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Italia: Marrazzo; ultimo giorno da uomo politico, basta vado via

(Keystone-ATS) ROMA – Il giorno della fine dell’uomo pubblico Piero Marrazzo inizia con la fuga da casa e la determinazione a dimettersi subito. Recidere tutti i fili con una vita che è già passato, iniziata il 4 aprile 2005 con una vittoria insperata sul favoritissimo governatore del Lazio uscente Francesco Storace. Una vita da abbandonare, quella da Presidente della Regione Lazio, travolta da uno scandalo, un video con un trans e quattro carabinieri ricattatori.
Fuggire da casa non per essere lontano dalla famiglia ma per rifuggire dai riflettori, da quella pressione mediatica che lui, da giornalista, conosce molto bene: via dall’assedio di telecamere e reporter per trovare rifugio in una struttura religiosa.
Dopo l’ennesima notte difficile, trascorsa con la famiglia nella casa dei giorni felici, la decisione: andare in un convento. E dimettersi subito. “Basta voglio chiudere, non voglio più avere contatti con la vita politica, basta col passato”, le parole dette mentre firma le dimissioni.
Firmate a casa perché nel frattempo la fuga di notizie aveva costretto l’ex presidente ad un dietrofront: non più Montecassino, per paura dei giornalisti, ma alla ricerca di un altro convento che lo potesse ospitare. Alla fine le ore passano e nessuna struttura è disponibile a farsi carico della situazione. Troppa pressione, troppo interesse da parte dei giornali.
Marrazzo, ormai ex presidente ma ancora giornalista Rai in aspettativa, resta a casa. E affida a poche righe ufficiali il suo dramma politico-privato. Quello dell’uomo: “le mie condizioni di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione”.
Poi parla da ex governatore e sottolinea “finché mi è stato possibile ho operato per il bene della comunità laziale, mi auguro che questo mi possa essere riconosciuto al di là degli errori personali che posso aver commesso nella mia vita”. Le ultime parole da presidente della Regione sono già le parole di un privato cittadino, di “un uomo distrutto”.

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