La Svizzera nei film

A volte di un film ci colpisce la storia, a volte i personaggi, a volte i paesaggi. Il piacere di vedere il proprio paese in pellicole di grande successo è un evento abbastanza raro per gli svizzeri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 gennaio 2004 - 12:18

Una lista, tutt’altro che esaustiva, per ripercorrere gli scenari elvetici di film svizzeri e no.

La Svizzera nei film? La mente deve sforzarsi un po’ prima di chiamare alla memoria qualche titolo. Di certo c’è una qualche versione di Heidi, la ragazzina che vive nelle Alpi svizzere col nonno, le capre e il suo amico Peter. È un po’ fuori moda, ma resta pur sempre il personaggio svizzero più conosciuto all’estero.

Alla mente si affaccia anche il mondo surreale di “Beresina” (1999) di Daniel Schmid: Palazzo federale a Berna trasformato in una reggia, i cunicoli nelle montagne per difendersi dal nemico e un’ironia che investe tutto il paese.

Il tema "Svizzera", declinato politicamente, è legato anche alla Seconda guerra mondiale e al ruolo di rifugio agognato attribuito alla Confederazione. "L'ultima speranza" (1945) di Lindtberg e "La barca è piena" (1981) di Markus Imhoof parlano dell'odissea dei disperati che bussarono alle porte del paese. Stesso tema, ma con ambientazione moderna, per "Il viaggio della speranza" di Xavier Koller, che nel 1990 vinse l'oscar come migliore film straniero.

Nella stessa orbita ruota anche “Die Schweizermacher”, una satira del 1978 che metteva alla berlina il sistema di concessione della nazionalità elvetica agli stranieri. Qualche hanno prima, nel 1973, Brusati aveva affrontato un tema simile in “Pane e cioccolato”, storia di un emigrato italiano in Svizzera interpretata da Nino Manfredi. Un regista italiano, dunque, che scopriva con la sua macchina da presa la Confederazione elvetica.

Il fascino della Svizzera francese

A Ginevra Krzystztof Kieslowski aveva girato “Film rosso”, l’ultimo di una trilogia comunemente ritenuta un capolavoro. Al regista polacco, Soletta dedica una mostra fotografica. Gli scatti sono di Piotr Jaxa, che ha curato la fotografia dei più importanti film di Kieslowski. Jaxa vive da anni in Svizzera e ha immortalato in una serie di fotografie anche la valle di Poschiavo, una delle tre valli di lingua italiana del canton Grigioni.

Piace girare in Svizzera anche a Jean-Luc Godard, uno dei vati della Nouvelle vague francese. Del resto Godard con la Svizzera ha un legame affettivo molto forte, sua madre era figlia di una nota famiglia di banchieri elvetici. Tra i suoi film ambientati nella Svizzera francese si possono citare “Passion” (1982), Nouvelle vague (1990) e Eloge de l’amour (2001). Tra l’altro i film citati sono coproduzioni a cui hanno partecipato anche case di produzione elvetiche.

Tra i registi della Svizzera francese che amano ambientare i film a casa loro, troviamo Alain Tanner, con film come “Jonas che avrà 25 anni nel 2000” (1976) e “La Salamandra”.

Scenari che conquistano il mondo

Oggi buona parte dei film con paesaggi svizzeri sono indiani. Bollywood ha una vera e propria passione per gli idilli alpini e un’industria cinematografica che può permettersi di trasferire tutto un set in un paese straniero. Del resto per i ghiacciai elvetici è passato anche James Bond e a San Moritz erano sbarcati per le “Vacanze di natale” diversi comici italiani.

Le montagne hanno qualche attimo di gloria anche nel recentissimo film tedesco “Il miracolo di Berna” che prende spunto dalla vittoria della Coppa del mondo di calcio da parte della Germania nel 1954. La finale si giocò nello stadio della capitale elvetica. Per raggiungerla i protagonisti del film attraversano le Alpi. Un viaggio inverosimile, poiché venendo dalla Germania s’incontra prima Berna delle Alpi, ma che il regista ha spiegato con il bisogno di filmare una Svizzera che corrispondesse al cliché dei tedeschi.

swissinfo, Doris Lucini

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