Inflazione ancora in calo in Svizzera, scende allo 0,4% in luglio
Nuovo lieve calo dell'inflazione in Svizzera: il rincaro su base annua si è attestato allo 0,4% in luglio, dopo lo 0,5% di giugno, che era seguito allo 0,6% di aprile e maggio.
(Keystone-ATS) Stando ai dati pubblicati oggi dall’Ufficio federale di statistica (UST), nel settimo mese dell’anno l’indice dei prezzi al consumo ha totalizzato 101,1 punti. La progressione annua è nella fascia bassa delle aspettative: gli analisti interpellati dall’agenzia Awp scommettevano infatti su valori compresi fra +0,3% e +0,6%. A livello mensile i prezzi si sono contratti dello 0,1%, un dato che anche in questo caso rientra nella fascia bassa delle stime: i pronostici andavano infatti da -0,2% a +0,1%. Giugno aveva segnato perfetta stabilità (0,0%).
Secondo gli esperti dell’UST la flessione dell’indice rispetto al mese precedente è riconducibile a vari fattori, tra cui la riduzione dei prezzi del trasporto aereo, del diesel e della benzina. Per via dei saldi stagionali meno cari sono anche risultati indumenti e calzature. Sono invece costati di più i servizi nel ramo paralberghiero, l’olio da riscaldamento, così come per il noleggio auto e il car sharing.
Più in dettaglio, interessante è l’evoluzione dei prodotti alimentari, che mettono a referto un +0,1% mensile e un -1,3% annuo, così come quella del comparto abitazione ed energia (rispettivamente +0,2% e +1,4%), che comprende le pigioni, un punto di spesa che tende a diventare costantemente più caro in Svizzera.
Come si ricorderà l’inflazione in media annua si era attestata nel 2025 allo 0,2%, un dato che fa seguito all’1,1% del 2024 e al 2,8% del 2022 (massimo da 30 anni). L’ultimo valore negativo risale al 2020, quando era stato registrato -0,7%.
L’indicatore elvetico di luglio è a livelli sensibilmente inferiori al 2,9% misurato nell’Eurozona (in rialzo dal 2,8% di giugno), mentre riguardo agli Stati Uniti l’ultimo dato disponibile concerne l’indice PCE (Personal Consumption Expenditures), che in giugno è salito del 3,7%, dopo il 4,1% di maggio.
Tornando in Svizzera, in luglio i prezzi dei prodotti indigeni sono saliti dello 0,1% nel confronto con giugno, mentre quelli dei prodotti importati sono scesi dell’1,1%. Su base annua i primi segnano +0,5%, i secondi nessuna variazione. Lo zoccolo dell’inflazione – che nella definizione dell’UST è il rincaro totale senza quello concernente prodotti freschi e stagionali, energia e carburanti – mostra una variazione rispettivamente di -0,1% (mese) e di +0,3% (anno).
L’UST calcola anche un indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA), misurato con la metodologia in uso nell’Unione europea, con l’obiettivo di raffrontare i dati elvetici con quelli delle nazioni comunitarie. Visto da questa prospettiva luglio presenta variazioni del +0,3% (mese) e del +0,7% (anno).
Il rincaro stabilito dall’UST ha una grande importanza in vari ambiti: dalle negoziazioni salariali agli affitti, passando per il calcolo dei contributi di mantenimento nell’ambito dei divorzi. Come noto l’efficacia dell’indice dei prezzi al consumo nell’illustrare il costo della vita percepito dai consumatori è peraltro spesso al centro di grandi discussioni. Questo è particolarmente vero in Svizzera perché, per motivi metodologici, il tasso calcolato dai funzionari di Neuchâtel non comprende i premi dell’assicurazione malattia di base, un punto di spesa che anche nel 2026 è stato in forte progressione nei bilanci delle famiglie elvetiche.
L’inflazione è monitorata con attenzione dalla Banca nazionale svizzera (BNS), che persegue come obiettivo la stabilità dei prezzi, che essa intende come una variazione compresa tra lo 0 e il 2%. A partire dal 2024 l’entità guidata dal presidente della direzione Martin Schlegel ha operato sei tagli successivi del tasso guida (l’ultimo il 19 giugno 2025), che hanno portato l’indicatore allo 0,0%. Negli ultimi quattro esami trimestrali della situazione economica e monetaria la BNS ha lasciato invariato il costo del denaro. Il prossimo appuntamento è in programma il 24 settembre.
Nell’anno in corso la Banca nazionale si aspetta un aumento dei prezzi dello 0,6%. Gli esperti di ulteriori entità quali la Segreteria di Stato dell’economia (Seco), Economiesuisse, UBS e altri istituti scommettono su valori compresi fra 0,4% e 0,8%, mentre per il 2027 le stime vanno dallo 0,6% all’1,0%.