La comunità ebraica ferita al cuore

GIovedì sera a Lugano luci di speranza e solidarietà alla comunità ebraica Keystone

Un coro di sdegno. L’attacco alla comunità ebraica del Ticino ha suscitato una condanna unanime, oltre che profondo sgomento.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 marzo 2005 - 12:36

A pochi giorni dagli incendi alla Sinagoga e al negozio Buon Mercato, seguite da minacce telefoniche, molti interrogativi rimangono aperti. E anche le ferite.

"La matrice antisemita di questi attacchi infami – commenta a swissinfo Elio Bollag, portavoce della comunità israelita in Ticino – mi pare sia evidente. Sono fatti gravissimi che cristallizzano in me un sentimento di profonda offesa come cittadino svizzero e luganese".

Lavare il fango dell’offesa



Bollag ricorda infatti che in Svizzera mai prima d’ora è stato compiuto un fatto così grave. Un fatto nel segno dell’intolleranza che lascerà profonde cicatrici. "Lugano, dove vivo e abito, è sempre stata considerata una delle città più belle del mondo. Ora purtroppo sarà la città dove bruciano le sinagoghe".

"Ci vorrà molto tempo per lavare il fango di questa offesa. Ma l’impegno, soprattutto quello delle autorità politiche, dovrà essere corale. Certo, sono deluso e arrabbiato – aggiunge Bollag – ma l’abbraccio affettuoso dell’opinione pubblica è una consolazione".

Affetto e solidarietà espresse anche giovedì sera nel corso di una fiaccolata contro ogni forma di razzismo e di intolleranza a cui hanno preso parte il vescovo di Lugano, rappresentanti del Municipio, della chiesa riformata e della comunità islamica e dei partiti.

Passività e silenzi sono insidiosi



Ora Bollag si aspetta da parte del Governo cantonale, che ha fermamente condannato il gesto, "un segnale forte, chiaro, senza alcuna ambiguità". Un appello condiviso anche da Boël Sambuc, vice presidente della Commissione federale contro il razzismo.

Boël Sambuc, che parla di atti gravissimi anche dal punto di vista simbolico, deplora tuttavia il ritardo delle reazioni del mondo politico, a cominciare dallo stesso Consiglio federale. Solo alcuni membri – come il presidente della Confederazione - si sono espressi, individualmente.

"In casi come questi – afferma - occorre immediatamente marcare i limiti, fare sentire la voce dello Stato di diritto. Se si esita, ci rimangono soltanto gli occhi per piangere".

Rispetto a paesi come la Francia o la Germania, la Svizzera "mostra una passività incomprensibile. Una passività pericolosa – osserva la vice presidente - perché permette la diffusione di un sentimento di impunità che può essere devastante".

L’intolleranza concerne tutta la società



Decisa condanna, inoltre, anche nei confronti di quei partiti politici che militano a favore dell’abolizione della norma penale sul razzismo e che banalizzano la xenofobia. Un problema, questo, al centro di infuocate critiche anche in Ticino.

"Uno stato di diritto – conclude – ha il dovere di proteggere tutti i cittadini. Uno stato di diritto deve esprimere senza ambiguità la volontà di lottare contro il razzismo e l’odio. E’ un dovere della società civile. Nessuno è al riparo".

Secondo don Azzolino Chiappini, professore alla Facoltà di teologia di Lugano, è il momento di fermarsi e riflettere. "Di fronte ad atti come questi – dichiara a swissinfo – dobbiamo interrogarci sui valori di rispetto, di tolleranza, di convivenza civile. Quanto è accaduto è il segno di una società malata, incapace di dialogare.

"Mi auguro – continua – che si tratti del gesto di un balordo. Se così non fosse, allora dobbiamo avere paura. Non tanto di chi questi atti li compie. Ma specialmente di noi che li tolleriamo o che, inconsciamente, permettiamo che si sviluppino".

Dalle parole ai fatti



Alfred Donath, presidente della Federazione svizzera delle comunità israelite, è scioccato e sorpreso. "Sorpreso – spiega a swissinfo – perché questa azione criminale era del tutto inattesa. Un’azione che si inserisce nel solco di quanto purtroppo si verifica all’estero".

Certo, occorre attendere i risultati dell’inchiesta per farsi un’idea più precisa. "Ma una cosa è evidente – esclama Donath - in Svizzera ora l’espressione di sentimenti razzisti e antisemiti ha oltrepassato una soglia mai superata prima. Un fatto che desta grande preoccupazione".

"La frontiera tra l’ostilità, la discriminazione e la violenza – osserva il presidente – è spesso sottile. I fatti di Lugano lo dimostrano. Ecco perché al di là delle parole di indignazione e di condanna, al di là delle manifestazioni di affetto e di solidarietà, noi chiediamo degli atti concreti."

swissinfo, Françoise Gehring, Lugano

Fatti e cifre

Nella notte di domenica 13 marzo 2005, bruciano la Sinagoga e un negozio gestito da ebrei
Seguono minacce telefoniche, in cui ignoti esprimono compiacimento per l’accaduto
350 le persone che in Ticino formano la comunità israelita; 17.700 in Svizzera
La comunità è stata costituita dagli ebrei giunti in Ticino tra il 1910 e il 1920

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In breve

Ci vorranno una decina di giorni per conoscere i primi risultati delle indagini.

L'inchiesta è condotta a 360 gradi per stabilire l’esatta matrice degli incendi alla Sinagoga di Lugano e al negozio Buon Mercato (uno dei più vecchi di Lugano).

Giovedì sera oltre un migliaio di persone sono scese in piazza per manifestare solidarietà alla comunità ebraica. Per dare luce alla speranza.

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