Per anziani immigrati accesso arduo ad aiuti in caso di violenze
In Svizzera gli anziani con un passato migratorio sono confrontati a un "insieme di ostacoli" che limita fortemente l'accesso all'assistenza in caso di violenza domestica, secondo uno studio nazionale pubblicato oggi.
(Keystone-ATS) In Svizzera si stima che ogni anno tra 300’000 e 500’000 persone di oltre 60 anni siano vittime di violenza, per lo più nell’ambito domestico. Questi casi restano però in gran parte invisibili, afferma l’Istituto e Alta scuola della salute “La Source”/senior-lab (HES-SO) di Losanna in un comunicato odierno. Il mancato ricorso agli aiuti è ancora più marcato tra le persone anziane con un passato migratorio, rivelando una lacuna nei dispositivi attuali.
Lo studio qualitativo – condotto tra il 2024 e il 2026 dalla HES-SO in collaborazione con diverse organizzazioni di professionisti dei settori sociale, sanitario, migratorio e della violenza domestica e con il sostegno dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU) – mette in luce un che tale situazione è dovuta a un “accumulo di barriere strutturali” piuttosto che a differenze culturali nella ricerca di aiuto.
Si tratta in particolare di barriere linguistiche, della complessità delle procedure amministrative, della dipendenza economica o sociale, dell’isolamento e di una scarsa conoscenza delle risorse disponibili, si legge nella nota. A ciò si aggiungono norme generazionali – come una certa reticenza a rivolgersi a servizi esterni – e, in alcuni casi, modelli familiari più tradizionali che rafforzano il silenzio attorno alla violenza.
In questo contesto l’accesso all’aiuto dipende spesso da persone di fiducia: familiari stretti, medici di base e operatori di prossimità (cure a domicilio, Comuni, associazioni di quartiere, gruppi di auto aiuto, ecc.). Al contrario, la comunità d’origine e la famiglia allargata sono raramente attivate come risorse, principalmente per timore del giudizio sociale o per il desiderio di proteggere la sfera privata. Anche il senso di legittimità nel chiedere aiuto emerge come un fattore centrale, in particolare per alcune persone anziane con un passato migratorio.
Lo studio formula una serie di raccomandazioni concrete: diffondere informazioni chiare, accessibili e multilingue nei luoghi frequentati dalle persone anziane; coinvolgere i familiari e i professionisti di prossimità come attori chiave nella sensibilizzazione e nell’informazione; rafforzare la formazione degli operatori nel riconoscimento delle situazioni di violenza e nell’orientamento verso i servizi adeguati; e favorire i contatti sociali e la collaborazione interistituzionale per ridurre l’isolamento e migliorare il coordinamento.