I trattori invadono Parigi. Macron, Francia voterà contro Mercosur
"Avevamo detto che saremmo venuti a Parigi ed eccoci qui".
(Keystone-ATS) Il Mercosur entra nella sua ora più politica: alla vigilia del voto che potrebbe suggellare l’accordo commerciale tra l’Ue e i Paesi sudamericani, la Confédération rurale ha fatto irruzione nella Ville Lumière, spingendosi con un drappello di trattori sotto la Tour Eiffel e all’Arco di Trionfo per contestare un testo che a Bruxelles appare ormai a un passo dalla firma.
Una pressione che in serata ha incassato l’annuncio di Emmanuel Macron: la Francia voterà contro l’intesa, posizione che l’inquilino dell’Eliseo ha ribadito al telefono a Ursula von der Leyen. Il possibile viaggio nel fine settimana in Paraguay della presidente Ue, chiamata a mettere il sigillo su un partenariato inseguito da oltre un quarto di secolo, resta affidato al riserbo. Ma la pronuncia degli ambasciatori dei Ventisette – attesa al Coreper – potrebbe spianarne la strada.
Ago della bilancia sarà l’Italia, più incline a sciogliere le ultime riserve dopo aver accolto le nuove concessioni dell’esecutivo comunitario: dalla riduzione dei dazi sui fertilizzanti importati all’esenzione degli stessi dal meccanismo di tassazione sul carbonio. Per il via libera manca ancora “l’ultimo miglio”, ha osservato il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, riferendo che i diplomatici sono al lavoro per verificare che le garanzie “siano supportate da elementi tecnici e politici”.
Il malcontento francese – già protagonista della maxi-protesta di dicembre davanti ai palazzi Ue – è riemerso all’alba, quando una ventina dei circa cento trattori presenti nell’area parigina è riuscita a superare varchi e divieti. Agli occhi degli agricoltori francesi, mobilitati anche a Bordeaux, l’intesa rappresenta una minaccia diretta: senza clausole di salvaguardia, meccanismi ‘specchio’ e controlli rafforzati, il timore è di essere travolti dalla concorrenza sleale.
Tanto da spingere la protesta fin sotto all’Assemblea nazionale, dove il clima si è fatto incandescente. Una tensione che si è tradotta nell’annuncio del voto contrario di Macron, chiamato – pur nella piena consapevolezza dell’isolamento tra le big europee – a soppesare ogni mossa in vista delle presidenziali del 2027. Il leader dell’Eliseo ha dovuto “registrare il rifiuto politico unanime” dell’arco politico nazionale, pur riconoscendo i “progressi incontestabili” compiuti dalla Commissione Ue.
La mobilitazione dei trattori si è fatta sentire sino in Grecia e la linea francese trova sponda anche in Irlanda, dove le tutele Ue sono giudicate “insufficienti”. A restare ferma è poi l’opposizione dell’Ungheria, preoccupata per il rischio di un’apertura all’import sudamericano a scapito dei redditi rurali. Resistenze che, tuttavia, non basteranno a scalfire la maggioranza qualificata necessaria al via libera qualora l’Italia decidesse di schierarsi a favore dell’intesa sostenuta a gran voce da Berlino e Madrid.
Le tutele introdotte nell’ultimo anno – è stato l’appello finale di Bruxelles, impegnata a diversificare i partner commerciali davanti al protezionismo di Donald Trump e all’assertività della Cina – consentono “a tutti i Paesi membri” di sostenere il testo “con piena fiducia”. Pur senza Parigi, a separare l’Ue dalla firma ad Asunción resta un solo voto.