Marcel Proust (1871-1922) pagò i giornali affinché pubblicassero recensioni positive de "La Strada di Swann" (1913), il primo tomo di "Alla Ricerca del Tempo Perduto".

In occasione della vendita a Parigi, domani 30 settembre, di un raro esemplare di quel volume, una serie di lettere dell'autore rivelano che usò metodi non propriamente corretti per ottenere buona stampa.

Sul suo sito internet, France TV Info parla addirittura di "corruzione". "L'autore francese pagava affinché delle critiche elogiative de "La Strada di Swann" venissero pubblicate sui giornali", rivela oggi il Guardian online.

"Le scriveva lui stesso e le faceva battere a macchina dal suo editore (Louis Brun, un dipendente di Grasset) affinché non ci fossero tracce della sua scrittura", aggiunge il giornale britannico in riferimento alle lettere del romanziere, che insieme ad altri scambi epistolari, rientrano nel lotto messo in vendita da Sotheby's.

Stampato su "carta giapponese imperiale", il volume messo all'asta fu regalato dallo stesso Proust a Louis Brun per ringraziarlo di averlo "aiutato ad orchestrare lo stratagemma", scrive FranceTV Info.

Secondo il Guardian, lo scrittore avrebbe sborsato 300 franchi affinché un commento positivo del suo libro venisse pubblicato in prima pagina sul quotidiano Le Figaro. Altri 660 franchi furono pagati per altri elogi sul "Journal des Débats".

Nell'astuto esercizio di autopromozione, "Du côté de chez Swann" viene descritto come un "piccolo capolavoro" che "spazza in un soffio i vapori soporifici" degli altri libri pubblicati in quei giorni. La scrittura, "quasi troppo luminosa per l'occhio (...) suggerisce la quarta dimensione del cubismo".

In una lettera, Proust tuona contro "Le Figaro", deplorando che il giornale abbia cancellato la menzione "l'eminente Marcel Proust" da un articolo su di lui.

È noto che lo scrittore parigino pagò di tasca sua per la pubblicazione del primo tomo di quello che viene ormai considerato come uno dei massimi capolavori della letteratura mondiale. E però, prima di pubblicarlo, l'editore Bernard Grasset non manifestò particolare entusiasmo per "La Strada di Swann": "È illeggibile", disse, prima di cedere alle pressioni Louis Brun.

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