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Netanyahu per ora non si ferma, raid nel sud del Libano

Keystone-SDA

Nel Libano meridionale continuano a sfrecciare i droni e a fischiare le bombe.

(Keystone-ATS) Segnale inequivocabile della maniera in cui il governo di Israele, mentre in parallelo si gioca una partita cruciale per il Medio Oriente lungo l’asse Washington-Teheran, intende proseguire nel gestire il fronte del conflitto dichiarato con Hezbollah, che intanto resta militarmente attivo vicino al confine nord: facendo cioè ampio ricorso all’uso della forza, in nome della necessità di “difendersi” da una “minaccia” considerata esistenziale, anche mantenendo alcune zone del Paese confinante occupate dalle proprie truppe.

Una linea, quella tracciata dal premier Benjamin Netanyahu, che si traduce in continui raid e incursioni in distretti libanesi come quelli di Tiro, Nabatieh e Sidone, da cui spesso non vengono risparmiati civili, pur se gli obiettivi annunciati sono sempre militari. E che risulta pienamente operativa nonostante più volte, dall’inizio delle ostilità lo scorso 2 marzo, siano stati annunciati accordi di tregua per le aree sconvolte dalle violenze.

Dove, al momento, non hanno evidentemente sortito effetti diretti neanche le prese di posizione a favore di uno stop reale dell’escalation bellica da parte di diversi attori regionali e internazionali, da papa Leone XIV all’Unione Europea, passando per diverse capitali mediorientali.

Negli attacchi israeliani delle ultime 24 ore sono stati segnalati almeno 5 morti: oltre al sindaco di Al-Rayhan (Rihan, nel distretto di Jazzine), Ali Badie, si parla di una persona uccisa a Maakarah (Tiro) e di tre in località di Nabatieh.

Ma le notizie di missili lanciati, ordigni sganciati, case distrutte e scorribande di droni d’assalto hanno continuato a susseguirsi sui media locali anche al di là di questi episodi, con ritmo martellante. Segnalati anche diversi feriti, tra cui un soldato libanese, preso di mira dallo stesso drone, secondo l’esercito di Beirut, per ben due volte.

L’esercito israeliano ha chiarito di aver attaccato, “nell’ultima giornata”, oltre 70 posizioni di Hezbollah, aggiungendo di aver “eliminato sette terroristi” appartenenti alla milizia nel giro di una settimana. Mentre il gruppo armato filo-iraniano, da parte sua, ha continuato nel frattempo a rivendicare, come in giornate precedenti, attacchi con droni lanciati miratamente contro le truppe israeliane. Nella località di Majdal Zoun (Tiro) sono stati inoltre riferiti combattimenti terrestri diretti. Da inizio conflitto, secondo il ministero della Sanità libanese, sono morte almeno 3.756 persone e ferite 11.632.

Nuovi episodi di grave violenza continuano a essere riportati anche in altre zone in cui sono presenti le forze israeliane. Stando all’agenzia Wafa, tra i più recenti c’è quello riguardante un 29enne palestinese con disabilità, ferito all’addome e a una gamba da colpi d’arma da fuoco sparati da militari israeliani a Duma (Cisgiordania). Il ragazzo è stato poi trasportato in ospedale per ricevere cure mediche.

Nella Striscia di Gaza, invece, un palestinese è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti quando un drone militare israeliano ha colpito un gruppo di civili vicino all’ingresso del campo profughi di al-Bureij.

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