Crocchio elvetico in vista del voto negli USA
Gli elettori americani si preparano ad andare alle urne per eleggere il nuovo presidente. Tra di loro ci sono anche cittadine e cittadini di origine svizzera.
A pochi giorni dall’appuntamento elettorale, un incontro con un gruppo elvetico di donne.
A Washington abbiamo fatto visita al club delle Stauffacherin, dove abbiamo parlato di elezioni con un gruppo di donne che da anni vivono e lavorano negli Stati Uniti e una volta al mese si ritrovano per respirare insieme aria di Svizzera.
Divisioni palpabili
Per loro è chiaro che questa elezione è diversa dalle altre. Quattro anni fa George Bush aveva promesso di unire il paese, ma i fatti parlano altrimenti: «Questa volta più che mai siamo divisi», costata Helen Cooper, una signora che ha ancora stretti legami familiari con la Svizzera.
«I politici sono sempre stati aggressivi l’uno contro l’altro durante la campagna elettorale, ma anche la gente questa volta lo è. Non avevamo mai raggiunto questo livello», affermano all’unisono le partecipanti.
«Siamo arrivati a questo punto perché molte persone pensano a torto che Bush quattro anni fa ha ‘rubato’ l’elezione», afferma Elsbeth Backus, una signora svizzera sposata con un americano che il due di novembre voterà per George Bush. Altre pensano che sia stata la guerra in Iraq a dividere il paese.
«Io sono americana. Sono sposata con uno svizzero e ho vissuto molto tempo in Svizzera. Per me, Bush è la causa di questa divisione», afferma Ann Ferroni. È convinta che il paese sarebbe meno diviso se ci fosse un’altra personalità alla Casa Bianca. Lei voterà per John Kerry.
Bush, un’eredità controversa
«Sono qui dal 1951. Sono più americana che svizzera, ma non dimentico la Svizzera, perché durante la guerra ha salvato la mia vita», afferma Inge Angst. Lei voterà per John Kerry perché, dice, «quando abbiamo un presidente democratico tutto va meglio. I democratici si preoccupano della gente che non ha molti soldi, mentre gli altri pensano solo a quelli che ne hanno molti».
«Da quando i repubblicani sono andati al potere i poveri sono stati penalizzati», le fa eco la signora Ferroni. «Le statistiche dicono che è aumentata la povertà, come pure il numero delle persone senza protezione sanitaria».
I tagli fiscali voluti da Bush non hanno finora dato i risultati economici sperati, almeno sul piano occupazionale. Dopo l’11 di settembre, lo stato ha dovuto affrontare molte spese impreviste e i conti dello stato segnano adesso rosso profondo.
I problemi rimangono
«Per questo è necessario che dopo le elezioni ritroviamo la nostra calma e la strada giusta indipendentemente da chi vince, perché la minaccia del terrorismo permane, come restano i problemi del deficit pubblico, del costo del petrolio e dell’economia», afferma una signora che preferisce non rivelare il suo nome.
Lei è per il presidente uscente, anche perché «Bush ha cominciato la guerra è deve poter portala a termine. Un cambiamento – afferma – non è auspicabile».
Inge Angst invece non è della stessa opinione. Per lei Bush non ha lavorato bene. «Non penso che andare in Iraq ci ha reso più sicuri di prima», afferma. Altre signore condividono la sua opinione e non apprezzano la decisione del presidente di andare in guerra senza l’appoggio di alcuni alleati europei.
Non farsi impressionare dagli altri
Altre presenti invece difendono Bush e sono convinte che il presidente abbia agito bene. «Bush deve focalizzare la sua attenzione su quello che ritiene sia bene per il paese, invece di preoccuparsi di cosa gli altri pensano di noi», afferma la signora Cooper.
«Non si può parlare con uno svizzero se non si è per Kerry» costata Renate Manville, anche lei sposata con un americano. Mai come quest’anno ha esitato tanto prima di decidersi a votare per Bush.
A farla titubare è stata soprattutto la posizione del presidente repubblicano su temi come aborto e matrimonio tra coppie gay e il fatto che forse dovrà eleggere tre giudici federali.
Non resta che aspettare il verdetto delle urne.
swissinfo, Anna Luisa Ferro Mäder, Washington
Negli Stati Uniti d’America risiedono 70’994 cittadini elvetici (dati fine 2003).
Oltre 40.000 possiedono la doppia cittadinanza e possono quindi partecipare alle elezioni presidenziali.
Il club femminile di Washington, chiamato «Stauffacherin», prende il nome dalla moglie di Werner Stauffacher, uno dei tre leggendari fondatori della Confederazione del 1291.
La donna sarebbe stata l’ispiratrice dell’unione fra i cantoni primitivi Uri, Svitto e Unterwalden.
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