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Al via negoziati a Islamabad, ancora stallo ma si tratta a oltranza

Keystone-SDA

In una Islamabad blindata da migliaia di soldati dispiegati nelle strade, americani e iraniani si sono incontrati per quelli che il New York Times ha definito "storici colloqui di pace".

(Keystone-ATS) Quello tra Jd Vance e Mohammad Bagher Ghalibaf è infatti il faccia a faccia di più alto livello tra i due Paesi dalla Rivoluzione islamica iraniana del 1979, e dai primi contatti diretti dal 2015, quando sotto la presidenza Obama fu raggiunto un accordo sul programma nucleare iraniano, abbandonato poi da Donald Trump.

Negoziati ad oltranza ma “col dito sul grilletto”, in un clima di sfiducia reciproca e di smentite incrociate, dallo sblocco americano dei beni iraniani al transito di navi da guerra Usa nello stretto di Hormuz, che resta il nodo principale. I colloqui, ha confermato la Casa Bianca, si svolgono in formato trilaterale, con la presenza di funzionari del Pakistan che hanno facilitato il cessate il fuoco di due settimane.

La delegazione statunitense è guidata dal vicepresidente JD Vance, accompagnato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero di Trump. Nutrita la squadra iraniana, rappresentata, tra gli altri, dal suo influente presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, nonché dal ministro degli esteri Abbas Araghchi. Dal canto suo il Pakistan è presente col capo di stato maggiore dell’esercito, il feldmaresciallo Syed Asim Munir.

I colloqui sono durati due ore prima che le delegazioni si fermassero per una pausa, per poi riprendere i lavori anche con una nutrita schiera di esperti: segno che ci sono anche varie tecnicalità da risolvere prima di affrontare i nodi centrali della trattativa, dai programmi nucleare e missilistico iraniano alla eventuale rimozione delle sanzioni contro Teheran. È dunque atteso un terzo round di discussioni.

I negoziati diretti sono seguiti a una mattinata di mediazione da parte del premier pakistano Shehbaz Sharif, mentre Teheran stabiliva le proprie linee rosse, tra cui il controllo dello Stretto di Hormuz e il pagamento di riparazioni di guerra. Ma anche lo sblocco dei beni iraniani e un cessate il fuoco da far rispettare in tutta la regione, compreso il Libano, due pre-condizioni poste per il faccia a faccia.

Un rapporto senza fonti delle agenzie di stampa iraniane ha affermato che l’accettazione dello sblocco dei beni iraniani in Qatar (e in altre banche estere) e la limitazione degli attacchi israeliani in Libano erano sufficienti per avviare colloqui diretti, anche se fonti Usa hanno smentito la prima notizia e le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno continuato i loro raid contro Hezbollah, facendo 18 vittime nel sud del Paese dei cedri. Mentre in serata il premier Benjamin Netanyahu ha avvisato che Israele sotto la sua guida “continuerà a combattere il regime terroristico dell’Iran e i suoi proxy”, rivendicando risultati “storici” per aver “annientato” i programmi nucleari e missilistici balistici di Teheran.

Versioni contrastanti anche sul transito di navi da guerra Usa nello stretto di Hormuz per bonificarlo dalle mine piazzate disordinatamente dai pasdaran, come annunciato da Trump. La tv di stato iraniana ha negato, spiegando che una nave americana ha fatto dietrofront dopo che Teheran aveva minacciato di attaccarla entro 30 minuti se avesse varcato lo stretto. Ma in serata il Comando Centrale Usa (Centcom) ha confermato che due due navi da guerra americane, la USS Frank E. Peterson e la USS Michael Murphy, hanno attraversato Hormuz per una operazione di sminamento. Forse solo un gioco delle parti per non ammettere reciproche concessioni fatte per tenere in vita negoziati fragilissimi.

“Negozieremo con il dito sul grilletto”, aveva avvisato alla vigilia la portavoce del governo iraniano Fatemeh Mohajeran, segnalando una profonda sfiducia da parte di Teheran, che Trump continua a minacciare di attacchi ancora più pesanti in mancanza di una intesa. E dopo i primi round di colloqui, l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, riferisce che i colloqui sono stati oscurati da una “grave” disputa sullo Stretto di Hormuz, “dopo che le parti hanno raggiunto la fase di scambio delle bozze di testo per un possibile accordo quadro ma le consuete ‘richieste eccessive’ della delegazione Usa hanno ostacolato i progressi”.

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