GR: in Valposchiavo la cultura è in cerca di una casa
La Valposchiavo è vivace culturalmente ma senza spazi dedicati. Operatori culturali e artisti chiedono la creazione di un Centro o un Ufficio della Cultura. Il Municipio di Poschiavo è però di altro avviso. "La priorità è consolidare e valorizzare gli spazi e le progettualità già esistenti", ha risposto l'esecutivo comunale, interpellato da Keystone-ATS.
(Keystone-ATS) La Valposchiavo è un crocevia internazionale di residenze artistiche, ma gli spazi restano un tasto dolente. A gennaio la RSI ha dedicato una serie di puntate radiofoniche alla valle, facendo emergere un quadro vivace ma frammentato. A posteriori, le dichiarazioni di operatori culturali e istituzioni delineano un dibattito aperto sul futuro della cultura locale.
Letteratura, danza contemporanea, fotografia, musica: la valle ospita progetti radicati e internazionali. La scrittrice Begoña Feijoo Fariña cura dal 2018 la rassegna teatrale Compagnia Inaudita e il festival Lettere alla Valposchiavo con residenze per scrittori. Paola Gianoli, fondatrice dell’associazione Riverbero, organizza residenze coreografiche dal 2017. L’artista e mediatrice culturale e Cornelia Müller gestisce invece il progetto Artisti in Residenza dal 2013.
Ma gli spazi? “Il Cinema Rio è stato per molti anni il luogo di riferimento”, ricorda Müller. L’immobile è stato venduto oltre dieci anni fa, dopo che la popolazione aveva respinto alle urne la proposta di convertirlo in centro culturale. “A seguito della vendita è diventato un negozio di scarpe e la cultura ha cercato nuovi spazi”. Da allora, concerti e spettacoli si sono spostati in case private, giardini, magazzini della Ferrovia retica, palestre, piazze. “Ognuno ha cercato spazi privati”, osserva Müller, ringraziando Claudio Zanolari, l’albergatore che ha comprato il Punto Rosso.
Tre operatrici culturali e le loro proposte
Cornelia Müller ricorda la storia recente dello stabile vicino alla stazione ferroviaria di Poschiavo: “Il laboratorio per la lavorazione del serpentino ha chiuso e il successivo centro di formazione per falegnami non ha funzionato. L’edificio è stato venduto all’asta, dopo che il Comune aveva mostrato scarso interesse”. Sul Punto Rosso, la domanda è aperta: “Non so se possa essere acquistato dal Comune. Forse la domanda è se il Comune parteciperebbe in qualche modo alla gestione”. La sua proposta: “Un investimento del Comune dovrebbe andare a beneficio dei progetti sotto forma di utilizzo gratuito degli spazi”.
Paola Gianoli sposta l’attenzione su un primo passo concreto: “Prima ancora di un Centro Culturale, la Valposchiavo necessiterebbe di un Ufficio della Cultura”. Questa struttura dovrebbe coordinare gli attori locali, supportare nella ricerca di contributi e gestire un inventario di materiali logistici. Sul Punto Rosso, Gianoli è chiara: “Rappresenterebbe la sede ideale per un Centro Culturale, previo alcuni interventi strutturali”. Auspica “un maggiore coinvolgimento del Comune per approfondire una strategia che risponda concretamente alle necessità di tutti gli operatori”.
Begoña Feijoo Fariña invita a chiarire i termini: “Gli spazi dove organizzare e fruire di cultura a Poschiavo ci sono, più o meno onerosi. Ciò che manca è uno spazio più grande e attrezzato: un teatro che possa fungere anche da sala concerti o per performance di danza”. Se questo non fosse possibile, concorda con Gianoli: “Come prima cosa ci serve un supporto all’organizzazione, una coordinazione concreta”. Avverte però: “Realizzare la struttura richiederebbe una chiara volontà politica. Sarebbe ridicolo se alla fine avessimo ciò che vorremmo e ci costasse molto di più di ciò che spendiamo oggi”.
La posizione del Municipio
Il Consiglio comunale di Poschiavo, ovvero l’esecutivo, risponde con cautela. Alla domanda se abbia elaborato una strategia per un Centro Culturale, la risposta è netta: “In questa fase il Consiglio comunale non ha avviato un percorso specifico”. La priorità indicata è “consolidare e valorizzare gli spazi e le progettualità già esistenti, monitorando con attenzione i bisogni della comunità”.
Sulla priorità della questione, il Municipio precisa: “La ricerca di un nuovo Centro Culturale non rappresenta una priorità immediata. L’attenzione resta rivolta alla valorizzazione delle strutture e delle iniziative culturali già presenti”. L’apertura c’è, ma condizionata: “Qualora dovessero emergere condizioni concrete e sostenibili, il Consiglio valuterà ogni possibile sviluppo, nell’interesse della collettività”.
Il nodo della sostenibilità
Emergono due visioni che dovranno trovare un punto d’incontro. Da un lato gli operatori culturali, che lavorano su base volontaristica con infrastrutture di fortuna, sognano un centro multidisciplinare con palco, posti a sedere e appartamenti per artisti in residenza. Dall’altro l’esecutivo comunale, che teme investimenti onerosi e preferisce consolidare l’esistente.
Il Punto Rosso resta al centro del dibattito: già utilizzato per eventi, potrebbe diventare il simbolo di una nuova stagione culturale – o rimanere un’opportunità mancata. Nel frattempo, la cultura in Valposchiavo continua a cercare casa, adattandosi a spazi improvvisati, mentre la comunità locale resta co-creatrice attiva di un modello unico di ospitalità culturale.