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I computer della discordia La Svizzera si spacca sui laptop a scuola

un laptop su un tavolo.

L'obbligo per i liceali di portarsi un computer portatile in classe suscita aspri dibattiti nel cantone di Friburgo.

(© Keystone / Peter Klaunzer)

Le autorità scolastiche del Canton Friburgo vogliono che gli allievi che inizieranno il liceo in autunno possiedano un laptop personale. Ma il progetto, il primo nella Svizzera di lingua francese, potrebbe essere rinviato a causa della forte opposizione. Nella Svizzera tedesca, invece, la questione è affrontata molto più serenamente.

Il progetto friburgheseLink esterno è denominato BYOD (Bring Your Own Device) o AVEC (acronimo francese di Portate il vostro equipaggiamento personale di comunicazione). Prevede che ogni giovane nella scuola secondaria di secondo grado debba avere il proprio computer portatile. La misura dovrebbe entrare in vigore nel settembre 2020 e riguardare 73 classi del primo anno.

Ma il progetto si scontra con una forte opposizione. Un gruppo di genitori e insegnanti ha lanciato una petizioneLink esterno che ha raccolto oltre 1'500 firme. Gli oppositori denunciano in particolare rischi per la salute, un impatto negativo sulla qualità dell'istruzione e il costo. "Invece di fornire ulteriori aule d'informatica, lo Stato sceglie di trasferire i costi sugli studenti del primo anno, che ora sono tenuti a procurarsi un computer portatile", si sottolinea nella petizione.

Il colpo di grazia potrebbe tuttavia provenire dalla sezione friburghese dello Sciopero per il clima. Il movimento ha appena lanciato una mozione popolareLink esterno che chiede una moratoria di tre anni. Nel testo si afferma in particolare che "un maggior inquinamento digitale e un maggiore consumo non sono una risposta costruttiva alla mobilitazione dei giovani per il clima". Se la mozione andrà in porto – il che è praticamente scontato, poiché occorrono solo 300 firme dei cittadini – dovrà pronunciarsi il parlamento cantonale. E considerata la situazione politica attuale, è possibile che emerga una maggioranza a favore della moratoria.

Fronda popolare

Gli interventi sulla pagina "Forum" dedicata alle lettere dei lettori del quotidiano di Friburgo La Liberté consentono di tastare il polso dell'opinione pubblica. In una recente edizione tutti erano negativi. "Ammetto che il costo del laptop personale di mia figlia è una preoccupazione concreta. E lo è anche la sua salute e quella di tutti gli allievi", ha scritto un genitore. "L'elemento centrale della trasmissione della conoscenza è la relazione pedagogica tra il professore e suoi studenti. Inserirvi un media supplementare può solo indebolirla", ha scritto un insegnante.

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Il responsabile cantonale dell'istruzione di secondo grado, François Piccand, non si aspettava una tale levata di scudi di fronte a un progetto che a suo parere è modesto. Tanto più che nella Svizzera tedesca, la questione non suscita controversie. Intervista.

swissinfo.ch: Gli insegnanti hanno dichiarato ai di non essere stati consultati e parlano dell'obbligo di portarsi un laptop in classe come di un "diktat" dello Stato. Comprende i loro timori?

François Piccand: Non proprio, perché il progetto lascia molto margine di manovra all'insegnante. Certo, gli allievi dovranno avere con sé un computer portatile, ma spetterà all'insegnante decidere quando è opportuno utilizzarlo. Non vi è alcun obbligo per quanto riguarda l'uso. L'insegnamento sarà misto; computer e libri possono coesistere.

Il progetto BYOD comporta tuttavia cambiamenti, nuovi metodi, innovazione. Questo può spaventare certi docenti.

I laptop però costano. Si possono dunque capire le preoccupazioni finanziarie…

È vero che il prezzo è un elemento fortemente citato da una parte dei genitori. Ma si deve relativizzare. Innanzitutto, molti allievi ne hanno già uno. Uno studio condotto quattro anni fa ha mostrato che l'83% di loro aveva già il proprio laptop all'ultimo anno.

Per chi deve acquistare un computer portatile, abbiamo negoziato offerte di acquisto a prezzi preferenziali. Vogliamo anche attuare misure in modo che i genitori con mezzi finanziari limitati possano fornire un laptop ai loro figli. In alcuni casi, i laptop possono anche essere messi a disposizione gratis.

Infine, va notato che l'uso di un computer potrebbe ridurre alcuni altri costi, come l'acquisto di libri.

La contestazione, tuttavia, va oltre il prezzo e l'organizzazione dei corsi.

Ci sono davvero molte altre questioni. Si teme che la qualità dell'insegnamento diminuirà. Si pensa che si trasformeranno i ragazzi in idioti digitali. Ci sono anche paure legate al tempo trascorso davanti allo schermo e in un ambiente wifi.

In effetti, la quantità di timori che circonda questo progetto è impressionante e supera ampiamente il quadro di ciò che costituisce un'evoluzione e non una rivoluzione. Ad esempio, riguardo alla salute, è già da molto che ci sono reti wifi in classe. Ma molte paure si sono cristallizzate attorno a questo progetto, il che ovviamente rende più difficile la sua attuazione.

François Piccand, responsabile per la scuola superiore nel canton Friburgo.

(swissinfo.ch)

Nella Svizzera tedesca, il BYOD è già stato implementato in una cinquantina di stabilimenti in tredici cantoni, senza che la situazione si sia trasformata in uno psicodramma. Come si spiega?

Questa differenza è piuttosto difficile da capire. Nella Svizzera tedesca, BYOD è un sistema che si sta diffondendo e sta diventando quasi la norma, mentre nella Svizzera romanda infiamma gli animi. 

Lo si nota nel cantone di Berna. Al liceo di lingua francese a Bienne, BYOD solleva molti interrogativi, mentre in molti licei bernesi di lingua tedesca è applicato tranquillamente. Non si può parlare di una frattura digitale tra le due regioni, ma certamente di una percezione generale diversa.

Naturalmente ci sono stati dibattiti anche nella Svizzera tedesca, ma mai così passionali. Sono convinto che esiste un lato più pragmatico nella Svizzera tedesca, dove l'informatica è solo uno strumento dal quale si cerca di ottenere il meglio. Nella Svizzera romanda, i rischi legati al digitale sembrano invece chiaramente superare le opportunità. Sono differenze abbastanza sorprendenti che non possono essere comprese nel contesto stesso.

E nella Svizzera italiana?

Non esiste ancora un progetto BYOD. Ma sarà interessante. Si vedrà a quel punto se, in fatto d'informatizzazione, il problema è latino o semplicemente romando.


(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)

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