dei redditi a disposizione delle famiglie è stimato attorno al 5 per cento) e da un buon livello degli investimenti. La dinamica positiva della domanda domestica dovrebbe poter, almeno parzialmente, compensare il previsto calo della crescita delle esportazioni. Michele Malingamba pur ritenendo che al momento non ci siano grandi fonti di preoccupazione, sottolinea come “quanto prodotto in Svizzera non può essere consumato interamente all’interno del paese. L’esportazione, che principalmente si dirige nei paesi dell’Unione europea e secondariamente negli Stati Uniti, è molto importante per l’economia elvetica”.
In definitiva, al momento, il barometro congiunturale svizzero indica ancora bel tempo. Ricordiamo come, secondo gli specialisti, il 2001 dovrebbe riservare una crescita del 2.3 per cento. Più che dall’ancora piuttosto indecifrabile rallentamento americano, i problemi potrebbero giungere da un apprezzamento eccessivo del franco nei confronti dell’euro, soprattutto, e del dollaro. E se è vero che il franco svizzero si sta rivalutando nei confronti del biglietto verde, dopo però essere sceso a livelli minimi, il rapporto franco/euro sembra essersi nuovamente stabilizzato.
Marzio Pescia
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