Rive dei laghi: il groviglio tra norme e diritti dei proprietari
Il 44% delle sponde del Ceresio e circa il 30% di quelle del Verbano sono in mano a privati - Com’è possibile, se la legge le vuole pubbliche?
Rive dei laghi pubbliche e accessibili a tutti, sempre. È l’obiettivo fissato in diverse leggi sia federali sia cantonali. Poi però la realtà è ben altra: in Ticino abbiamo rive tra le più privatizzate del paese. E anche quando non sono edificate sono solo in parte accessibili. Com’è possibile?
194.5 metri sul livello del mare. È la quota fissata nero su bianco nel regolamento cantonale sul demanio pubblico che definisce il livello sotto il quale le rive del lago Verbano vanno considerate terreno di tutti. E quindi aperte, accessibili e percorribili.
Nel contempo però il registro fondiario precisa indiscutibilmente come diverse proprietà private si estendano ben oltre questo limite di 194.5 metri e occupino significative porzioni di rive e spiagge. Lo si vede liberamente consultando il sito delle mappe online dell’Ufficio della geomatica cantonale.
Si creano così fasce di terreno sulle rive che possono venir descritte come proprietà private in zona demaniale. Il paradosso è che il demanio pubblico per definizione appartiene invece allo Stato. E quindi?
Il minimo che si possa dire è che situazioni del genere non aiutano a chiarire e risolvere un tema attuale da sempre: quello della restituzione alla fruizione pubblica delle rive dei nostri laghi.
Conflitto programmato
L’art. 6 cpv. 2 della legge sul demanio pubblico fa però una precisazione importante. “I limiti del demanio stabiliti dal diritto federale e dalla presente legge hanno la preminenza su quelli risultanti dal registro fondiario”.
Dunque la fascia demaniale è o dovrebbe essere prima di tutto pubblica?
“Secondo me non è così facilmente interpretabile, perché la nozione di proprietà è di diritto federale”, rileva l’avvocato Filippo Gianoni, esperto di diritto amministrativo e presidente della Commissione federale di stima.
“La legge sul demanio pubblico dà la preminenza effettivamente alle norme di diritto pubblico. Però accanto a queste bisogna applicare anche le norme di diritto privato. Ecco che possono sorgere delle situazioni conflittuali”.
Leggi, regolamenti, convenzioni
È uno degli elementi emersi nell’ultima puntata di Falò dedicata alle rive dei laghi e che contribuisce a spiegare l’intricato groviglio attorno al tema del loro recupero.
La legge federale sulla pianificazione del territorio specifica come occorra tenere libere le rive dei laghi e agevolarne il pubblico accesso. Codice civile svizzero e legge cantonale sul demanio pubblico precisano inoltre come le acque pubbliche, che comprendono l’alveo e le rive dei laghi, non possano, salvo prova del contrario, essere soggette alla proprietà privata.
Nel contempo la proprietà privata viene protetta a livello costituzionale e norme cantonali prevedono la possibilità di garantire, tramite convenzioni, un uso esclusivo del demanio a operatori privati.
Senza dimenticare le basi della pianificazione del territorio, dove i principi di legge vanno applicati ponderando, caso per caso, i vari interessi in gioco.
Ponderare o aprire?
“In tutto il Verbano è l’unico tratto di riva sul quale è necessario auspicare che la gente passi da lì? O ci sono altre situazioni in cui io e lei possiamo bagnarci liberamente senza dover pagare, senza dover sormontare troppi ostacoli formali o fisici per dover entrare nell’acqua?”, chiede Luciana Mastrillo, responsabile dell’Ufficio cantonale del piano direttore, sottolineando come le alternative comunque esistano.
“L’interesse pubblico è presente ma va dimostrato che è assoluto e che non ci sono altri interessi che hanno un legittimo peso. Anche il turismo in fin dei conti è un interesse pubblico per il cantone, no?”.
Un’impostazione che si ritrova anche nella scheda P7 del piano direttore cantonale. Il documento specifica come il recupero delle aree demaniali per aumentare la pubblica fruizione delle rive vada coordinato con le attività di campeggi e lidi a lago.
“Si fanno le leggi e poi non si applicano. Perché ci sono degli interessi forti che bloccano l’applicazione di certi principi, in questo caso il turismo”, replica il consigliere nazionale Bruno Storni, uno dei primattori del movimento che chiede libero accesso al sentiero delle rive.
“Non è una crociata contro i campeggi, ma a Tenero sono loro a ostacolarci. Il problema va risolto ovunque ma cominciamo a risolverlo dov’è più facile e qui in fondo è semplicissimo: l’accesso c’è, è solo chiuso da reti metalliche. Basta non posarle”.
Tanto privato, poco pubblico
Quello del libero accesso alle rive dei laghi è un tema con radici lontane nel tempo e mai veramente risolto.
Il Ceresio in particolare è il lago con le rive più privatizzate della Svizzera. Stando ai dati pubblicati dal Dipartimento del territorio, il 44% delle sponde del lago di Lugano è in mano a privati. Lungo il Verbano il tasso di esclusività si aggira attorno al 30%.
“La situazione è abbastanza triste”, commenta Daniele Polli, coordinatore dell’Associazione Rive pubbliche della Svizzera italiana. “Il cantone ha un compito molto importante per i prossimi anni, nel tentativo di recuperare il più possibile di queste rive”.
“È una situazione che arriva da lontano, almeno dagli anni ‘60”, aggiunge Ivo Durisch, coordinatore dell’Associazione Cittadini per il territorio. “Con l’inizio del boom turistico, i terreni a lago sono stati venduti a famiglie svizzere tedesche o straniere e sono stati così tolti alla collettività”.
“Adesso la situazione è completamente compromessa”, conclude.
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