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Aumentano i casi di cancro all’intestino tra i giovani adulti: la Svizzera dovrebbe abbassare l’età minima per lo screening?

immagine di una cellula tumorale su uno schermo
Immagine al microscopio di una cellula di cancro al colon. Keystone / Laif Jens Gyarmaty

I casi di tumore all'intestino tra i giovani adulti aumentano a livello globale, e alcuni Paesi hanno già abbassato l’età minima per lo screening. In Svizzera, esperti ed esperte avvertono che una misura simile potrebbe non essere sufficiente per risolvere il vero problema: la bassa partecipazione ai controlli già esistenti.

Ogni anno quasi un milione di persone al mondo muore di cancro colorettale, oggi la secondaCollegamento esterno causa di decesso per tumore a livello globale dopo il cancro ai polmoni. In Svizzera è il terzo tumoreCollegamento esterno più comune sia per gli uomini che per le donne, con circa 4’500 nuove diagnosi e 1’600 decessi all’anno.

Il tumore colorettale, noto anche come tumore dell’intestino, colpisce prevalentemente gli adulti più anziani. In Svizzera, per esempio, le persone di 55 anni e oltre hanno rappresentatoCollegamento esterno l’86% delle diagnosi nel periodo 2017-2021. Ma mentre i casi in questa fascia d’età si sono stabilizzati o sono diminuiti negli ultimi anni, in molti Paesi – Svizzera compresa – si registra un aumento significativo delle diagnosi tra gli under 50, i cosiddetti casi a esordio precoce.

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Negli Stati UnitiCollegamento esterno, il tasso di incidenza tra le persone sotto i 50 anni è aumentato del 2,4% ogni anno tra il 2012 e il 2021. Anche in CanadaCollegamento esterno, AustraliaCollegamento esterno e Nuova ZelandaCollegamento esterno si è registrataCollegamento esterno una crescita significativa negli ultimi vent’anni tra i giovani, mentre tra le fasce d’età più anziane il tasso è generalmente diminuito o rimasto stabile.

In Svizzera, il tasso di incidenza tra gli uomini di 25-29 anni è quadruplicatoCollegamento esterno, passando da 0,9 casi ogni 100’000 abitanti nel periodo 1992-1996 a 3,7 nel 2017-2021. Tra gli uomini di 30-34 anni è aumentato da 1,6 a 6,4. Una tendenza simile è stata osservata anche tra le donne, ma in modo meno marcato.

L’incidenza nella fascia 20-39 anni è aumentataCollegamento esterno in modo significativo anche in diversi Paesi europei – tra cui Francia, Belgio, Germania e Regno Unito – dal 1990 alla metà degli anni 2010, una  tendenza che è proseguitaCollegamento esterno fino ad oggi.

Lo screening può dimezzare i decessi per tumore colorettale

Le ragioni dell’aumento non sono ancora del tutto chiare. Alcuni fattori di rischio – tra cui il consumo di alcol, il fumo, la scarsa attività fisica e una dieta ricca di carne rossa o trasformata e povera di fibre – sono diventati più comuni negli ultimi decenni, ma gli studi suggeriscono che non siano sufficienti, da soli, a spiegare il fenomeno.

Dal momento che le cause restano incerte, manca anche una strategia di prevenzione mirata. Questo ha spinto gli esperti e le esperte a puntare sulla diagnosi precoce – se non lo si può prevenire, si può perlomeno cercare di individuare il tumore colorettale quando è più facile da trattare e la probabilità di sopravvivenza è più alta. Alcuni Paesi, tra cui Stati Uniti e Austria, hanno già abbassato l’età minima dei programmi di screening.

In Svizzera il programma di screening per il cancro intestinale inizia a 50 anni e ha dimostrato di ridurre in modo significativo il numero di decessi, secondo Swiss Cancer ScreeningCollegamento esterno, un’associazione che monitora e promuove questi controlli. Senza screening, circa due persone su 100 in Svizzera morirebbero di cancro intestinale prima degli 80 anni; con lo screening (tramite invito o su prescrizione medica), la proporzione scende a una su 100.

Nel Paese il tasso di sopravvivenza per il tumore colorettale è già tra i più alti d’Europa, ma la diagnosi precoce rimane cruciale: oltre il 90% delle persone diagnosticate allo stadio I della malattia sopravviveCollegamento esterno almeno cinque anni, contro meno del 13% allo stadio IV, la fase più avanzata.

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Altri sviluppi

Il tumore intestinale si sviluppa quando le cellule del colon o del retto crescono in modo incontrollato; spesso inizia con la formazione di piccoli polipi benigni che possono impiegare anni a diventare maligni.

Esistono due principali test di screening. Il test del sangue occulto nelle feci rileva la presenza di sangue nelle feci non visibile a occhio nudo. È un esame economico e non invasivo, che richiede una preparazione minima da parte del paziente. Tuttavia, può non individuare polipi che non sanguinano, e deve essere ripetuto ogni due anni. Se il test risulta positivo, si procede con una colonscopia.

La colonscopia è un esame più approfondito e più invasivo. Un medico utilizza una telecamera flessibile per esaminare l’intero colon e, se vengono individuati polipi precancerosi, può rimuoverli direttamente durante la procedura. È un esame più costoso rispetto al test fecale e richiede una preparazione specifica (come il digiuno e l’assunzione di un lassativo), ma è considerato il gold standard nella pratica clinica. In genere la colonscopia va ripetuta ogni dieci anni.

Se viene diagnosticato un tumore colorettale, il trattamento dipende dallo stadio della malattia. I casi in fase iniziale sono spesso trattati con un intervento chirurgico, talvolta seguito da chemioterapia; i tumori avanzati che si sono diffusi ad altri organi possono richiedere una combinazione di chirurgia, chemioterapia e radioterapia.

Bassa partecipazione allo screening

Nelle fasi iniziali i sintomi del tumore colorettale – come alterazioni nei movimenti intestinali, dolore addominale o sangue nelle feci – sono spesso lievi o assenti; perciò, è fondamentale sottoporsi ai test di screening.

Ma “i programmi di screening sono inutili se le persone non si fanno testare”, afferma Michael Scharl, primario del Dipartimento di gastroenterologia ed epatologia dell’Ospedale universitario di Zurigo.

In Svizzera il tasso di partecipazione allo screening colorettale rimane ben al di sotto del 65% raccomandato dalle linee guida europeeCollegamento esterno. Nel 2012 era intorno al 40%Collegamento esterno e da allora è cambiata poco, nonostante dal 2013 l’assicurazione sanitaria di base abbia iniziatoCollegamento esterno a rimborsare lo screening per le persone tra 50 e 69 anni. Nel 2017, ultimo dato disponibile, era salita solo al 48%Collegamento esterno.

I costi non sono uguali per tutti

Per molti, il costo degli esami rappresenta un ostacolo: uno studioCollegamento esterno sulla partecipazione allo screening in Svizzera ha rilevato che le franchigie elevate e l’assenza di assicurazione complementare sono associate a tassi di adesione più bassi.

In Svizzera una colonscopia può costare tra gli 800 e i 2’500 franchi, mentre un test delle feci costa circa 50 franchi. Ma il prezzo effettivamente pagato dai pazienti varia molto a seconda della loro copertura assicurativa e dell’esistenza o meno di un programma di screening nel cantone di residenza.

Nei cantoni che dispongono di programmi organizzati, le colonscopie e i test fecali sono quasi interamente coperti dall’assicurazione di base (senza applicare la franchigia), con una partecipazione del paziente pari al 10% del costo dell’esame. Nei cantoni senza programmi organizzati, invece, i pazienti sostengono l’intero costo di tasca propria, a meno che non abbiano già raggiunto la franchigia annuale, momento in cui l’assicurazione comincia a coprire le spese.

Questo sistema crea incentivi disomogenei nel Paese: la partecipazione tendeCollegamento esterno infatti a essere maggiore nei cantoni con programmi organizzati. Per aumentarla, “rendere il test completamente gratuito per la fascia d’età raccomandata sarebbe un incentivo significativo”, afferma Scharl.

L’Ordinanza sulle prestazioni dell’assicurazione malattie (OPre) è la legge federale svizzera che definisce tutte le prestazioni sanitarie coperte dall’assicurazione di base obbligatoria. Tra queste ci sono anche alcuni esami di screening oncologico: la mammografia ogni due anni per le donne dai 50 anni in su, lo screening del tumore del collo dell’utero ogni tre anni, e lo screening per il tumore colorettale per chi ha tra i 50 e i 74 anni, tramite test fecale ogni due anni o colonscopia ogni 10. Il limite superiore di età per lo screening colorettale è stato innalzato da 69 a 74 anni nel 2025.

Ogni cantone decide se introdurre un programma organizzato, che di solito prevede l’invio di inviti per posta alle persone idonee – rispettando i limiti di età posti dalla legge federale. In Svizzera, 15 cantoni su 26 offrono un programma di questo tipo e altri tre prevedono di introdurlo, secondo Swiss Cancer ScreeningCollegamento esterno. Nei restanti cantoni, lo screening è opportunistico: i test vengono effettuati su richiesta del medico, senza inviti sistematici.


Gli esperti chiedono più informazione pubblica

Oltre ai costi, anche la percezione del rischio influisce sulla scelta di partecipare o meno allo screening. Il fatto che l’adesione sia più bassa tra gli under 60 suggerisce che gli adulti tra i 50 e i 59 anni percepiscono il loro rischio di sviluppare questo tumore come sufficientemente basso da rinunciare allo screening. Eppure, pur aumentando con gli anni, il rischio in questa fascia d’età è già sufficienteCollegamento esterno da giustificare lo screening, che permette di rilevare polipi precancerosi e tumori in fase iniziale.

Secondo Philippe Groux, vicepresidente di Swiss Cancer Screening, servono campagne d’informazione più incisive. Cita come esempio i cantoni Giura e Neuchâtel: “Il loro programmaCollegamento esterno congiunto è molto attivo e informativo, e non a caso ha uno dei tassi di partecipazione più alti”.

“Serve una comunicazione più mirata, magari tramite campagne di salute pubblica, per far capire che lo screening è importante anche in età più giovane”, concorda Scharl.

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Nuove politiche

Oltre ad aumentare la partecipazione, alcuni esperti ritengono che la Svizzera dovrebbe iniziare lo screening a 45 anni invece che a 50. Uno studioCollegamento esterno guidato da Scharl all’Ospedale universitario di Zurigo ha analizzato circa 2’800 colonscopie e ha scoperto che i tassi di rilevazione di tumore colorettale e polipi precancerosi tra i 45-49enni erano simili a quelli tra i 50-59enni, sia per gli uomini che per le donne. I risultati suggeriscono che anticipare lo screening potrebbe consentire di individuare tra i quarantenni un numero di casi paragonabile a quello osservato tra i cinquantenni.

Ma, osserva Groux, “i politici in Svizzera non sono molto interessati a promuovere le attività di prevenzione e i programmi di screening”. La conoscenza delle opportunità di screening rimane limitata nel Paese, aggiunge, e non solo per quanto riguarda il cancro.

Secondo Groux, tuttavia, si intravedono segnali che una modifica della legge federale per abbassare l’età di screening sia perlomeno presa in considerazione. I cantoni, infatti, possono decidere se istituire un programma organizzato, ma le fasce di età coperte dall’assicurazione di base sono stabilite a livello federale. “Alcuni colloqui sono iniziati a livello politico, ma non è ancora stata presa nessuna decisione”, afferma.

A livello cantonale, un numero crescente di regioni sta valutando l’introduzione di programmi organizzati. Nel 2024, il parlamento di Zurigo ha chiesto al Governo locale di esaminare la fattibilità di un programma di screening; l’esecutivo ha rispostoCollegamento esterno che sta analizzando i requisiti legali e operativi.

Alcuni Paesi hanno già abbassato l’età di screening

Nel 2021 la statunitense Preventive Services Task Force ha aggiornatoCollegamento esterno le proprie linee guida raccomandando di iniziare lo screening a 45 anni invece che a 50. Due anni dopo, nel 2023, il tasso di partecipazione tra i 45-49enni era salitoCollegamento esterno al 34%, rispetto al 21% del 2019.

La maggior parte dei Paesi europei continua invece a iniziare lo screening a 50 anni. Solo in Austria l’età minima è stata abbassataCollegamento esterno a 45 nel 2023, ma lo screening avviene solo su prescrizione medica e l’accesso resta disomogeneo tra le diverse regioni e strutture del Paese. Il Giappone, al contrario, ha innalzato l’età minima raccomandata da 40 a 45-50 nel 2024.

In Cina, le linee guida raccomandano che le persone di 40 anni e oltre si sottopongano a una valutazione del rischio: i soggetti ad alto rischio vengono indirizzati allo screening a partire dai 40 anni, gli altri dai 50.

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Altri sviluppi

Fare più screening è sempre meglio?

Lo screening oncologico può salvare la vita, ma implementare un programma su larga scala presenta anche dei potenziali svantaggi, tra cui il rischio di falsi positivi, l’esecuzione di procedure non necessarie e costi aggiuntivi per pazienti e sistemi sanitari.

L’eccesso di diagnosi – ovvero l’individuazione di tumori a crescita lenta che forse non si sarebbero mai trasformati in cancro – ha portato molti Paesi a essere prudenti, ad esempio per quanto riguarda lo screening del tumore al senoCollegamento esterno sotto i 50 anni.

Ma per il tumore colorettale è diverso, soprattutto quando si utilizza la colonscopia, sottolinea Scharl. “È il gold standard. Le colonscopie sono sicure e forniscono una risposta chiara e definitiva”, afferma.

“Il 30% di questi tumori viene scoperto solo allo stadio IV. A quel punto, le probabilità di sopravvivenza crollano: il tasso di sopravvivenza a cinque anni è appena del 10-15%”, osserva Scharl. “Ecco perché lo screening va fatto quando non si hanno sintomi. È proprio allora che conta di più – prima che il tumore si manifesti”.

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A cura di Nerys Avery/vm/ts

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