Linea dura di Ue e Nato con Putin, ‘d’ora in poi reagiremo’
Se mai in futuro si cercherà di trovare il momento preciso in cui l'Europa ha deciso di cambiare passo nel conflitto ucraino, forse si potrà risalire a questi giorni. Non tanto per le decisioni prese nel pratico.
(Keystone-ATS) Il Gymnich di Wicklow, come ogni consiglio informale che si rispetti, si risolve in un giro di chiacchiere, in agenda non ci sono azioni esecutive. Ma la sensazione comune è che la Russia sia andata troppo in là, che il caso di Lipsia sia uno spartiacque.
Ursula von der Leyen e Mark Rutte, da Bruxelles, hanno scelto di apparire insieme per lanciare un messaggio di unità. Ue e Nato ci sono, sono unite, e promettono di “alzare la pressione su Mosca” e “di essere pronte a reagire all’irresponsabilità di Mosca in modo più rapido ed efficace”.
La presidente della Commissione, in particolare, ha usato parole molto forti e lucide. “Si è trattato di un attacco perpetrato da agenti russi sul territorio dell’Unione Europea utilizzando materiale di tipo militare: non lo tollereremo. Gli europei devono fare i conti con la dura realtà che questa è la nuova normalità alla quale dobbiamo adattarci”, ha avvertito.
Il segretario generale della Nato le ha fatto eco: “La Russia ha aumentato la sua spregiudicatezza ma non ci spaventa”. Se l’intenzione del Cremlino, con queste operazioni clandestine, era quella d’intimidire i Paesi europei e spingerli a ridurre il sostegno per Kiev, rischia di ottenere l’esatto contrario. Il presidente del Comitato Militare alleato, l’italiano Giuseppe Cavo Dragone, è stato molto chiaro nella sua analisi. “A coloro che ancora ignorano o negano che la Russia stia conducendo una guerra ibrida nei territori degli Alleati: Lipsia non è un caso isolato e distogliere lo sguardo non fa altro che premiare l’aggressore”. Ed è una melodia che riverbera anche tra i prati verdi ed umidi del resort irlandese dove si sono riuniti in conclave i 27 ministri degli Esteri dell’Ue.
L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas non s’è persa in giri di parole. L’ondata di attacchi ibridi in Europa, sempre più cinetici peraltro, potrebbe dare “una svegliata” a quei Paesi più restii a menare duro con le sanzioni (la Grecia, tanto per dire, ha voluto stralciare il giro di vite ai servizi marittimi che avrebbe colpito la flotta ombra russa). Nella sala in cui si sono visti i ministri, a quanto apprende l’agenzia di stampa italiana Ansa, aleggiava un’aria ben più cupa del solito, figlia del senso d’urgenza. E dunque. A breve diversi Paesi annunceranno forniture di missili intercettori all’Ucraina, anche sulla spinta della ‘moral suasion’ tedesca: Berlino intende andare avanti come un panzer sugli aiuti a Kiev. La Russia ha preannunciato “una dura reazione” alla decisione di chiudere il consolato russo a Bonn e la Casa Russia a Berlino e ha accusato la Germania di avere “deliberatamente lanciato una vera e propria provocazione, il cui scopo era quello di inasprire le relazioni russo-tedesche”. Il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani è stato telegrafico: “Disinformazia”.
Non è tutto. Un gruppo consistente di Paesi ha chiesto di limitare l’erogazione dei visti turistici a russi e bielorussi nonché di bloccare l’ingresso nell’Ue ai veterani della guerra in Ucraina – se poi sarà confermato che il sospettato di Lipsia è entrato con un visto concesso dall’Italia, la pressione non potrà che aumentare.
“Quest’estate la Russia ha bombardato i civili con intensità senza precedenti, eppure i russi hanno continuato ad arrivare nei paesi europei e a godere della loro ospitalità: così non può andare”, ha sintetizzato Kallas. Infine c’è la questione dei soldi. Kiev ha bisogno di fondi extra, dato che le rotte dell’export via Mar Nero sono bloccate e dunque perde introiti. Il dibattito sull’uso dei fondi russi è tornato in voga e la novità sta nel fatto che la Commissione starebbe esplorando l’ipotesi di spostare il denaro (185 miliardi) fuori dalla belga Euroclear e trasferirlo in un veicolo europeo, superando così il veto opposto sinora.