Trucioli di legno dal gusto amaro per i produttori di vino
L'idea di usare trucioli di legno per aromatizzare il vino svizzero ha scatenato l'ira dei produttori del nettare di Bacco.
Secondo loro queste nuove pratiche vanno contro la tradizione centenaria della produzione viticola e creano confusione fra i consumatori.
All’inizio dell’anno, l’Unione Europea (UE) ha dato il via libera a una normativa che permette l’utilizzo di trucioli per invecchiare il vino, una pratica enologica in voga negli Stati Uniti.
La Svizzera, legata a Bruxelles da una serie di accordi bilaterali, si appresta a mettere in pratica a sua volta questo nuovo tipo di produzione a partire dal prossimo anno.
I produttori statunitensi, sudamericani, sudafricani e australiani aggiungono da anni frammenti di legno nel vino per dargli un retrogusto di rovere. Una tecnica moderna che permette un notevole risparmio economico perché accelera il processo d’invecchiamento del vino evitando il lento e costoso processo di maturazione nelle classiche botti.
Chi in Svizzera si oppone a tale pratica sostiene che essa trae in inganno il consumatore – secondo i termini usati dalla Fondazione per la protezione dei consumatori (SKS) – e mina la qualità dei vini locali.
«Con soli 15’000 ettari di vigneti, la Svizzera è un piccolo paese produttore. Dobbiamo rimanere un mercato di nicchia e offrire vini con un determinato carattere. Non abbiamo bisogno di produrre vini su scala industriale e di qualità inferiore», sostiene Michel Duboux, presidente dell’Associazione svizzera viticoltori-vinificatori (AVV).
«Ciò che temo è che cominciando ad autorizzare l’utilizzo di trucioli di legno si permettano in seguito anche gli aromi artificiali. In tal modo si perde l’autenticità dei nostri prodotti», spiega Duboux a swissinfo.
Riuniti mercoledì in assemblea, i membri delle sedi regionali dell’AVV hanno aspramente condannato questa pratica.
Menzioni sulle etichette
Sia l’SKS che l’AVV sostengono che sulle etichette dei vini debba figurare chiaramente se sono stati invecchiati con trucioli di legno.
Ma l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), che ha avviato la procedura di revisione della legislazione in merito, propone una soluzione differente: «Sulle etichette dei vini per i quali sono stati utilizzati frammenti di legno sarà vietato scrivere «invecchiati in barili di rovere», spiega Pierre Studer, responsabile della sezione bevande alcoliche e acqua potabile presso l’UFSP.
«Negli Stati Uniti fanno una differenza fra ‘invecchiato in barili di rovere’ («aged in oak barrels») e ‘utilizzo di legno di rovere’ («oaked»), ma noi abbiamo deciso di non seguire questa pratica», aggiunge Studer.
Pragmatismo
Per l’SKS la trasparenza viene prima di qualsiasi altra cosa: «Occorre assoluta chiarezza riguardo le indicazioni sulle etichette, in modo da non ingannare il consumatore su un prodotto naturale come il vino», si legge sul sito internet della fondazione.
Dal canto suo, Monique Perrottet Richard, direttrice della Federazione svizzera dei viticoltori (FSV), ha una visione leggermente più pragmatica del problema. Secondo lei, la FSV – che rappresenta i viticoltori di tutte le regioni del Paese – non si oppone di principio all’utilizzo di trucioli di legno, ma vuole che il consumatore venga chiaramente informato in merito.
«Non credo che l’autenticità dei vini elvetici sia in pericolo, ma è importante che l’acquirente faccia una scelta sapendo che esistono due tipi di produzione di vino le cui qualità sono assai differenti», afferma.
swissinfo, Adam Beaumont
(traduzione, Anna Passera)
Il maggiore produttore di vino in Svizzera è il canton Vallese, seguito da Vaud, Ginevra e Ticino.
Negli ultimi dieci anni il vino di produzione elvetica ha costituito il 40% del mercato nazionale.
Nel 2003, per la prima volta nella storia, la produzione di vino rosso in Svizzera ha superato quella di vino bianco.
I vini svizzeri vincono spesso dei premi a livello internazionale malgrado il fatto che solo l’1% della produzione nazionale (ca. 1 milione di litri) sia esportata.
Sull’onda della liberalizzazione del mercato interno, una nuova generazione di viticoltori elvetici ha modificato la propria produzione, diminuendo la quantità per puntare sulla qualità. A tal proposito piantano nuovi vitigni e si concentrano maggiormente sulle specialità regionali di vino.
La guida Hachette dei vini 2005 – considerata la «Bibbia francese dei vini» – ha assegnato le tre stelle riservate ai vini «eccezionali» al 17% dei 190 vini elvetici recensiti nel libro. Fra i vini francesi, solo il 2% raggiungeva lo stesso brillante risultato.
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