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Nyt: svolta, ‘ospita’ pezzo pagato da lettori

(Keystone-ATS) WASHINGTON – Se volete che il vostro giornale si occupi di temi dimenticati dai grandi media vi tocca mettere mano al portafogli: con questo spirito il New York Times, ha ‘ospitato’ un articolo sull’accumulo dei rifiuti nell’Oceano Pacifico, nella sua sezione Scienza, avviando un nuovo esperimento di politica editoriale in un momento in cui infuria la polemica tra Google e Murdoch sui costi delle notizie consultabili gratis sul web.
Un’operazione, quella del New York Times, alla luce del sole. L’articolo della giornalista, Lindsey Hoshaw, ovviamente freelance, si concludeva così: “I costi del viaggio sono stati sostenuti dai lettori di spot.us, un’organizzazione no-profit che appoggia il giornalismo indipendente”.
Il sistema è semplice. Strutture come spot.us, ma negli Usa ce ne sono molte altre (per fare due esempi, ‘pro-publica’ e ‘voice of san Diego’) organizzano sul web la raccolta dei fondi, una sorta di colletta scaricabile dalle tasse, in grado di permettere ai giornalisti di poter scrivere e investigare sui temi più diversi, spesso trascurati dai media tradizionali.
L’articolo in questione è costato ai naviganti 6000 dollari. Tra loro il fondatore di Craiglist, un notissimo sito dove si può vendere e comprare di tutto, rigorosamente di seconda mano, e Jimmy Wales, padre di Wikipedia. Per la cronaca, quest’ultimo ha contribuito per 20 dollari. Un po’ poco per un miliardario, ma perfettamente in linea con lo spirito che muove queste iniziative, cioé il lavoro capillare, dal basso.
Invece che poche donazioni da grandi gruppi industriali, questi gruppi privilegiano piccoli contributi ma tantissimi, in lungo e in largo nel paese, resi possibile grazie alle potenzialità della rete. Anzi, proprio per evitare eventuali pressioni di strutture esterne sui progetti giornalistici, ogni contributo non può coprire più del 20% del costo dell’intero progetto.
In fondo si tratta dello stesso sistema di raccolta fondi che ha permesso il candidato Barack Obama di poter tener testa alla sua ‘ricchissima’ rivale, Hillary Clinton, nella battaglia per la candidatura democratica alla Casa Bianca, il cosiddetto ‘crowfunding’, il finanziamento di massa. Stavolta però, invece di sostenere un candidato, il popolo del web punta ad aiutare i giornalisti e le loro inchieste.
E’ una forma di impegno politico più sofisticato ma non meno rilevante, tenuto conto il vincolo strettissimo che lega l’informazione e la formazione dell’opinione pubblica, in una società così sensibile ai media, come quella americana. Il sito pubblica un elenco dei temi su cui si stanno cercando i fondi e quanti soldi mancano per realizzarlo. Ovviamente l’essere no profit non vuol dire rinunciare a vendere i propri prodotti sul mercato. “Se qualche testata intende comprare i diritti dei nostri articoli – si legge nel sito – tutte le vostre donazioni saranno rimborsate”.

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