Isis: ong, oltre 400 morti accertati in battaglia Kobane
(Keystone-ATS) Sono oltre 400 i morti accertati nella battaglia di Kobane, nel nord della Siria, da quando lo Stato islamico (Isis) ha lanciato un’offensiva per conquistarla, il 16 settembre. Lo afferma l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), aggiungendo che però il numero reale potrebbe essere il doppio. I morti sono 219 jihadisti, 164 combattenti curdi che difendevano la città, 9 membri di milizie loro alleate e 20 civili, quattro dei quali sono stati decapitati dall’Isis.
L’Iran intanto ha denunciato “la passività della comunità internazionale” di fronte all’offensiva dell’Isis sulla città di Kobane. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, è necessario fare di più per fermare i jihadisti e in particolare “sostenere il governo siriano contro i terroristi”.
La dichiarazione appare una risposta alla Turchia, il cui presidente, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato oggi di ritenere che Kobane sia ormai sul punto di cadere nelle mani dei jihadisti dell’Isis e di giudicare necessaria un’operazione militare di terra in Siria e in Iraq. Kobane “è sul punto di cadere” nelle mani dei jihadisti, ha affermato Erdogan visitando un campo di profughi siriani a Gaziantep, nel sud della Turchia.
“Il terrorismo non sarà fermato dai raid aerei e fintanto che noi non collaboreremo in vista di un’operazione di terra d’intesa con coloro che già combattono sul terreno”, ha aggiunto il presidente turco sollecitando la comunità internazionale a cambiare strategia.
“Sono passati mesi senza che alcun risultato sia stato ottenuto”, ha insistito. Ankara pretende fra l’altro dagli Usa un impegno per la futura rimozione del presidente siriano Bashar al-Assad – e l’introduzione di una no fly zone sulla Siria – in cambio di un suo intervento diretto contro l’Isis a Kobane, che dista pochi chilometri dal confine turco, come ha ribadito ieri alla Cnn il premier Ahmet Davutoglu.
Il governo turco è peraltro accusato da più parti di avere sostenuto, o quanto meno favorito, negli ultimi anni le milizie islamiche in Siria – jihadisti compresi – all’interno del fronte anti-Assad, dopo la rottura di Erdogan con il governo un tempo alleato di Damasco.