Ortega cancella le elezioni politiche
In Nicaragua è pronta una nuova stretta autoritaria. Ad annunciarlo è stato il presidente Daniel Ortega, che in un discorso per l'anniversario della Rivoluzione sandinista del 1979 ha affermato che nel Paese non si terranno più elezioni "competitive".
(Keystone-ATS) Una svolta che apre la strada a un sistema senza alternanza elettorale dopo la scadenza dell’attuale mandato, prevista nel 2027. “Qui non ci saranno più elezioni per evitare che tentino di prendere il governo e il potere”, ha dichiarato Ortega. “È finita l’epoca in cui partiti sostenuti dagli yankee e dai somozisti avrebbero potuto governare” ha aggiunto, riferendosi agli Stati Uniti e ai sostenitori dell’ex dittatore Anastasio Somoza, rovesciato nel 1979 dai sandinisti.
Dopo avere già guidato il Nicaragua negli anni Ottanta, l’80enne Ortega, ora ricomparso in pubblico dopo circa due mesi di assenza, ha ripreso il potere nel 2007, mantenendolo ininterrottamente da allora.
In questi 19 anni, ha progressivamente concentrato il potere nelle proprie mani e in quelle della moglie Rosario Murillo, nominata “copresidente” con le riforme costituzionali del 2025, che hanno anche esteso il mandato presidenziale da cinque a sei anni.
Le elezioni del 2021 erano già state contestate dalla comunità internazionale dopo l’arresto dei principali candidati rivali, mentre oggi gran parte dell’opposizione è in carcere o in esilio.
La svolta di queste ore arriva dopo anni di repressione del dissenso. Secondo l’Onu, il pugno di ferro contro le proteste dell’aprile 2018 provocò oltre 300 morti, mentre altre organizzazioni umanitarie, tra cui il Centro Nicaraguense per i Diritti Umani, stimano più di 500 vittime, in larga parte studenti.
La Chiesa cattolica, che aveva tentato di mediare durante la crisi del 2018 e offerto sostegno ai manifestanti, è da allora diventata uno dei principali bersagli del regime sandinista. Mentre, secondo il Consiglio per i diritti umani dell’Onu, il governo ha trasformato il Nicaragua in uno “Stato autoritario”.
Gli Stati Uniti definiscono il regime una dittatura e hanno imposto sanzioni a oltre 2.350 funzionari e ai loro familiari, mentre Managua ha rafforzato i rapporti militari e di intelligence, attraverso Laureano Ortega, con Russia e Cina.
La deriva del regime ha avuto conseguenze anche nei rapporti con l’Italia. Dopo la recente richiesta del ministro degli Esteri Antonio Tajani di estradare l’ex brigatista Alessio Casimirri, condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro e rifugiato da decenni nel Paese centroamericano, Managua ha interrotto le relazioni diplomatiche con Roma.
Con la cancellazione delle elezioni, Ortega completa dunque la trasformazione del Nicaragua in un sistema privo di competizione politica, consolidando il controllo del regime sandinista su istituzioni, forze armate e magistratura.