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Unia: anche il sindacato licenzia

La nascita di Unia ha sollevato oltre un anno fa grandi speranze e attese nel mondo sindacale svizzero Keystone

Il principale sindacato svizzero, che si batte su tutti i fronti per difendere posti di lavoro, si vede costretto a licenziare a sua volta dei collaboratori.

Mentre la stampa critica questa misura, il padronato accusa Unia di mettere in pericolo la pace sociale, sostenendo scioperi per lottare contro le ristrutturazioni decise dai datori di lavoro.

“Per la prima volta il termine ‘fusione’ assume un valore positivo”, avevano dichiarato i dirigenti sindacali un anno e mezzo fa, festeggiando la fondazione di Unia, frutto dell’unione tra cinque organizzazioni dei lavoratori.

Di solito, la parola ‘fusione’ fa scattare immediatamente campanelli di allarme in casa sindacale. I matrimoni aziendali implicano quasi sempre ristrutturazioni e soppressioni di impieghi.

Ma neppure quello che è diventato il più grande sindacato svizzero ha potuto sfuggire a questa logica. Il budget 2006, approvato pochi giorni fa dai delegati di Unia, prevede anche licenziamenti.

Sinergie sindacali

Per comprimere un deficit di 8 milioni di franchi, il colosso sindacale ha deciso di stralciare una sessantina di posti di lavoro, di cui 27 tramite dei licenziamenti.

Una misura senza precedenti nel mondo sindacale svizzero, che non ha mancato di sollevare critiche da parte della stampa e interrogativi all’interno del personale.

“Sin dall’inizio avevamo detto che l’unione tra le organizzazioni sindacali avrebbe comportato determinate sinergie e non abbiamo mai dato delle garanzie per i posti di lavoro”, spiega il copresidente di Unia Renzo Ambrosetti.

La direzione del sindacato ritiene di non avere alternative, dal momento che i due terzi delle spese annuali di gestione sono dovute ai costi del personale.

“Senza i licenziamenti, ci verrebbe rinfacciato di accumulare deficit su deficit, nonché di dilapidare la sostanza e le quote versate dai nostri membri. È nostro compito gestire questa organizzazione e impiegare le risorse in modo corretto”, aggiunge Renzo Ambrosetti.

Altri 27 licenziamenti

Recentemente Unia ha dovuto rispondere anche del licenziamento di 27 persone impiegate presso l’impresa di costruzioni Hoch- und Tiefbaugenossenschaft Bern. L’azienda, messa in liquidazione in seguito a problemi finanziari, apparteneva per oltre metà al maggiore sindacato svizzero.

“Per quanto concerne questo caso bisogna dire che quasi tutti i dipendenti licenziati hanno già trovato un impiego. Inoltre i licenziamenti sono stati accompagnati da un piano sociale e da altre prestazioni che dovrebbero essere applicate da tutte le aziende in circostante simili”, sottolinea Renzo Ambrosetti.

Ma il sindacato può continuare a battersi in modo credibile contro la soppressione di posti di lavoro, quando ricorre lui stesso a simili provvedimenti?

“Non vogliamo puntare l’indice contro il sindacato per questi licenziamenti. E neppure lodare questa decisione”, afferma Rudolf Stämpfli, presidente dell’Unione padronale svizzera (Ups).

“Ma anche Unia deve imparare che dalle ristrutturazioni aziendali possono risultare dei licenziamenti. Si tratta di un processo normale, anche se non è una bella cosa. Con una ristrutturazione si vuole raggiungere una maggiore efficienza e ciò può implicare delle soppressioni di posti lavoro”.

Attacchi del padronato

Da parte del padronato non sono di certo i licenziamenti all’interno del sindacato a suscitare malcontento, ma piuttosto la strategia più aggressiva seguita dal supersindacato per lottare contro le ristrutturazioni e le decisioni dai datori di lavoro.

Al centro delle critiche figurano in particolare le minacce di agitazioni proferite da Unia per ottenere migliori condizioni di lavoro nel settore edile e il sostegno accordato dal sindacato allo sciopero dei lavoratori di Swissmetal a Reconvilier, nel Giura bernese.

Secondo Rudolf Stämpfli, Unia avrebbe sostenuto un’azione illegale a Reconvilier, dimostrando di non essere un partner contrattuale affidabile.

“Unia ha concluso mesi fa un contratto collettivo di lavoro con Swissmem, l’organizzazione padronale dell’industria delle macchine, di cui fa parte anche Swissmetal. I dirigenti sindacali avrebbero quindi dovuto far ricorso agli strumenti previsti dal contratto collettivo per giungere ad una soluzione, invece di appoggiare lo sciopero”.

Pace sociale in pericolo?

“Se il sindacato non rispetta i contratti collettivi di lavoro, anche le aziende partner potrebbero essere spinte a rimetterli in discussione. È un gioco pericoloso che minaccia la pace sociale”, aggiunge il presidente dell’Ups.

Critiche respinte in modo categorico dai dirigenti di Unia, come spiega Renzo Ambrosetti.

“Il nostro sindacato ha già firmato 500 contratti collettivi di lavoro. E, finora, è sempre stato un partner corretto e affidabile, quando si trova di fronte a datori di lavoro responsabili. Il che non è il caso ad esempio di Swissmetal, dove la direzione ha condotto una politica assolutamente inaccettabile. Ma si tratta fortunatamente di un caso più unico che raro”.

swissinfo, Armando Mombelli

Nata il 1° gennaio 2005, in seguito alla fusione tra cinque organizzazioni dei lavoratori, Unia rappresenta il più grande sindacato svizzero, con oltre 200’000 membri e un migliaio di collaboratori.

Il supersindacato è firmatario di 500 contratti collettivi di lavoro che vanno dal settore terziario a quello industriale, artigianale ed edile.

Il budget 2006, approvato il 25 marzo dai delegati, prevede spese di gestione per 160 milioni di franchi e un disavanzo di 8 milioni.

Per ridurre il deficit, l’assemblea dei delegati ha approvato il 25 marzo la soppressione di una settantina di posti di lavoro, di cui 27 tramite licenziamenti.

In Svizzera, circa il 25% dei lavoratori salariati sono affiliati ad un sindacato (30% in Francia, 29% in Gran Bretagna, 25% in Germania, 12% negli Stati uniti).
Lo sciopero rappresenta uno strumento di lotta impiegato molto raramente dai sindacati in Svizzera, dove vige da oltre 70 anni il principio della pace sociale.
La Svizzera figura tra i paesi industrializzati in cui sono state perse meno ore di lavoro in scioperi nell’ultimo decennio: solo 1,5 giorni all’anno ogni 1000 lavoratori, contro 12 in Germania o 54 negli Stati uniti.

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