Guerra russo-georgiana: le colpe sono divise

Keystone

L'offensiva lanciata nella notte tra il 7 e l'8 agosto 2008 dalla Georgia nell'Ossezia del Sud era "ingiustificata". La reazione russa, tuttavia, è stata esagerata. È quanto emerge dal rapporto pubblicato mercoledì da una commissione di esperti guidata dalla diplomatica svizzera Heidi Tagliavini.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 settembre 2009 - 18:51

"Dal punto di vista della commissione, è la Georgia che ha scatenato la guerra attaccando Tskhinvali a colpi d'artiglieria pesante", ha dichiarato mercoledì Heidi Tagliavini, presidente della commissione d'inchiesta istituita dall'Unione Europea con l'obiettivo di valutare le responsabilità e cercare così di riportare un po' di calma nelle relazioni tra Mosca e Tbilissi.

L'offensiva contro la capitale dell'Ossezia del Sud è definita dalla commissione "ingiustificabile secondo il diritto internazionale".

Il rapporto, lungo circa 1'000 pagine, smentisce uno dei principali argomenti invocati lo scorso anno dal presidente georgiano Mikhail Saakhasvili per giustificare l'offensiva, ossia che l'esercito di Tbilissi non avrebbe fatto altro che rispondere a un'incursione delle truppe russe nel territorio della provincia separatista.

"La commissione non è in grado di considerare questa affermazione come sufficientemente solida e provata", si legge nel rapporto.

E "nessuna delle spiegazioni fornite dalle autorità georgiane" a sostegno di questa tesi "è stata convalidata", ha aggiunto la diplomatica svizzera.

La Russia ha le sue colpe

Il rapporto non risparmia tuttavia neppure la Russia. La commissione d'inchiesta rimprovera Mosca di aver contribuito ad aumentare la tensione nella regione con una serie di provocazioni, come ad esempio la distribuzione di passaporti russi agli abitanti delle due province separatiste dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia. "Dal punto di vista del diritto internazionale ciò è perfettamente illegale e non ha fatto altro che provocare la Georgia", indica a swissinfo.ch Victor Mauer, responsabile del "Center for Security Studies" del Politecnico di Zurigo.

Nel rapporto si punta il dito in particolare sulla controffensiva russa e sull'invasione della Georgia. La reazione, soprattutto nella seconda fase del conflitto, è giudicata non solo sproporzionata, ma anche "contraria alla Carta delle Nazioni Unite e alle norme fondamentali del diritto internazionale".

Heidi Tagliavini ha inoltre affermato che vi sono "serie indicazioni" secondo cui durante il breve conflitto dei georgiani sono stati vittime di "pulizia etnica" nei loro villaggi dell'Ossezia del Sud, con il tacito avallo delle forze armate russe.

La diplomatica svizzera ha pure dichiarato che rimangono "dei seri interrogativi sull'attitudine dei militari russi, che non hanno voluto o non hanno potuto porre fine alle atrocità commesse da gruppi armati o singoli individui contro la popolazione civile nei territori sotto controllo russo".

Nessun diritto alla secessione

La commissione è pure giunta alla conclusione che l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia "non hanno diritto ad una secessione dalla Georgia".

"Il diritto internazionale non riconosce la facoltà di creare unilateralmente un nuovo Stato", ed anche le eccezioni, legate a "condizioni estreme come il genocidio, non sono ancora comunemente accettate". Oltretutto, "non c'è stato genocidio" da parte della Georgia sulla popolazione dell'Ossezia del Sud, si legge nel rapporto.

Venendo meno il diritto all'autodeterminazione, gli Stati che riconoscono le due repubbliche secessioniste agirebbero al di fuori del diritto internazionale. Abkhazia ed Ossezia del Sud sono state riconosciute solo da Russia, Nicaragua e Venezuela.

Saakashvili sempre più in difficoltà

"È un rapporto sostanzialmente obiettivo; esso giunge alla conclusione che il conflitto è cominciato con l'aggressione georgiana contro l'Ossezia del Sud", ha commentato il rappresentante permanente russo presso l'Unione Europea Vladimir Chizhov.

Reazione diametralmente opposta, invece delle autorità georgiane, secondo cui nel documento "non si trova una sola parola che indichi che la Georgia abbia scatenato la guerra", ha affermato il ministro della reintegrazione Temur Iakobashvili, pur riconoscendo che "il rapporto è nell'insieme soddisfacente".

In ogni caso, l'inchiesta rischia di indebolire ulteriormente il presidente georgiano Mikhail Saakhasvili, che un anno fa si era presentato nel ruolo di vittima.

A causa dei suoi passi falsi, la Georgia non ha praticamente più speranze di entrare a far pare della NATO, in ogni caso a breve termine. "Non ha praticamente più nessun avvenire, né in Georgia né in politica internazionale", commenta Victor Mauer.

swissinfo.ch e agenzie

CRONOLOGIA

1991-1992: L'Ossezia del Sud combatte per la propria indipendenza dalla Georgia e si autoproclama repubblica indipendente con un referendum popolare. La Russia impone la tregua.

2004: Mikhail Saakashvili, neo eletto presidente della Georgia promette di riprendere il controllo sulla regione ribelle.

2006: I sudosseti proclamano l'indipendenza con un secondo referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Aprile 2008: La Russia intensifica le sue relazioni diplomatiche con l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud.

Luglio 2008: La Russia riconosce che i suoi jet sono entrati nello spazio aereo georgiano dell'Ossezia del Sud. Russia e Georgia si accusano reciprocamente di intensificare operazioni di guerra.

7 agosto 2008: Le truppe georgiane bombardano la capitale osseta Tskhinvali e passano all'offensiva.

8 agosto 2008: All'alba l'esercito russo entra nell'Ossezia del Sud e nello spazio di quattro giorni riconquista tutto il territorio e entra in Georgia.

12 agosto: Medvedev ordina la fine dei combattimenti perché "l'aggressore è stato punito e ha riportato perdite cospicue".

Nel conflitto hanno perso la vita 228 civili e 184 soldati georgiani, secondo Tbilissi. La Russia ha dal canto suo indicato di aver perso 64 uomini. Sempre secondo Mosca, tra la popolazione civile dell'Ossezia del Sud le vittime sono state 162.

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Tra Basilea e il Caucaso

Heidi Tagliavini, nata nel 1950 a Basilea, è stata ambasciatrice in Bosnia e Erzegovina. Dal 2002 ha diretto in veste di rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite la missione d'osservazione delle Nazioni Unite in Georgia.

Nel novembre del 2008 dirige, su richiesta della presidenza dell'Unione europea, la missione d'inchiesta sul conflitto in Georgia

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