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Politica: dalla disinvoltura alla delinquenza

I tre ticinesi nell'occhio del ciclone: Maspoli, Bignasca e Lombardi (montaggio swissinfo)

(swissinfo.ch)

I deputati ticinesi a Berna riempiono le pagine di cronaca dei giornali svizzeri e nasce la domanda: i politici rovinano l’immagine del Ticino?

A Palazzo le opinioni sono contrastanti, ma una certa preoccupazione è palpabile.

Il consigliere nazionale Meinrado Robbiani alza le braccia al cielo e sospira: «Non so cosa dire». Evidentemente si vergogna un po’ per l’immagine del Ticino che offrono tre dei suoi colleghi deputati.

L’ultimo caso

In aprile, ma il caso è scoppiato soltanto la settimana scorsa, Filippo Lombardi, senatore ticinese per il Partito popolare democratico, è stato pizzicato sull’autostrada mentre correva troppo e senza patente. L’incorreggibile irruenza sull’asfalto ha portato per la quarta volta al ritiro della patente.

E il peggio è che qualcuno ha compilato il formulario di polizia, scrivendo che al volante non si trovava Lombardi, bensì il suo autista. Ma la foto del radar non mente e il senatore si è scusato per «l’errore della segretaria».

L’indagine sembra confermare la buona fede e l’accusa di sviamento della giustizia è caduta. Ma il ministero pubblico ticinese chiede comunque 20 giorni di carcere con la condizionale e 2'000 franchi di multa.

Precedenti ticinesi

Ma se l’impegnatissimo senatore non ha saputo rinunciare alla macchina, infrangendo le regole, altri due rappresentanti ticinesi sono in rotta con le leggi. Sono i due rappresentanti della Lega dei ticinesi Flavio Maspoli e Giuliano Bignasca.

Il primo è finito in tribunale per bancarotta e per aver falsificato delle firme per un referendum. Il secondo è stato più volte condannato per truffa, falso in atti pubblici e consumo di stupefacenti.

In totale i ticinesi a Berna sono dieci; la media dei contravventori alle leggi è dunque unica. E con un certo sarcasmo un parlamentare dell’Unione democratica di centro, che non vuole essere citato, afferma: «Alle prossime elezioni di ottobre, i ticinesi devono solo eleggere altri due specialisti di questo calibro, così avranno il quorum per un loro gruppo parlamentare dei criminali». Implicitamente suggerisce che il Ticino è una repubblica delle banane.

Un dramma da poco?

Il radicale zurighese Felix Gutzwiller, invece, non drammatizza: «Per me, i due rappresentanti della Lega dei ticinesi sono delle caricature, nessuno identifica il Ticino con quei due». Sebbene in calo di consensi, la Lega, nata come movimento di protesta, fa però parte del panorama politico da oltre dieci anni.

I delitti di Lombardi non sono invece veramente gravi, ritiene ancora il deputato di Zurigo Gutzwiller: «Le corse in macchina rappresentano in qualche modo il temperamento latino». Lo specialista di medicina preventiva ammette però che guidare dopo aver bevuto «non è una buona cosa».

Sono in molti a Palazzo federale a non voler paragonare Lombardi ai due «compagni di illegalità», soprattutto a destra. Ma c’è chi non ci sta anche fra i borghesi; il senatore appenzellese Hans-Rudolf Merz è severo: «Nel mio cantone anche un peccato così non mi verrebbe perdonato. Le dimissioni sarebbero obbligate».

Nel partito di Lombardi invece si preferisce tacere: ci si barrica dietro ai comunicati ufficiali. Preventivamente il ticinese è stato allontanato dal direttivo nazionale.

Piovra ticinese?

Eppure la stampa svizzero-tedesca ha alzato il dito monitore più volte contro i due leghisti e ora lo fa contro il democristiano Lombardi. «Certo guidare senza patente non è grave come il consumo di cocaina, la gestione di bordelli e il non pagare i contributi sociali dei propri dipendenti, come fa Bignasca, ma le due cose sono illegali. Questo va condannato», afferma una giornalista del quotidiano di Zurigo «Tages Anzeiger».

Non diversa l’opinione della vicepresidente del Partito socialista, Christine Goll: «Molti a destra sminuiscono il valore del reato di Lombardi, ma dove finisce la legalità, se i rappresentanti del popolo sono i primi a non rispettarla?»

«In Ticino da quando c’è la Lega abbiamo un problema con l’immagine della legalità», ammette un altro deputato ticinese. La zurighese Christine Goll rincara: «Sempre più ho l’impressione che lì regni un sistema mafioso, non sono solo i leghisti».

Dimissioni o elezioni?

La deputata dei verdi Cécile Bühlmann aggiunge: «Quando Bignasca ha detto che i verdi andrebbero messi in una cabina telefonica e fatti saltare in aria, credo che tutti abbiano capito quale sia il rispetto per la democrazia della Lega». E aggiunge: «Per dimostrare che gli altri partiti non sono contagiati da questa spavalderia, Lombardi dovrebbe dimettersi».

A Palazzo federale ci si preoccupa per la situazione della politica ticinese. Tutti guardano con un occhio di simpatia al cantone di lingua italiana, ma i punti di domanda si cumulano. «Molti confederati mi chiedono cosa stia succedendo, ma non so più come spiegare il mio cantone», aggiunge con un tono di sconforto un giornalista accreditato.

swissinfo, Daniele Papacella

In breve

I diritti politici sono aperti a tutti i cittadini svizzeri, recita la Costituzione svizzera. Dunque eletto può essere anche qualcuno che ha avuto problemi con la giustizia e non si può spodestare un eletto se infrange la legge. Lo si può al massimo «invitare» a rinunciare al mandato.

Ma l’illegalità o la connivenza non sono necessariamente tollerate. Nel 1989, la consigliera federale Elisabeth Kopp aveva rinunciato al suo mandato di ministra della giustizia. Con una telefonata aveva comunicato al marito finanziere delle informazioni riservate su delle indagini in corso.

L’anno scorso lo specialista in paraplegia Guido Zäch è stato condannato a due anni in prima istanza per gestione infedele dei fondi della sua fondazione. Dopo la condanna ha abbandonato il suo seggio in Parlamento.

Anche fuori da Palazzo ci sono stati degli scandali. Nell’estate 2001 era il consigliere di stato dei Grigioni Peter Aliesch a occupare le prime pagine dei giornali. Lo si accusava di abuso d’ufficio, favoreggiamento e di aver accettato regali (corruzione passiva) dal finanziere greco Papadakis. Scagionato a fine inchiesta, l’Aliesch si è ritrovato con la carriera politica in frantumi.

E poi c’è ancora un altro ticinese che si è fatto notare. Fanatico delle armi, il deputato al parlamento cantonale ticinese Roger Etter ha sparato alla testa ad un amico. Dietro l’incidente si nascondevano anche difficoltà economiche. Un’altra carriera finita con la rinuncia al mandato.

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