Iniziativa 10 milioni: il governo si oppone
Il consigliere federale Beat Jans, rappresentanti dei Cantoni e partner sociali hanno lanciato oggi la campagna del Governo contro l'iniziativa UDC "No a una Svizzera da 10 milioni!". Il testo minaccia la via bilaterale con l'Unione europea (Ue).
(Keystone-ATS) L’esecutivo e il Parlamento respingono il testo, chiamato anche Iniziativa per la sostenibilità, che sarà sottoposto al voto popolare il prossimo 14 giugno, ha ricordato oggi Jans ai media a Berna. Con la sua approvazione si creerebbe maggiore incertezza in tempi già complicati, ha spiegato.
Il ministro della giustizia ha messo in guardia dalle conseguenze per le relazioni fra Svizzera e Ue: “L’iniziativa rimette in causa la via bilaterale nel suo insieme”, ha detto.
Come noto, il testo esige che la popolazione svizzera non superi i 10 milioni d’abitanti entro il 2050. Per ottenere il suo scopo, prevede misure che possono andare fino alla denuncia degli accordi di libera circolazione delle persone con Bruxelles.
Secondo il Governo, un tale scenario avrebbe ripercussioni economiche importanti: “La fine degli accordi bilaterali I provocherebbe perdite di entrate pari a diversi miliardi di franchi per l’economia svizzera”, ha sottolineato Jans.
Carenza di personale
Rappresentanti dei governi cantonali e delle parti sociali hanno avvertito che, in caso di necessità, le imprese, gli ospedali, le case di cura e altre strutture pubbliche non potrebbero più assumere personale dall’Ue/AELS senza dover espletare formalità amministrative. La carenza di personale colpirebbe in primo luogo le regioni rurali.
Il presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), Fabio Regazzi, ha messo in guardia in particolare dalle conseguenze per le piccole e medie imprese, che rappresentano “oltre il 99% delle aziende e circa un terzo degli impieghi in Svizzera”, ha ricordato.
Molte di queste già oggi hanno difficoltà a reperire personale qualificato. “Numerose PMI cercano disperatamente muratori, falegnami, panettieri, personale di servizio o operatori sanitari”, ha detto durante la conferenza stampa.
A suo dire, la penuria di manodopera rischia di accentuarsi con l’invecchiamento della popolazione. Senza immigrazione, sul mercato del lavoro mancherebbero fra le 20’000 e le 30’000 persone all’anno. “Per colmare queste lacune, dobbiamo poter reclutare specialisti stranieri, spesso provenienti da Ue o AELS”, ha aggiunto.
Problemi di sicurezza
Anche il presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS), Pierre-Yves Maillard, ha invitato a respingere l’iniziativa. A suo avviso, il progetto arriva in un momento particolarmente delicato sul piano demografico. “Oggi siamo confrontanti a un ‘papy-boom’ (il ‘boom dei nonni”, ndr.)” con l’arrivo alla pensione della generazione dei baby-boomer, ha spiegato. “Si tratta proprio del momento in cui abbiamo bisogno di giovani forze lavoro per compensare questo shock demografico”.
L’iniziativa potrebbe però avere anche conseguenze a livello di sicurezza, poiché la partecipazione della Confederazione agli accordi di Schengen e Dublino potrebbe essere minacciata, minando la cooperazione di polizia a livello europeo. “Senza accesso alle banche dati dell’Ue, la lotta alla criminalità e al terrorismo sarebbe più difficile”, ha avvertito Jans. Una situazione simile indebolirebbe la sicurezza interna.
Il Consiglio federale suggerisce piuttosto di far fronte alle sfide della crescita demografica con misure mirate. “Dobbiamo gestire la crescita, non mettere in pericolo la prosperità e la stabilità del Paese”, ha concluso il consigliere federale.