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MO: Israele ignora critiche, amplia colonie ebraiche

(Keystone-ATS) Le critiche della comunità internazionale per la politica di colonizzazione della Cisgiordania non fermano Israele che oggi ha dato il suo placet a due controversi progetti edilizi a Gerusalemme Est e inoltre in Cisgiordania ha legalizzato con un espediente un avamposto selvaggio di insediamento.

Netta la condanna dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), espressa dal portavoce presidenziale Nabil Abu Rudeina. Ha inoltre ribadito che senza il totale congelamento della politica di insediamenti i palestinesi non torneranno al tavolo dei negoziati di pace con Israele.

Secondo quanto ha riferito un membro dell’opposizione in seno al consiglio comunale di Gerusalemme, Pepe Alalou (Meretz, sinistra sionista), il municipio ha dato luce verde a un progetto che autorizza la costruzione nell’arco dei prossimi tre anni di 130 appartamenti in un sito inizialmente destinato alla costruzione di un albergo nel quartiere ebraico di Ghilo, alla periferia di Gerusalemme est, a un tiro di schioppo da Betlemme.

Ghilo è in un’area rivendicata dai palestinesi assieme al resto del settore orientale della città, occupato da Israele nel 1967 e poi da quest’ultimo proclamato parte della sua “eterna e indivisibile capitale”. Uno status che non è riconosciuto dalla comunità internazionale. Ghilo è uno dei quartieri ebraici costruiti da Israele dopo il 1967.

Al tempo stesso la radio pubblica ha riferito che il municipio ha pure dato il suo assenso a due altamente controversi progetti che prevedono la costruzione di un centro commerciale con mpio parcheggio e di un sito turistico vicino alla piscina di Siloe, nel quartiere arabo di Silwan, ai piedi della Città Vecchia. Nel rione sono frequente disordini e scontri tra i 40 mila abitanti palestinesi e alcune decine di famiglie di coloni ebrei che vi si sono insediati.

In Cisgiordania, infine, le autorità d’occupazione hanno concluso un accordo col Consiglio degli insediamenti ebraici grazie al quale sarà legalizzato un avamposto di insediamento selvaggio, Ramat Ghilad, a sud di Nablus, del quale la Corte Suprema aveva ordinato lo sgombero.

Lo scorso 18 dicembre l’avvio di gare d’appalto per la costruzione di 1028 abitazioni in tre insediamenti, a Gerusalemme est e in Cisgiordania, aveva provocato un duro comunicato congiunto di condanna da parte di Gran Bretagna, Francia, Germania e Portogallo. Tutti gli insediamenti ebraici nei territori occupati sono illegali agli occhi della comunità internazionale.

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