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Le terapie di conversione sono ancora diffuse nella Svizzera romanda

Le terapie di conversione sono ancora diffuse nella Svizzera romanda: le testimonianze delle vittime
Le terapie di conversione sono ancora diffuse nella Svizzera romanda: le testimonianze delle vittime Keystone / Sashenka Gutierrez

Il Centro intercantonale di informazione sulle credenze (CIC) ha pubblicato la scorsa settimana un rapporto che conferma l’esistenza di terapie di conversione in ambito religioso e spirituale nei cantoni di Ginevra e Vaud. Il documento riporta, in particolare, le testimonianze delle vittime di tali pratiche.

Secondo il rapporto, le terapie di conversione provocano sofferenze profonde e durature nelle vittime, che possono spingere perfino al suicidio. Diciotto persone che hanno subito pratiche volte a modificare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere hanno testimoniato direttamente al CIC.

Gli autori e le autrici dello studio sottolineano un meccanismo psicologico distruttivo. “Il meccanismo in atto è quello di un senso di colpa amplificato. Molte vittime si presentano già con un senso di colpa legato al proprio orientamento sessuale, sentimento che viene amplificato dal fallimento dei tentativi di modifica”, spiegano. Questo fallimento viene spesso interpretato come una mancanza di fede o una debolezza personale.

L’indagine del CIC, condotta tra il 2023 e il 2026, si basa su 41 interviste, osservazioni e l’analisi di numerosi documenti. “Il nostro studio dimostra in modo inequivocabile che nei cantoni di Vaud e Ginevra esistono effettivamente pratiche volte a modificare o reprimere l’orientamento affettivo e sessuale o l’identità di genere”, afferma Manéli Farahmand, direttrice della ricerca.

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“Disordine” o “ferita”

Queste pratiche si presentano solo raramente sotto l’etichetta di “terapie di conversione”. Costituiscono un continuum che va da programmi strutturati a forme più diffuse e meno visibili. Tra queste figurano preghiere con imposizione delle mani, letture guidate, sedute di esorcismo o anche “trattamenti energetici”.

Tutti questi approcci condividono una visione in cui l’eterosessualità e la binarietà di genere sono considerate norme naturali o divine. Qualsiasi identità non conforme viene quindi trattata come un “disturbo” o una “ferita”.

Lo studio rileva una predominanza di queste pratiche in alcuni ambienti cristiani (evangelici, cattolici tradizionalisti e carismatici), il che riflette innanzitutto le realtà demografiche della Svizzera. Pratiche analoghe vengono individuate anche in contesti New Age o di spiritualità olistiche.

Strumenti di sensibilizzazione

Alla luce di queste constatazioni, il CIC sta preparando strumenti di sensibilizzazione. “Riconoscere l’esistenza di queste pratiche porta finalmente a riflettere sull’accoglienza delle persone che ne sono vittime”, conclude il gruppo di ricerca.

Sul piano giuridico, i cantoni di Neuchâtel, Vallese e Vaud hanno già vietato queste terapie. A Ginevra è attualmente all’esame un progetto di legge. Al momento non esiste alcuna legislazione federale in materia, ma il Consiglio federale si è dichiarato pronto ad adottarne una. La palla passa ora al Consiglio degli Stati.

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