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GR: Poschiavo punta sul legno

Keystone-SDA

Si chiama semplicemente "Legno 100% Valposchiavo" il progetto presentato ufficialmente questo pomeriggio a Poschiavo con l'obiettivo dichiarato di riscoprire l'importante materia prima fornita dai boschi della valle istituendo una vera e propria filiera che finora mancava.

(Keystone-ATS) L’iniziativa parte da lontano: il progetto, coordinato da Polo Poschiavo e Regione Bernina, è nato a gennaio 2024 e si concluderà il 31 dicembre 2026, sostenuto dall’Ufficio federale dell’ambiente nell’ambito del Piano d’azione Legno e dalla Regione Bernina, con un budget complessivo di circa 485mila franchi, in gran parte coperto da contributi e prestazioni dei partner.

Lunga la lista dei partner che appoggiano il programma: Polo Poschiavo, Regione Bernina, Valposchiavo Turismo, Associazione Artigiani e Commercianti Valposchiavo, Azienda forestale Poschiavo, Azienda forestale Brusio, Scuola Professionale Poschiavo, in collaborazione con i Musei Valposchiavo.

Filiera da creare

Come specifica Cassiano Luminati, direttore del Polo Poschiavo, non si è trattato di replicare quanto viene fatto per altre filiere, ma di crearne una ex novo, con caratteristiche diverse rispetto a quanto già esiste in valle: “Il legno è una filiera molto diversa da quella agroalimentare. In Valposchiavo manca la prima trasformazione: non c’è una segheria adeguata né un impianto di essiccazione professionale. Il legno quindi esce dalla valle e spesso vi rientra come semilavorato”.

Il progetto, quindi, ha lavorato sull’intera catena, dal bosco al prodotto finito, coinvolgendo aziende forestali di Poschiavo e Brusio, falegnami, Scuola professionale, Associazione Artigiani e Commercianti, Valposchiavo Turismo e Regione Bernina.

Altro tratto distintivo è il legame con il patrimonio culturale: “La collezione di mobili e oggetti presentata oggi si ispira in parte a manufatti conservati nei Musei Valposchiavo”, prosegue Luminati.

Le risorse locali

Uno degli obiettivi è sfruttare maggiormente le risorse locali: la mappatura della filiera mostra che le imprese della valle trasformano circa 1’750 metri cubi di legno all’anno, ma solo fino al 15% (circa 280 metri cubi) proviene dai boschi della Valposchiavo. Il potenziale è molto più elevato e si aggira sui 900-1’000 metri cubi.

Sul fronte energetico i numeri sono più alti: circa 3mila metri cubi di legno all’anno restano in valle come cippato (legno ridotto in scaglie, ndr.), in gran parte per il teleriscaldamento di Santa Maria, e ora possono portare il marchio 100% Valposchiavo.

Parola d’ordine: qualità

Lo studio di mercato indica che la competizione sul prezzo o sui volumi non è praticabile in modo realistico. La strada è la qualità, l’artigianalità e l’identità territoriale. “I consumatori considerano importante l’origine locale e sono disposti a pagare di più, a patto che il valore del prodotto sia chiaro e riconoscibile. Il primo mercato è la valle stessa: ristoranti, alberghi, musei e spazi pubblici possono fare da vetrina. Poi vengono l’Engadina e, in prospettiva, la Lombardia” dice il direttore di Polo Poschiavo.

Un aspetto tutt’altro che secondario, come in qualunque settore, è quello della formazione. “Con la Scuola professionale di Poschiavo abbiamo costruito un percorso di 48 ore per una ventina di persone, tra apprendisti falegnami e artigiani già attivi”. I moduli hanno toccato le tipologie di legno, il design di prodotto, il marketing e la comunicazione, la sostenibilità e la circolarità. Al modulo di design, con lo studio di progettazione Studiocharlie, hanno partecipato tre artigiani e cinque apprendisti, che hanno sviluppato i prototipi esposti. La mappatura ha evidenziato la richiesta di profili tecnici più qualificati, in particolare per le macchine a controllo numerico e la conduzione di progetti. “È un ambito che la formazione in valle potrà sviluppare” assicura Luminati.

Un sistema collaudato

Il 100% Valposchiavo ha radici all’inizio degli anni Duemila e dal 2015 i marchi sono gestiti da Valposchiavo Turismo. Funziona con due marchi: “100% Valposchiavo” per i prodotti fatti con materie prime della valle e “Fait sü in Valposchiavo” per quelli trasformati in valle. Ristoranti, macellerie, panetterie e pasticcerie, negozi di alimentari e botteghe artigianali hanno ciascuno sottoscritto una propria Charta. Il marchio non è quindi solo alimentare: certifica già prodotti artigianali e anche l’energia elettrica prodotta in valle.

Con il legno si apre un nuovo ambito, perché per la prima volta si lavora su un’intera filiera non alimentare, dal bosco al prodotto finito, con una materia prima da tracciare in tutte le fasi.

Un primo risultato concreto riguarda l’energia: ora è possibile certificare anche il cippato di legno locale destinato al teleriscaldamento. Si tratta di circa 3mila metri cubi all’anno, di cui tra 2mila e 2.500 metri cubi vanno direttamente dal bosco alla centrale di Santa Maria.

Anche prodotti realizzati con legno della Valposchiavo, come la collezioni di mobili e oggetti sviluppati nell’ambito del progetto, potranno ora venire certificati con il marchio 100% Valposchiavo. La strada per ottenere il marchio passa per la richiesta che deve essere presentata alla apposita Commissione dei Marchi.

“L’esperienza agroalimentare ci insegna che un marchio territoriale si afferma prima di tutto grazie all’adesione della popolazione e degli operatori locali, ed è da lì che intendiamo partire anche con il legno” spiega a questo proposito il direttore.

Sguardo al futuro

Ma cosa resterà di tutto questo dopo il 2026 con la chiusura del progetto? “Il risultato più concreto è la possibilità di certificare i singoli prodotti in legno con il marchio 100% Valposchiavo – risponde Luminati -. I prodotti certificati verranno inseriti nei cataloghi 100% Valposchiavo su valposchiavo.ch. La strategia indicata dallo studio è graduale: ogni falegnameria può partire da un prodotto rappresentativo, senza dover convertire la produzione al legno locale”.

Senza contare che, per collegare tutti i fili e completare la filiera, “a medio termine restano aperte le questioni della prima trasformazione e della cooperazione tra imprese, che richiederanno investimenti e accordi tra gli operatori”.

La mostra sul progetto resta aperta al Punto Rosso di Poschiavo (a pochi metri dalla stazione) fino al 17 ottobre, con gli stessi orari dei Musei Valposchiavo, e si chiude con la tradizionale “Festa del Pan Ner”, la festa dell’antico pane nero.

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